La strage di Sydney e il rischio della banalizzazione del male

L'articolo analizza la strage di Sydney e il dibattito sulle responsabilità del governo australiano, evidenziando come le indagini abbiano collegato l’attacco a militanti dell’ISIS. In un contesto caratterizzato da polemiche e strumentalizzazioni, si riflette sui rischi di banalizzare il male e sulle complessità di interpretare eventi di così grave portata.

Le polemiche sulle responsabilità del governo australiano nell’alimentare la strage di Sydney, a quanto risulta dalle indagini opera di due militanti dell’Isis con tanto di bandiera nera nell’auto, somigliano a tutte le polemiche del genere, di questi tempi: uno scivolosissimo incrocio in cui vanno a scontrarsi opposte strumentalizzazioni, ipocrisie e pregiudizi. La strumentalità delle accuse lanciate il giorno stesso della strage da Benjamin Netanyahu, secondo il quale l’attentato sarebbe la conseguenza del clima creato dalla decisione del governo australiano di riconoscere lo stato palestinese – e non, semmai, dalle immagini dei tremendi massacri compiuti dall’esercito israeliano a Gaza – appare talmente evidente da rendere superflua ogni argomentazione (se non la vedete da soli, andate da un oculista). 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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