L’antisemitismo giustificato come opinione e il corto circuito giuridico che legittima l’odio

L'articolo analizza il problema dell'antisemitismo giustificato come opinione e il fallimento delle norme giuridiche nel contrastarlo. Attraverso il caso della sentenza di Torino sull’espulsione di un imam, si evidenzia come certi discorsi d’odio vengano considerati espressione di pensiero, ponendo questioni cruciali sulla prevenzione e la tutela dei diritti fondamentali.

A proposito della strage di ebrei di Sidney e di prevenzione e di contrasto dell’antisemitismo, si prenda atto che la sentenza della Corte d’appello di Torino sull’espulsione dell’imam di San Salvario certifica che «non integra gli estremi reato e che è espressione di pensiero» affermare: «Io personalmente sono d’accordo con quello che è successo il 7 ottobre. Noi non siamo qui per la violenza, ma quello che è successo il 7 ottobre non è una violazione, non è una violenza». Il tutto, si badi bene, in un discorso pubblico da parte di un imam che sostiene queste tesi nelle sue prediche in moschea. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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