Te la faccio pagare | non è una minaccia è il grido di una donna in trappola

La frase pronunciata dalla moglie, “te la faccio pagare”, non è una minaccia, ma la prova di una condizioni di prostrazione davanti alle violenze quotidiane. Con questa motivazione la Corte d’appello di Perugia ha confermato la condanna a 4 anni e messo per maltrattamenti, nei confronti di un marito ritenuto violento. Secondo i giudici di appello “integra il delitto di maltrattamenti in famiglia la condotta dell’imputato che maltratti la moglie mediante reiterati comportamenti di violenza fisica e verbale, denigratori e vessatori, cagionandole anche lesioni personali”. Nel confermare la condanna inflitta in primo grado, i giudici hanno sottolineato che i comportamenti violenti si erano verificati “sin dall’inizio della relazione”, con l’uomo che “aveva manifestato un comportamento aggressivo e un’indole violenta nei confronti della moglie che avevano portato la vittima ad intraprendere un percorso di separazione personale”.🔗 Leggi su Perugiatoday.itImmagine generica

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