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di giovedì 9 luglio 2026

Ore oltre le 18 settimanali, il Centro Studi RTS pubblica una scheda di autotutela: «Prima l’accettazione volontaria del docente»

 


Un vademecum dedicato alle ore eccedenti l’orario settimanale torna al centro del dibattito scolastico. Il Centro Studi Regolarità e Trasparenza nella Scuola (RTS) ha elaborato una “Scheda tecnica di assalto legale – Ore eccedenti oltre le 18 ore settimanali”, con l’obiettivo dichiarato di fornire ai docenti della scuola secondaria uno strumento di autotutela e di chiarimento sui propri diritti.

La scheda, firmata dal Prof. Ing. Aldo Domenico Ficara, Fondatore RTS, concentra l'attenzione su una questione particolarmente sensibile nella fase di elaborazione dell'orario scolastico: la differenza tra l'orario ordinario di insegnamento e le ore eccedenti rispetto alle 18 ore settimanali.

Il documento individua quattro punti che, secondo il Centro Studi, dovrebbero essere attentamente verificati dal docente prima di accettare ulteriori ore.

Il primo punto: le 18 ore come limite dell'orario ordinario

La scheda parte dall'articolo 28 del CCNL e richiama l'orario di insegnamento della scuola secondaria, fissato ordinariamente in 18 ore settimanali, distribuite in almeno cinque giornate.

Secondo l'impostazione proposta da RTS, bisogna distinguere chiaramente tra l'orario obbligatorio e le eventuali prestazioni aggiuntive.

La questione diventa particolarmente importante nella fase di costruzione dell'orario, quando possono emergere frazioni di cattedra o spezzoni che portano alla possibilità di attribuire ore ulteriori.

Il messaggio del Centro Studi è quindi quello di non confondere automaticamente l'esigenza organizzativa della scuola con un obbligo individuale del docente.

Ore eccedenti fino a 24: la parola chiave è volontarietà

È questo il secondo pilastro della scheda RTS.

Il documento richiama la possibilità di attribuire ore eccedenti fino a un massimo di 24 ore settimanali, sottolineando però la necessità di distinguere queste ore dall'orario ordinario.

Secondo il vademecum, l'assegnazione dovrebbe essere preceduta dalla formale e preventiva accettazione volontaria del docente.

Da qui deriva una delle indicazioni più importanti contenute nella scheda: il docente che non intende accettare ore eccedenti dovrebbe poter manifestare formalmente la propria indisponibilità.

RTS suggerisce quindi di utilizzare una comunicazione scritta, evitando che la disponibilità o il rifiuto rimangano affidati esclusivamente a comunicazioni verbali.

Non confondere le ore eccedenti con le sostituzioni

Un'altra distinzione evidenziata nella scheda riguarda le sostituzioni dei colleghi assenti.

Il fatto che in determinate circostanze un docente possa essere chiamato a effettuare una sostituzione non significa automaticamente che tale situazione possa essere trasformata in uno spezzone fisso di orario oltre le 18 ore.

Il documento invita pertanto a mantenere separate le diverse fattispecie:

una cosa è la sostituzione temporanea di un collega assente, altra cosa è l'attribuzione stabile di ore eccedenti rispetto all'orario ordinario.

Questa distinzione è particolarmente importante perché consente al docente di capire esattamente che tipo di prestazione gli viene richiesta e sulla base di quale presupposto.

Il quarto punto: attenzione anche al cedolino NoiPA

La scheda RTS non si ferma alla questione dell'accettazione dell'incarico, ma richiama anche l'aspetto economico.

Nel caso in cui il docente accetti volontariamente le ore eccedenti, il Centro Studi sottolinea la necessità di verificare che l'attribuzione sia formalizzata per iscritto e che la relativa remunerazione sia correttamente riconosciuta.

La scheda richiama, in particolare, il criterio della retribuzione proporzionata all'ora aggiuntiva e invita il docente a controllare attentamente il successivo cedolino NoiPA.

Il principio proposto è semplice: se una prestazione aggiuntiva viene accettata e svolta, deve essere verificata anche la corretta contabilizzazione della relativa retribuzione.

Perché la scheda può essere utile ai docenti

Il valore del documento elaborato dal Centro Studi RTS sta soprattutto nel tentativo di trasformare una questione spesso affrontata informalmente in una procedura più ordinata.

Davanti alla proposta di svolgere ore oltre l'orario ordinario, il docente dovrebbe poter conoscere:

  • quante ore gli vengono richieste;
  • per quale motivo vengono assegnate;
  • se si tratta di ore eccedenti o di sostituzioni;
  • se è prevista una specifica accettazione;
  • come viene formalizzato l'incarico;
  • quale compenso è previsto;
  • come verificare il pagamento sul cedolino.

In altre parole, RTS propone di sostituire l'approccio del “si è sempre fatto così” con quello della verifica documentale.

Autotutela non significa rifiutare il lavoro

È questo uno degli aspetti sui quali il Centro Studi insiste maggiormente.

La scheda non dovrebbe essere letta come un invito generalizzato a rifiutare le ore aggiuntive.

Un docente può infatti essere perfettamente disponibile ad accettarle.

La questione è un'altra: la disponibilità deve essere consapevole e formalizzata, soprattutto quando si tratta di prestazioni che incidono sull'orario settimanale e sulla retribuzione.

Il docente può quindi scegliere di accettare, ma dovrebbe sapere che cosa sta accettando, per quanto tempo, con quale trattamento economico e sulla base di quale atto.

Il messaggio del Centro Studi RTS

La scheda tecnica si inserisce nella più ampia attività del Centro Studi Regolarità e Trasparenza nella Scuola, che punta a fornire ai lavoratori della scuola strumenti pratici per conoscere e verificare le disposizioni contrattuali.

Il principio di fondo può essere riassunto così:

Conoscere il proprio contratto significa poter scegliere consapevolmente.

E nel caso delle ore eccedenti, la differenza tra 18 ore ordinarie e ore aggiuntive non dovrebbe essere lasciata all'interpretazione o alla consuetudine, ma affrontata attraverso gli strumenti contrattuali e gli atti formali dell'istituzione scolastica.

La proposta RTS

La pubblicazione della scheda rappresenta quindi un invito rivolto ai docenti a prestare particolare attenzione alla fase di definizione dell'orario.

Prima di accettare ore oltre le 18, verificare. Prima di rifiutare, conoscere. Prima di svolgere, chiedere la formalizzazione. E dopo il pagamento, controllare il cedolino.

È questa, in sostanza, la filosofia di autotutela proposta dal Centro Studi RTS: meno improvvisazione e più trasparenza nella gestione dell'orario di servizio.

Offese dietro un nickname: il commento arriva sotto l’articolo sulla lettera per dire no al coordinamento di classe


La polemica nasce proprio sotto l’articolo dedicato alla proposta del Centro Studi Regolarità e Trasparenza nella Scuola (RTS) sulla possibilità per un docente di dichiarare la propria indisponibilità a svolgere l’incarico di coordinatore di classe. Un commento fortemente offensivo riporta al centro una questione che va oltre il singolo episodio: il diritto di discutere di normativa scolastica senza trasformare il confronto in un attacco personale.




L'articolo “Coordinatore di classe, il Centro Studi RTS elabora una lettera per dichiarare la propria indisponibilità” nasceva con un obiettivo preciso: offrire ai docenti uno strumento per affrontare in modo formale e trasparente una questione che riguarda numerosi insegnanti, distinguendo gli obblighi contrattuali dagli incarichi ulteriori.

Proprio nei commenti a quell'articolo è comparso il messaggio riportato nello screenshot, nel quale una persona, attraverso un profilo social, accusa chi promuove questo tipo di iniziative di alimentare «polemiche sterili» e di avere come interesse quello di «lavorare meno possibile».

RTS sceglie di non rispondere all'offesa con un'altra offesa

La risposta del Centro Studi è stata significativa proprio perché ha evitato di seguire il terreno dello scontro personale.

RTS ha replicato ricordando che:

«Informare i docenti sui propri diritti contrattuali e sulla normativa vigente è l'unico modo per garantire una scuola trasparente, equa e funzionale per tutti, studenti compresi».

È questa la linea che il Centro Studi intende mantenere: portare la discussione sul piano delle norme, dei contratti e dei diritti, anziché trasformare ogni posizione diversa in una contrapposizione personale.

La lettera non invita a “lavorare meno”

Questo è probabilmente il punto sul quale occorre fare chiarezza.

La proposta elaborata da RTS non nasce per invitare i docenti a sottrarsi ai propri obblighi professionali.

Nasce, piuttosto, da una domanda molto precisa:

un docente può dichiarare la propria indisponibilità a ricoprire un incarico ulteriore quando ritiene di non volerlo o poterlo assumere?

È una questione che deve essere affrontata attraverso CCNL, normativa vigente, contrattazione d'istituto e atti formali della scuola, non attraverso giudizi sulle persone.

La conoscenza dei propri diritti contrattuali, infatti, non può essere automaticamente interpretata come volontà di lavorare meno.

Il vero obiettivo: informare i docenti

Il Centro Studi RTS rivendica quindi la propria attività di informazione.

Conoscere le regole significa poter comprendere:

  • quali attività rientrano negli obblighi ordinari;
  • quali incarichi sono ulteriori;
  • quali attività sono soggette a specifica retribuzione;
  • quali responsabilità derivano da un incarico;
  • quali procedure devono essere seguite dalla scuola;
  • quali possibilità ha il docente quando non intende assumere un incarico.

Informazione e sottrazione al lavoro sono due concetti completamente diversi.

Un lavoratore che conosce il proprio contratto non è necessariamente meno disponibile: è semplicemente più consapevole del proprio rapporto professionale.

Il tema degli “orari punitivi”

L'articolo precedente aveva inoltre evidenziato un'altra questione: la paura di possibili conseguenze dopo il rifiuto di un incarico.

È un tema delicato, che non può essere trasformato automaticamente nell'accusa di ritorsione. Un orario sfavorevole, una diversa assegnazione o una scelta organizzativa non costituiscono di per sé una ritorsione.

Ma il problema esiste quando il docente vive queste possibilità come una pressione:

“Se non accetto il coordinamento, cosa succederà al mio orario?”

È proprio per evitare zone d'ombra che servono criteri trasparenti e conoscenza delle regole.

Criticare sì, insultare no

RTS non mette in discussione il diritto di critica.

Anzi, una critica documentata può essere estremamente utile.

Se qualcuno ritiene che la lettera proposta dal Centro Studi sia giuridicamente errata, può contestarla nel merito, indicando quali norme sarebbero state interpretate in maniera sbagliata.

Questo sarebbe un confronto utile.

Diverso è attribuire intenzioni personali o accusare genericamente chi si occupa di diritti contrattuali di voler «lavorare meno».

La risposta di RTS va proprio nella direzione opposta: “conoscere le leggi della scuola”.

Una proposta che può essere utile a tutti

La vicenda, nata nei commenti di un articolo, può quindi diventare un'occasione per allargare il dibattito.

La proposta del Centro Studi RTS è, in fondo, molto semplice:

prima di accettare un incarico, un docente dovrebbe sapere se si tratta di un obbligo, di un'attività aggiuntiva, quali responsabilità comporta e quale disciplina contrattuale lo regola.

E, allo stesso modo, chi critica questa posizione dovrebbe poterlo fare conoscendo le norme che sta contestando.

Il messaggio di RTS

La contrapposizione tra “chi vuole lavorare” e “chi vuole lavorare meno” rischia di essere una semplificazione.

La scuola ha bisogno di docenti che lavorino, certamente. Ma ha bisogno anche di docenti informati, consapevoli e messi nelle condizioni di conoscere i propri diritti e i propri doveri.

Per questo la risposta del Centro Studi RTS appare come un invito a cambiare il metodo del confronto:

meno attacchi personali, più normativa; meno etichette, più documenti; meno accuse, più conoscenza.

E soprattutto, quando si discute di un incarico come quello di coordinatore di classe, la domanda fondamentale non dovrebbe essere se un docente abbia voglia di lavorare, ma cosa preveda effettivamente il contratto e quale sia la natura dell'incarico proposto.

Coordinatore di classe, perché tanti docenti accettano un incarico non obbligatorio? La paura degli “orari punitivi” e delle ritorsioni

 



Per visionare la lettera per rifiutare l'incarico di Coordinatore di Classe clicca qui

Non sempre dietro la disponibilità a ricoprire il ruolo di coordinatore di classe c’è una reale volontà del docente. In molti casi pesa il timore di possibili conseguenze sul piano organizzativo: orari meno favorevoli, assegnazioni considerate penalizzanti, maggiore pressione da parte della dirigenza o difficoltà nei rapporti professionali. Ma il problema è proprio questo: un incarico che dovrebbe essere frutto di una scelta può trasformarsi, nella percezione dei docenti, in una sorta di disponibilità “obbligata”.

Il coordinatore di classe rappresenta una figura importante nell'organizzazione scolastica. Tuttavia, non tutto ciò che è utile all'organizzazione della scuola diventa automaticamente un obbligo contrattuale individuale del docente.

Il CCNL Istruzione e Ricerca disciplina gli obblighi di servizio dei docenti e distingue le attività collegiali dagli ulteriori incarichi e dalle attività aggiuntive. In particolare, il contratto individua le attività collegiali dei consigli di classe e stabilisce la relativa programmazione nell'ambito dell'organizzazione scolastica.

La domanda che molti insegnanti si pongono

Se l'incarico di coordinatore non è un obbligo ordinario derivante semplicemente dall'essere docente della classe, perché tanti insegnanti accettano comunque?

La risposta, secondo una percezione sempre più diffusa tra il personale scolastico, non è necessariamente il desiderio di svolgere quell'incarico.

In alcuni casi entrano in gioco considerazioni molto concrete:

  • il timore di essere considerati poco collaborativi;
  • la paura di deteriorare il rapporto con il dirigente scolastico;
  • il timore di ricevere un orario meno favorevole;
  • la preoccupazione per l'assegnazione delle classi;
  • il timore di vedersi affidare ulteriori compiti organizzativi;
  • la paura di possibili ripercussioni nella distribuzione degli incarichi;
  • il desiderio di evitare tensioni all'interno del dipartimento o del consiglio di classe.

È proprio questa asimmetria percepita tra chi conferisce l'incarico e chi dovrebbe accettarlo a creare una situazione particolarmente delicata.

L'orario come possibile strumento di pressione

Uno dei timori maggiormente ricorrenti riguarda l'orario scolastico.

Formalmente, la costruzione dell'orario deve rispondere alle esigenze organizzative e didattiche dell'istituzione scolastica. Ma il docente può chiedersi: se rifiuto un incarico aggiuntivo, il mio orario dell'anno successivo sarà meno favorevole?

Anche soltanto il dubbio può essere sufficiente a condizionare una scelta.

Il problema, quindi, non riguarda soltanto l'esistenza di una vera o propria ritorsione. Riguarda anche la percezione di poter subire una conseguenza negativa.

Un docente potrebbe accettare il coordinamento non perché lo desideri, ma perché ritiene più prudente non esporsi.

Quando la collaborazione diventa paura

La scuola ha certamente bisogno della collaborazione dei propri docenti.

Ma collaborazione e disponibilità volontaria sono concetti diversi.

Un'organizzazione sana dovrebbe consentire al lavoratore di manifestare la propria indisponibilità a un incarico ulteriore senza temere conseguenze indirette o penalizzazioni.

Il punto centrale diventa allora questo:

Un incarico aggiuntivo può essere realmente volontario se il docente teme che il suo rifiuto possa avere conseguenze sulla sua vita professionale?

È una domanda che merita una riflessione seria.

Il coordinatore non dovrebbe essere un “docente obbligato”

Il coordinatore di classe svolge spesso un'attività complessa: rapporti con le famiglie, raccordo con i colleghi, gestione delle comunicazioni, monitoraggio delle situazioni degli studenti, preparazione e organizzazione di numerose attività del consiglio di classe.

Proprio per questo motivo sarebbe auspicabile che l'incarico fosse affidato a un docente effettivamente disponibile e consapevole dell'impegno richiesto.

Un coordinatore che accetta esclusivamente perché teme conseguenze negative potrebbe iniziare il proprio incarico con una motivazione completamente diversa da quella auspicabile.

La questione delle ritorsioni va affrontata con prudenza

Naturalmente bisogna distinguere tra una ritorsione effettiva e documentabile e il semplice timore del docente.

Non è corretto affermare che ogni orario poco gradito, ogni assegnazione di classe o ogni diversa distribuzione degli incarichi costituisca automaticamente una ritorsione.

Tuttavia, proprio perché si tratta di decisioni organizzative che possono incidere concretamente sulla vita professionale del docente, è fondamentale che siano adottati criteri trasparenti, verificabili e coerenti con le esigenze di servizio, evitando qualsiasi logica di punizione.

Il problema diventa particolarmente serio quando il docente arriva a pensare:

“Accetto il coordinamento perché, se dico di no, rischio di pagarlo in altro modo.”

In quel momento la disponibilità non è più completamente libera.

Serve maggiore trasparenza

Una possibile soluzione passa dalla trasparenza.

La scuola potrebbe chiarire preventivamente:

  1. quali incarichi sono obbligatori;
  2. quali sono invece ulteriori rispetto agli obblighi ordinari;
  3. quali criteri vengono utilizzati per attribuirli;
  4. quale compenso è previsto, quando spettante;
  5. quali sono le responsabilità connesse;
  6. quali procedure vengono utilizzate per raccogliere le disponibilità;
  7. quali criteri vengono utilizzati per la formazione dell'orario.

In questo modo il docente può effettuare una scelta consapevole.

Il vero problema è culturale

La questione del coordinatore di classe va quindi oltre il singolo incarico.

Riguarda il rapporto tra autorità, collaborazione e libertà professionale nella scuola.

Un docente dovrebbe poter dire:

“Non sono disponibile a svolgere questo incarico”

senza dover vivere questa decisione come una possibile minaccia alla propria posizione professionale.

E, allo stesso tempo, il dirigente dovrebbe poter organizzare efficacemente il servizio utilizzando criteri oggettivi e trasparenti.

Il punto di equilibrio è proprio questo: una scuola efficiente non ha bisogno di docenti impauriti, ma di docenti che collaborano perché riconoscono il valore del proprio lavoro.

La vera domanda, allora, non è soltanto perché tanti insegnanti accettino di fare i coordinatori.

È capire quanti di loro lo facciano realmente per scelta e quanti, invece, ritengano di non poter dire di no.

Coordinatore di classe, il Centro Studi RTS elabora una lettera per dichiarare la propria indisponibilità

 



Un nuovo documento elaborato dal Centro Studi “Regolarità e Trasparenza nella Scuola” mette a disposizione dei docenti una lettera per formalizzare la propria indisponibilità ad assumere l’incarico di coordinatore di classe. Al centro, la distinzione tra gli obblighi propri della funzione docente e gli incarichi organizzativi aggiuntivi.

Con l'avvio del nuovo anno scolastico torna, come ogni settembre, una delle questioni più discusse all'interno delle scuole: il docente può dichiararsi indisponibile a svolgere l'incarico di coordinatore di classe?

Il tema interessa numerosi insegnanti, chiamati in questi giorni a ricoprire incarichi organizzativi all'interno dei Consigli di classe.

Proprio per offrire uno strumento concreto ai docenti, il Centro Studi “Regolarità e Trasparenza nella Scuola” (RTS) ha elaborato una specifica lettera di dichiarazione di indisponibilità all'incarico di coordinatore di classe, pensata per essere presentata al dirigente scolastico.

Il coordinatore di classe non è un profilo autonomo

Il punto di partenza dell'analisi del Centro Studi RTS è la distinzione tra ciò che costituisce un obbligo direttamente collegato alla funzione docente e ciò che deriva invece da un incarico organizzativo.

La figura del coordinatore di classe non è espressamente istituita come profilo autonomo dal D.Lgs. 297/1994 né dal CCNL del comparto Istruzione e Ricerca. Anche recenti approfondimenti sulla materia ribadiscono questa distinzione.

Diversa è la situazione del segretario del Consiglio di classe, la cui funzione è espressamente prevista dall'articolo 5, comma 5, del D.Lgs. 297/1994.

La distinzione è quindi importante: non tutte le funzioni svolte all'interno del Consiglio di classe hanno la stessa natura giuridica.

Il riferimento all'articolo 25 del D.Lgs. 165/2001

Nella lettera predisposta dal Centro Studi RTS viene richiamato anche l'articolo 25, comma 5, del D.Lgs. 165/2001, secondo il quale il dirigente scolastico, nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative e amministrative, può avvalersi di docenti ai quali possono essere delegati specifici compiti.

È proprio il termine “possono” ad assumere particolare rilevanza nel dibattito sull'incarico di coordinatore.

Secondo l'interpretazione riportata anche dalla giurisprudenza e dalla prassi scolastica richiamata nelle più recenti analisi sul tema, il coordinamento della classe viene ricondotto nell'ambito delle attività organizzative e delle deleghe del dirigente, e non tra gli obblighi istituzionali che caratterizzano automaticamente la funzione docente.

Il riferimento al CCNL

Un altro elemento considerato nella predisposizione del documento RTS è il CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021, in particolare l'articolo 44 relativo alle attività funzionali all'insegnamento.

La norma individua le attività funzionali alla funzione docente, comprendendo programmazione, progettazione, ricerca, valutazione, documentazione, formazione, preparazione dei lavori degli organi collegiali e partecipazione alle relative riunioni.

Il contratto distingue inoltre le attività organizzative riconducibili all'articolo 25, comma 5, del D.Lgs. 165/2001 e all'articolo 1, comma 83, della legge 107/2015.

È proprio all'interno di questa distinzione che il Centro Studi RTS colloca la questione del coordinatore di classe.

Una lettera per formalizzare la propria posizione

La lettera elaborata da RTS non rappresenta un invito a sottrarsi agli obblighi della funzione docente.

Al contrario, il documento precisa che il docente continua a garantire la partecipazione alle attività collegiali, ai Consigli di classe, agli scrutini e a tutti gli adempimenti previsti dalla normativa e dal contratto.

La comunicazione riguarda esclusivamente la volontà di non assumere l'ulteriore incarico di coordinatore.

Il docente può quindi comunicare formalmente al dirigente la propria indisponibilità, chiedendo che tale dichiarazione venga acquisita agli atti dell'istituzione scolastica.

Uno strumento di tutela e trasparenza

L'iniziativa del Centro Studi “Regolarità e Trasparenza nella Scuola” nasce dunque con una finalità precisa: mettere a disposizione dei docenti uno strumento scritto, formale e documentabile attraverso il quale manifestare la propria posizione.

L'obiettivo non è alimentare un conflitto con il dirigente scolastico, ma favorire una maggiore chiarezza nell'attribuzione degli incarichi e distinguere ciò che deriva direttamente dagli obblighi della funzione docente da ciò che rientra nell'ambito delle attività organizzative e delle deleghe.

In un momento dell'anno scolastico nel quale vengono definiti incarichi, responsabilità e organizzazione delle attività, conoscere il quadro normativo e formalizzare correttamente le proprie scelte diventa quindi particolarmente importante.

La lettera predisposta dal Centro Studi RTS vuole essere, in questa prospettiva, uno strumento operativo a disposizione degli insegnanti che non intendano assumere l'incarico di coordinatore di classe.

RTS invita comunque i docenti a verificare il proprio specifico contesto contrattuale e organizzativo prima di utilizzare il documento, soprattutto in presenza di disposizioni contenute nel contratto integrativo d'istituto o di specifici atti adottati dalla scuola.

A Bolzano 800 euro in più non bastano e lo “sciopero delle gite” continua. Nel resto d’Italia gli aumenti fantasma non fanno protestare

 




A Bolzano quasi 800 euro di aumento per i docenti non sembrano sufficienti a fermare la protesta sulle gite. Nel resto d’Italia, invece, aumenti salariali giudicati insufficienti, erosi dall’inflazione e accompagnati dal riassorbimento di alcune voci stipendiali non stanno producendo una mobilitazione altrettanto evidente. Un paradosso che dovrebbe far riflettere sul rapporto tra lavoro, retribuzione e capacità di protesta della categoria docente.

Il caso di Bolzano continua a rappresentare un'anomalia interessante nel panorama della scuola italiana.

Dopo la protesta dello “sciopero delle gite” che ha caratterizzato l’anno scolastico 2025/26, il confronto tra docenti e Provincia autonoma ha portato a un intervento economico che, secondo quanto dichiarato dall’assessore all’Istruzione e alla cultura italiana Marco Galateo, prevede un aumento di quasi 800 euro, retroattivo da gennaio, oltre a un incremento del numero dei docenti coinvolti nelle attività.

Una risposta significativa, almeno sul piano economico.

Eppure la protesta non sembra destinata a scomparire.

Il gruppo di iniziativa della scuola in lingua tedesca Bildung am Abgrund ha infatti rilanciato la mobilitazione, sostenendo che le risorse messe in campo non siano sufficienti a risolvere le questioni sollevate dagli insegnanti.

Il paradosso: più soldi, ma protesta ancora in piedi

La vicenda altoatesina pone una domanda tutt'altro che secondaria.

Come è possibile che una protesta continui anche dopo l'annuncio di un aumento di quasi 800 euro, mentre nel resto d'Italia aumenti stipendiali molto più contenuti non riescono a generare una mobilitazione altrettanto visibile?

La risposta potrebbe trovarsi nella natura stessa della protesta.

I docenti altoatesini non contestano soltanto l'aspetto economico. Al centro ci sono anche carichi di responsabilità, organizzazione del lavoro, gestione degli studenti durante le uscite e rapporto tra attività didattica e attività aggiuntive.

Una gita scolastica non viene percepita da molti insegnanti semplicemente come una giornata fuori dall'aula. Significa assumersi responsabilità per gli studenti, spesso per periodi prolungati, con ritmi particolarmente impegnativi e con una disponibilità che può estendersi anche alle ore notturne.

Da qui la contestazione di un compenso ritenuto non adeguato rispetto alla responsabilità richiesta.

E nel resto d'Italia cosa succede?

Il confronto con il resto del Paese diventa inevitabile.

Negli ultimi anni gli insegnanti italiani hanno assistito a incrementi contrattuali, indennità e adeguamenti stipendiali che, una volta arrivati concretamente in busta paga, sono stati spesso ridimensionati dalla tassazione, dall'inflazione e dal meccanismo di riassorbimento di alcune componenti precedentemente riconosciute.

È qui che nasce quello che molti docenti definiscono ormai il fenomeno degli “aumenti fantasma”.

Sulla carta lo stipendio cresce.

Nel cedolino, però, l'effetto percepito può essere molto più contenuto.

E in alcuni casi il lavoratore può avere persino la sensazione che l'aumento annunciato non corrisponda a un reale miglioramento della propria situazione economica.

Il vero paradosso della scuola italiana

Ed è proprio questo il punto più sorprendente.

A Bolzano quasi 800 euro di aumento non chiudono la protesta. Nel resto d'Italia aumenti molto più modesti non sembrano invece produrre una protesta nazionale altrettanto forte.

Non significa naturalmente che i docenti italiani siano soddisfatti.

Le discussioni sui social, nei gruppi professionali e nelle comunità scolastiche raccontano da tempo un malcontento diffuso per stipendi, carichi di lavoro, responsabilità, burocrazia e perdita di potere d'acquisto.

Ma il malcontento non sempre si trasforma in mobilitazione organizzata.

Ed è questa forse la vera differenza rispetto al caso altoatesino.

La domanda che resta sul tavolo

La vicenda di Bolzano dovrebbe quindi diventare un caso di studio anche per il resto della scuola italiana.

Se una categoria è disposta a proseguire una protesta anche dopo aver ottenuto un intervento economico di quasi 800 euro, significa che il problema non viene considerato esclusivamente monetario.

Al contrario, nel resto d'Italia sembra essersi consolidata una situazione quasi paradossale: si annunciano aumenti, si aspettano i cedolini, si fanno i conti sul netto e alla fine la protesta si spegne prima ancora di cominciare.

Forse il problema non è soltanto quanto aumenta lo stipendio.

È anche quanto quell'aumento viene realmente percepito dal lavoratore e quanto la categoria è capace di trasformare il malcontento individuale in una rivendicazione collettiva.

Bolzano, da questo punto di vista, lancia un messaggio preciso al resto d'Italia: un aumento può essere considerato insufficiente quando una categoria mantiene la capacità di protestare.

La domanda, per i docenti delle altre regioni, è molto più scomoda:

perché aumenti percepiti come insufficienti o addirittura come “fantasma” non producono una protesta altrettanto evidente?

Carta del Docente: Cosa si può acquistare nel 2026 ( la scheda tecnica nel Centro Studi RTS )



Cosa si può acquistare nel 2026: vedi la scheda tecnica nel Centro Studi RTS


La Carta del Docente 2026 è uno dei temi più cercati in queste settimane da insegnanti e professori, soprattutto dopo mesi di attesa. Dal 9 marzo 2026 la piattaforma è tornata attiva per l’anno scolastico 2025/2026, con un importo pari a 383 euro. La novità principale è che oggi il bonus non riguarda più soltanto i docenti di ruolo, ma una platea più ampia. L’accesso avviene esclusivamente tramite SPID livello 2 o Carta d’Identità Elettronica. Alla prima registrazione dell’annualità, il docente deve inserire un indirizzo email, prendere visione delle condizioni d’uso e accettare l’informativa privacy. Chi era già registrato e vuole usare il residuo 2024/2025 deve comunque confermare le condizioni aggiornate.


NoiPA riapre oggi 7 settembre: al via i nuovi contratti della scuola e le prime emissioni speciali


Lunedì 7 settembre rappresenta una data importante per migliaia di lavoratori della scuola. Dopo la pausa tecnica di inizio mese, NoiPA riapre le linee di lavorazione e torna operativo per l'acquisizione dei nuovi contratti relativi all'anno scolastico 2026/2027.

La riapertura riguarda in particolare i flussi relativi ai nuovi contratti a tempo indeterminato e determinato del personale scolastico. Si tratta di una fase delicata, perché proprio nei primi giorni di settembre docenti e personale ATA prendono servizio e devono essere inseriti nelle rispettive partite stipendiali.

NoiPA riapre dalle ore 7

Secondo il calendario delle lavorazioni, la riapertura delle linee della Gestione stipendi e della Gestione accessorie è prevista dalle ore 7 di lunedì 7 settembre.

Da questo momento potrà quindi riprendere il flusso di acquisizione e lavorazione dei contratti trasmessi dalle amministrazioni scolastiche.

L'operazione interessa sia i neoimmessi in ruolo, sia il personale assunto con contratto a tempo determinato per il nuovo anno scolastico.

Chi rischia di non trovare lo stipendio nella rata ordinaria

Il punto centrale riguarda soprattutto coloro che hanno preso servizio nei giorni immediatamente precedenti e il cui contratto non è stato acquisito in tempo per essere inserito nella normale elaborazione dello stipendio di settembre.

In questi casi, la riapertura delle linee NoiPA rappresenta il passaggio necessario per consentire alle scuole di trasmettere i dati e all'amministrazione di procedere con l'elaborazione della posizione stipendiale.

Per il lavoratore, la conseguenza è molto concreta: se il contratto non è entrato nella rata ordinaria, sarà necessario attendere una successiva lavorazione per ottenere il pagamento delle competenze spettanti.

Prime emissioni speciali: attenzione alle tempistiche

La riapertura del 7 settembre prepara quindi una nuova fase di lavorazione che potrebbe portare alle prime emissioni speciali destinate al personale che non è riuscito a rientrare nella rata ordinaria.

È importante, tuttavia, distinguere tra l'acquisizione del contratto e l'effettivo pagamento.

La trasmissione del contratto da parte della scuola costituisce infatti il primo passaggio. Successivamente devono essere completate le verifiche e le elaborazioni necessarie affinché la posizione possa essere inserita in un'emissione stipendiale.

Per questo motivo, non tutti coloro che vedranno acquisito il contratto riceveranno necessariamente il pagamento nello stesso momento.

La partita degli stipendi di settembre

Il tema è particolarmente delicato perché ogni anno l'avvio delle lezioni coincide con una grande quantità di movimenti amministrativi: immissioni in ruolo, supplenze, proroghe, nuove nomine e variazioni contrattuali.

La velocità con cui le segreterie scolastiche trasmettono i flussi e con cui questi vengono successivamente lavorati diventa quindi determinante.

Per i neoassunti e per i supplenti che hanno iniziato a lavorare a settembre, il contratto non rappresenta soltanto un atto amministrativo: è il presupposto per l'avvio della procedura che porterà al pagamento dello stipendio.

Il monitoraggio parte da oggi

La giornata del 7 settembre segna dunque l'inizio di una fase che sarà seguita con particolare attenzione dal personale della scuola.

Nei prossimi giorni sarà possibile verificare l'avanzamento delle singole posizioni e capire quanti contratti riusciranno a entrare nelle prime lavorazioni successive alla riapertura.

Per chi ha già preso servizio ma non risulta ancora inserito nella rata stipendiale, l'indicazione principale è quindi quella di monitorare la propria posizione e verificare con la scuola che il contratto sia stato regolarmente trasmesso e acquisito.

La vera attesa, a questo punto, riguarda le successive lavorazioni e le eventuali emissioni speciali: è lì che si capirà quando i nuovi docenti e ATA potranno finalmente vedere trasformato il contratto di settembre nel relativo pagamento.

Povera scuola, si riparte da aule surriscaldate e stipendi da fame

 


Il nuovo anno scolastico riparte tra emergenze vecchie e nuove. Da una parte studenti e docenti costretti a fare i conti con aule che, soprattutto nelle regioni più calde, possono diventare difficili da vivere; dall'altra, insegnanti e personale ATA che continuano a denunciare stipendi insufficienti rispetto al costo della vita e alle responsabilità del lavoro.

La scuola italiana si prepara a riaprire i battenti, ma il quadro che emerge non è quello di un sistema pronto ad affrontare serenamente un nuovo anno scolastico. Il calendario segna l'avvio delle lezioni e migliaia di istituti si preparano ad accogliere studenti e personale, mentre tornano al centro dell'attenzione problemi che da anni accompagnano il mondo dell'istruzione.

Aule troppo calde, il problema non è più marginale

Il caldo rappresenta una delle criticità più evidenti soprattutto nelle regioni meridionali. Settembre può ancora essere caratterizzato da temperature elevate e non tutte le scuole dispongono di ambienti adeguatamente climatizzati.

Il problema non riguarda soltanto il comfort. In un'aula con temperature elevate diventa più difficile mantenere concentrazione, attenzione e condizioni di lavoro adeguate. La questione coinvolge quindi direttamente la qualità della didattica e la tutela di studenti e lavoratori.

In alcune realtà si è arrivati anche a valutare provvedimenti straordinari sul calendario scolastico proprio per fronteggiare condizioni climatiche particolarmente difficili.

E poi ci sono gli stipendi

Ma il caldo nelle aule è soltanto una parte della fotografia della scuola italiana.

L'altra riguarda gli stipendi. Gli aumenti contrattuali recentemente applicati hanno rappresentato un aggiornamento delle retribuzioni, ma per molti lavoratori della scuola la percezione resta quella di una busta paga che non riesce a tenere il passo con l'aumento del costo della vita.

Il tema è particolarmente sentito dai docenti, che continuano a confrontare la propria retribuzione con il livello di responsabilità professionale richiesto: preparazione delle lezioni, valutazione, attività collegiali, rapporti con le famiglie, formazione, burocrazia e gestione quotidiana delle classi.

Il problema, dunque, non è soltanto quanto aumenta lo stipendio sulla carta, ma quanto rimane realmente in tasca e quale potere d'acquisto conserva quella cifra.

Classi numerose e carichi di lavoro

A completare il quadro ci sono le classi numerose, la carenza di personale in alcune realtà, il precariato e una macchina amministrativa sempre più complessa.

Quando un docente entra in un'aula affollata, con livelli di apprendimento differenti e molteplici esigenze educative, il lavoro diventa inevitabilmente più impegnativo.

Eppure la scuola continua a chiedere professionalità, inclusione, innovazione, competenze digitali e risultati.

È qui che nasce una delle principali contraddizioni del sistema: si chiede alla scuola di fare sempre di più, mentre le condizioni materiali nelle quali opera non sempre migliorano allo stesso ritmo.

Una scuola che non può vivere soltanto di buona volontà

Per anni il sistema scolastico italiano ha potuto contare soprattutto sulla disponibilità e sulla professionalità del personale.

Ma la buona volontà non può diventare la soluzione strutturale ai problemi.

Se si vuole una scuola capace di formare le nuove generazioni, occorre investire contemporaneamente sugli edifici, sulla sicurezza, sulla qualità degli ambienti di apprendimento e sulle retribuzioni.

Non basta parlare di innovazione didattica se poi studenti e docenti devono trascorrere ore in ambienti climaticamente difficili. Non basta chiedere maggiore professionalità agli insegnanti se la professione continua a essere percepita come economicamente poco valorizzata.

La ripartenza pone una domanda

Il nuovo anno scolastico riparte quindi con una domanda inevitabile: quanto vale davvero la scuola italiana nelle priorità del Paese?

Perché la scuola non è soltanto il luogo dove si svolgono le lezioni. È il luogo nel quale si costruisce una parte decisiva del futuro del Paese.

E proprio per questo non dovrebbe essere normale iniziare un nuovo anno scolastico parlando ancora di aule troppo calde, classi sovraffollate e stipendi considerati insufficienti.

Povera scuola, verrebbe da dire. Si riparte ancora una volta contando sulla professionalità di chi ci lavora e sulla pazienza di chi ogni giorno la vive. Ma una scuola moderna non può essere costruita soltanto sulla pazienza e sulla buona volontà.

Scuola, rinvio delle lezioni per il caldo: 18 e 21 settembre in Sicilia, richieste anche in Calabria, Puglia e Campania



L’avvio dell’anno scolastico 2026-2027 si avvicina, ma in diverse regioni italiane la data della prima campanella è diventata oggetto di confronto e, in alcuni territori, anche di provvedimenti concreti. Al centro della discussione ci sono soprattutto le temperature elevate previste nelle prossime settimane e le condizioni di vivibilità degli edifici scolastici.

La situazione più articolata riguarda la Sicilia, dove il calendario regionale conferma l’avvio delle lezioni per il 15 settembre 2026, ma alcuni Comuni hanno già assunto decisioni differenti.

Sicilia, Rosolini rinvia al 21 settembre

Il caso più significativo è quello di Rosolini, nel Siracusano. Il sindaco Giovanni Spadola ha disposto la chiusura dei plessi scolastici dal 15 al 18 settembre, determinando di fatto il ritorno degli studenti in classe lunedì 21 settembre.

Il provvedimento ha alimentato il dibattito anche in altri Comuni siciliani. A Pachino sono state avanzate richieste di slittamento, mentre a Palermo è stata proposta la possibilità di posticipare l'inizio delle lezioni dal 15 al 21 settembre.

Situazione diversa a Siracusa, dove il sindaco ha manifestato prudenza rispetto all'adozione di un'ordinanza in assenza di un'allerta ufficiale per le ondate di calore.

Ad Avola, invece, è già stato disposto il posticipo: l'inizio delle lezioni è stato fissato a venerdì 18 settembre.

Al momento, però, la Regione Siciliana non ha modificato il calendario regionale e non è previsto un rinvio generalizzato per tutte le scuole dell'Isola.

Puglia, a San Severo stop agli anticipi

Anche in Puglia il calendario scolastico presenta una particolarità. La data regionale di avvio è fissata al 17 settembre, ma alcune scuole avevano deliberato autonomamente di anticipare la prima campanella.

A San Severo è intervenuto il Comune, fissando al 14 settembre l'inizio delle attività negli istituti che avevano programmato l'apertura l'8 o il 10 settembre.

Non si tratta quindi di un rinvio della data regionale, ma di una decisione che interviene sulle aperture anticipate deliberate dalle singole istituzioni scolastiche.

Il tema resta aperto anche in altri centri pugliesi. A Gallipoli è stata avanzata la richiesta di valutare un differimento dell'inizio delle lezioni a causa delle temperature, mentre a Stornara è stata sollecitata una maggiore flessibilità.

A Foggia l'associazione Costituzione Cattolica ha nuovamente chiesto alla sindaca Maria Aida Episcopo un provvedimento valido per tutte le scuole cittadine, proponendo il 14 settembre oppure una rimodulazione degli orari.

Calabria, chiesto il rinvio fino al 1° ottobre

In Calabria la prima campanella resta, per ora, fissata al 15 settembre.

Da Dinami, nel Vibonese, è però arrivata una proposta decisamente più ampia: il sindaco ha chiesto di valutare uno slittamento dell'inizio delle lezioni fino al 1° ottobre, oppure, in alternativa, al 22 settembre.

Anche in questo caso si tratta di una richiesta locale e non di una modifica del calendario scolastico regionale.

Campania, Mastella propone il 1° ottobre

La proposta di arrivare al 1° ottobre è stata avanzata anche in Campania.

Il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, ha chiesto al presidente della Regione Roberto Fico di valutare uno slittamento dell'inizio delle lezioni, attualmente previsto per il 15 settembre.

La motivazione indicata riguarda ancora una volta le temperature elevate e le possibili conseguenze sulle condizioni di studenti e personale scolastico. Secondo la proposta, le giornate eventualmente perse potrebbero essere recuperate nel corso dell'anno.

Anche in Campania, tuttavia, non è stato disposto alcun rinvio regionale.

Prima campanella, calendario ancora confermato ma cresce il pressing dei Comuni

Il quadro nazionale appare quindi ancora frammentato. Non esiste, al momento, un rinvio generalizzato dell'inizio dell'anno scolastico: le date regionali rimangono confermate.

In alcuni territori, però, i sindaci stanno intervenendo con provvedimenti specifici, mentre in altri si moltiplicano le richieste di posticipo o di modifica degli orari.

Il caso di Rosolini, con il ritorno in classe fissato al 21 settembre, e quello di Avola, con l'avvio posticipato al 18 settembre, rappresentano per la Sicilia i segnali più concreti di una questione che potrebbe continuare a evolversi nei prossimi giorni.

Per famiglie, docenti e personale ATA resta quindi fondamentale distinguere tra calendario regionale, decisioni dei Comuni e autonomia delle singole scuole: non ogni richiesta di rinvio si traduce infatti automaticamente in una modifica della data di inizio delle lezioni.

Arretrati e stipendi degli insegnanti: La "tabella della propaganda"

 



La "tabella della propaganda" (o "diabolica", come definita da alcune sigle sindacali come l'ANIEF) fa riferimento alla contestata struttura dei blocchi e degli scatti di anzianità del personale scolastico.

Il dibattito si concentra sulla discrepanza tra gli aumenti medi lordi annunciati dalla propaganda politica (ad esempio i "famosi" 143 euro medi del rinnovo contrattuale CCNL) e gli aumenti netti reali che i docenti visualizzano nei cedolini NoiPA. Questa differenza è dovuta al fatto che le cifre lorde includono l'assorbimento dell'Indennità di Vacanza Contrattuale (IVC) già percepita in precedenza e sono soggette a una forte tassazione fiscale.

Di seguito viene riportato il reale funzionamento della progressione stipendiale in Italia e l'impatto effettivo degli ultimi aumenti contrattuali distribuiti per fasce d'età lavorativa.

1. La progressione di carriera (La tabella degli scatti bloccati)

Il sistema retributivo italiano non prevede avanzamenti basati sul merito o sul livello di inserimento, ma unicamente scatti automatici di anzianità distanziati da intervalli temporali molto lunghi:

Fascia di anzianità

Anni di servizio richiesti

Note sul sistema

0 - 8 anni

Ingresso nella scuola

Stipendio base minimo, uguale per quasi un decennio.

9 - 14 anni

Dopo 9 anni di servizio

Primo scatto automatico di stipendio.

15 - 20 anni

Dopo 15 anni di servizio

Secondo scatto.

21 - 27 anni

Dopo 21 anni di servizio

Terzo scatto.

28 - 34 anni

Dopo 28 anni di servizio

Quarto scatto.

Da 35 anni in poi

Oltre i 35 anni di servizio

Massimale della carriera.

2. Gli aumenti contrattuali effettivi (Lordo vs Netto in tasca)

Mentre i messaggi istituzionali promuovono l'aumento complessivo a regime, l'aumento effettivo mensile varia in base al grado di scuola e all'anzianità, riducendosi drasticamente al netto di tasse e contributi.

A titolo d'esempio, ecco gli stipendi medi mensili netti stimati (calcolati su 13 mensilità) suddivisi per ordine e grado d'istruzione:

  • Infanzia e Primaria (0-8 anni): ~1.640 € - 1.700 € netti
  • Secondaria I Grado / Medie (0-8 anni): ~1.745 € netti
  • Secondaria II Grado / Superiori (0-8 anni): ~1.750 € - 1.820 € netti
  • Tutti i gradi d'istruzione al vertice di carriera (35+ anni): ~2.200 € - 2.450 € netti

Perché viene considerata "propaganda"?

1.    L'illusione dell'aumento: L'aumento reale in busta paga si aggira spesso solo tra i 50 e i 79 euro netti mensili a seconda della fascia, poiché una parte della cifra sbandierata è formata da indennità e anticipi (come l'IVC) che erano già presenti nel cedolino del dipendente.

2.    Il potere d'acquisto: I sindacati evidenziano che questi aggiornamenti contrattuali non coprono il tasso di inflazione reale accumulato negli ultimi quindici anni, lasciando i salari dei docenti italiani tra i più bassi d'Europa.

 

Stipendio docenti settembre 2026: i nove punti da controllare nel cedolino

 



Di seguito l'elenco dei nove punti da controllare nel cedolino di settembre 2026

  • stipendio tabellare;
  • fascia stipendiale e anzianità riconosciuta;
  • indennità previste dal proprio profilo;
  • arretrati eventualmente corrisposti;
  • ritenute previdenziali;
  • IRPEF e addizionali;
  • conguagli;
  • eventuali altre competenze o trattenute;
  • differenza rispetto al cedolino precedente.

Caldo a scuola, la Sima chiede di rinviare l’apertura al 21-23 settembre: “La salute viene prima di tutto”


Scuole del Sud alle prese con il caldo estremo. 


La Società italiana di medicina ambientale (Sima) rilancia l’allarme sulle condizioni climatiche all’interno degli edifici scolastici e chiede di rinviare l’apertura delle scuole in Sicilia e nelle altre regioni del Mezzogiorno fino all’equinozio d’autunno, compreso tra il 21 e il 23 settembre.

“La salute degli studenti e del personale scolastico viene prima di tutto”, sottolinea la Sima, evidenziando come i cambiamenti climatici stiano modificando anche le condizioni nelle quali si svolge quotidianamente l’attività didattica.

Aule troppo calde e sistemi di climatizzazione insufficienti

Secondo la Sima, ad oggi solo l’11% degli istituti scolastici dispone di sistemi di climatizzazione, che peraltro sarebbero prevalentemente destinati agli uffici amministrativi. Nelle aule, invece, nella maggior parte dei casi si continua a fare affidamento sui ventilatori.

Una situazione che, secondo gli esperti, rischia di diventare sempre più problematica alla luce della maggiore frequenza e intensità delle ondate di calore.

Il problema riguarda soprattutto le regioni meridionali, dove il mese di settembre può ancora essere caratterizzato da temperature elevate. Aule affollate, finestre insufficienti, scarsa ventilazione e temperature elevate possono creare condizioni poco favorevoli per studenti e personale scolastico.

Ficara: “Il problema non può più essere ignorato”

Sul tema interviene anche il prof. Aldo Domenico Ficara, che richiama quanto accaduto lo scorso anno nelle scuole del Sud.

“L’anno scorso per tutto il mese di settembre si sono registrati diversi episodi di malori tra gli studenti del Sud a causa del caldo eccessivo nelle aule”, ricorda Ficara, sottolineando come le condizioni ambientali possano diventare particolarmente critiche negli ambienti scolastici più affollati.

Il problema non sarebbe legato soltanto alla temperatura percepita. Aule surriscaldate e poco ventilate possono determinare anche un aumento della concentrazione di anidride carbonica (CO₂), parametro importante per la qualità dell’aria indoor.

Quando la concentrazione di CO₂ raggiunge livelli elevati, possono comparire condizioni ambientali associate a sonnolenza, malessere, riduzione dell'attenzione e peggioramento della qualità dell'aria. Per questo il ricambio dell'aria rappresenta un elemento fondamentale soprattutto negli ambienti nei quali rimangono contemporaneamente molte persone per diverse ore.

Settembre non è più necessariamente sinonimo di temperature miti

La questione posta dalla Sima apre quindi una riflessione più ampia sull'organizzazione del calendario scolastico in un contesto climatico profondamente cambiato.

L'avvio delle lezioni nei primi giorni di settembre, soprattutto nel Mezzogiorno, può infatti coincidere con periodi caratterizzati ancora da temperature elevate. Il problema diventa particolarmente evidente negli edifici scolastici privi di adeguati sistemi di raffrescamento.

Per Ficara, le ondate di calore sempre più frequenti non possono essere più trascurate né, tantomeno, ignorate.

La questione non riguarda soltanto il comfort degli studenti e dei lavoratori della scuola. Quando le condizioni ambientali diventano estreme, entrano in gioco anche salute, sicurezza, capacità di concentrazione e qualità dell'apprendimento.

La proposta: posticipare l'apertura delle scuole

Da qui la proposta di spostare l'inizio delle lezioni nelle regioni maggiormente interessate dal caldo fino alla seconda metà di settembre, quando le condizioni climatiche dovrebbero risultare più favorevoli.

Una proposta destinata inevitabilmente ad alimentare il dibattito sul calendario scolastico e sull'adattamento della scuola ai cambiamenti climatici.

Il punto centrale, tuttavia, rimane uno: se le temperature esterne cambiano e le ondate di calore diventano più frequenti, anche gli edifici scolastici e l'organizzazione delle attività didattiche devono essere messi nelle condizioni di rispondere a questa nuova realtà.

La scuola può essere chiamata a garantire il diritto all'istruzione, ma deve farlo assicurando anche condizioni ambientali adeguate per chi ogni giorno vive nelle aule.

FIS su NoiPA, primi importi visibili: ecco cosa sta succedendo dal 3 settembre


Dal tardo pomeriggio di giovedì 3 settembre 2026 alcuni docenti e lavoratori della scuola hanno iniziato a visualizzare sulla piattaforma NoiPA gli importi relativi alle attività aggiuntive svolte nell'anno scolastico.

La comparsa delle somme rappresenta un passaggio particolarmente atteso dal personale scolastico che era in attesa della liquidazione del Fondo per il miglioramento dell'offerta formativa (FIS).

FIS, i primi importi sono finalmente visibili

Le prime segnalazioni confermano che la lavorazione delle competenze accessorie è arrivata a una fase avanzata. Gli interessati possono verificare direttamente nella propria area personale di NoiPA l'eventuale presenza dell'importo spettante.

Il dato visualizzato consente di conoscere la somma effettivamente liquidata per le attività aggiuntive riconosciute dalla scuola.

Non tutti i dipendenti, però, potrebbero visualizzare contemporaneamente il pagamento.

FIS su NoiPA: perché alcuni ancora non vedono l'importo

La pubblicazione delle informazioni può procedere progressivamente. È quindi possibile che un dipendente visualizzi già il proprio importo mentre un collega della stessa scuola debba ancora attendere l'aggiornamento della propria posizione.

L'assenza momentanea del dato su NoiPA non significa necessariamente che il pagamento non sia stato disposto.

È quindi opportuno evitare conclusioni affrettate confrontando semplicemente ciò che appare nelle diverse posizioni individuali.

La lavorazione è entrata nella fase di pagamento

La novità più importante riguarda proprio lo stato della procedura. La comparsa dei primi importi dal 3 settembre rappresenta un'indicazione concreta del fatto che la lavorazione del FIS sta procedendo verso la liquidazione delle competenze.

Per docenti e personale ATA si apre quindi la fase nella quale sarà possibile verificare non soltanto se il pagamento è stato predisposto, ma anche quanto è stato riconosciuto individualmente.

Cosa devono fare docenti e ATA

Chi ha maturato compensi FIS può controllare periodicamente la propria area personale di NoiPA e verificare la presenza delle nuove competenze.

Nel caso in cui l'importo non sia ancora visibile, è consigliabile attendere ulteriori aggiornamenti, considerando che la pubblicazione può essere progressiva.

La data da segnare è dunque quella del 3 settembre 2026: da quel momento sono iniziate le prime visualizzazioni degli importi FIS su NoiPA e la procedura si avvia verso la conclusione della fase di liquidazione.

Pensione dal 1° settembre 2026, quando arriva il primo cedolino INPS? Ecco dove controllare

 



Per avere aggiornamenti in tempo reale sul mondo della scuola clicca qui

Chi è andato in pensione dal 1° settembre 2026 potrà visualizzare il proprio cedolino sul portale INPS, una volta completata la liquidazione della nuova pensione.

Se il cedolino non è ancora presente, non significa automaticamente che la pensione non sia stata riconosciuta: può dipendere dai tempi tecnici di lavorazione e di pubblicazione della prestazione.

Per i neo-pensionati della scuola, quindi, settembre rappresenta soprattutto il mese in cui verificare la conclusione della procedura e attendere la comparsa del primo cedolino INPS, che permetterà finalmente di conoscere l'importo netto della nuova pensione.

Dove controllare

Il pensionato può entrare nel portale INPS e utilizzare il servizio “Cedolino della pensione” attraverso la propria area personale.

Il percorso è sostanzialmente:

INPS → MyINPS → Pensione e Previdenza → Cedolino della pensione.

L'accesso ai servizi online richiede le credenziali previste dall'Istituto.

Per chi non vede ancora alcun cedolino, quindi, non significa necessariamente che ci sia un problema con la pensione. Può semplicemente significare che la prestazione non è stata ancora resa disponibile nella sezione dedicata.

Se il cedolino non compare ancora

La prima cosa da fare è controllare periodicamente il proprio fascicolo previdenziale e il servizio dedicato al cedolino.

Se la pensione non risulta ancora liquidata o non compare alcun rateo, è possibile verificare anche lo stato della domanda di pensione attraverso i servizi INPS.

È importante, soprattutto nelle prime settimane, non confondere:

decorrenza della pensione → liquidazione della prestazione → disponibilità del cedolino → pagamento.

Scuola 2026/27, 37.430 docenti assunti ma il precariato resta oltre quota 200 mila: i numeri dell'emergenza


L'anno scolastico 2026/2027 riparte con un dato record sulle immissioni in ruolo, ma il precariato continua a rappresentare uno dei principali problemi strutturali della scuola italiana. Il Ministero rivendica il completamento delle assunzioni entro il 31 agosto, mentre i sindacati sottolineano che il sistema continua a dipendere da un numero molto elevato di contratti a tempo determinato.

L'anno scolastico 2026/2027 si apre con un dato che il Ministero dell'Istruzione e del Merito considera particolarmente significativo: entro il 31 agosto 2026 sono state completate 37.430 immissioni in ruolo di docenti su posto comune, sostegno e per l'insegnamento della Religione cattolica.

Il numero è superiore a quello registrato nello stesso momento dello scorso anno scolastico, quando le immissioni in ruolo erano state 29.685. Si tratta quindi di oltre 7.700 assunzioni a tempo indeterminato in più rispetto al 2025/2026.

Per il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, il risultato consente di avviare il nuovo anno con i docenti in cattedra fin dall'inizio delle lezioni, evitando almeno in parte il tradizionale problema delle cattedre scoperte nelle prime settimane di scuola.

37.430 assunzioni: il dato del Ministero

Le 37.430 immissioni in ruolo comprendono diverse tipologie di insegnamento e sono state completate entro la fine di agosto.

Un elemento di novità è rappresentato anche dagli elenchi regionali, utilizzati per la prima volta quest'anno e che hanno contribuito al completamento delle procedure di reclutamento. I posti rimasti eventualmente non assegnati a tempo indeterminato sono riconducibili, secondo quanto comunicato dal Ministero, soprattutto all'esaurimento delle graduatorie.

Il dato delle assunzioni, dunque, rappresenta un miglioramento rispetto allo scorso anno. Ma da solo non è sufficiente a descrivere la situazione degli organici della scuola italiana.

Quasi 118 mila supplenze

Il secondo numero da tenere in considerazione è quello delle supplenze.

Al 31 agosto risultavano coperte quasi tutte le supplenze necessarie per l'avvio dell'anno scolastico, per un totale indicato in circa 118 mila posti. Orizzonte Scuola, considerando le assegnazioni già effettuate, parla di quasi 110 mila supplenze assegnate entro quella data.

Il dato assume particolare rilevanza se confrontato con quello delle immissioni in ruolo.

Da una parte ci sono 37.430 docenti stabilizzati; dall'altra un numero molto consistente di cattedre che continua a essere coperto attraverso contratti a tempo determinato.

È proprio questa contraddizione a riaccendere, alla vigilia dell'inizio delle lezioni, il dibattito sul precariato.

Sostegno: 55.814 supplenti confermati

Particolarmente significativa è la situazione del sostegno.

Sono 55.814 i supplenti di sostegno confermati, su richiesta delle famiglie, per garantire continuità agli alunni con disabilità. Il numero è superiore a quello dell'anno precedente e rappresenta uno degli elementi più importanti del quadro degli organici per il 2026/2027.

Il sostegno continua quindi a rappresentare uno dei settori nei quali la presenza di personale precario è maggiormente evidente.

La continuità didattica è diventata una delle questioni centrali: la conferma del docente già presente può evitare, almeno in parte, che lo studente debba affrontare un nuovo cambiamento all'inizio dell'anno scolastico.

Il nodo dei 200 mila precari

Ed è proprio qui che emerge la differenza tra il dato amministrativo sulle assunzioni e la fotografia complessiva del mondo della scuola.

I sindacati contestano infatti l'idea che il problema del precariato possa considerarsi risolto. Le stime riportate nelle ultime ore parlano di oltre 200 mila precari tra docenti e personale ATA.

La questione, quindi, non riguarda soltanto quanti docenti siano stati immessi in ruolo in un determinato anno, ma la capacità del sistema scolastico di ridurre strutturalmente il ricorso ai contratti a termine.

Il confronto tra 37.430 nuove immissioni in ruolo e un bacino complessivo di oltre 200 mila lavoratori precari rende evidente la distanza ancora esistente tra il fabbisogno della scuola e la stabilizzazione del personale.

Due letture diverse dello stesso dato

Il Ministero interpreta il dato delle 37.430 assunzioni come un risultato positivo e sottolinea la possibilità di iniziare l'anno scolastico con i docenti in cattedra.

I sindacati, invece, evidenziano che la presenza di circa 118 mila supplenze e il numero complessivo dei precari dimostrano come il sistema continui a fare largo affidamento sul lavoro a tempo determinato. La Uil Scuola, in particolare, osserva che se per coprire le cattedre sono necessarie così tante supplenze, il problema del precariato rimane strutturale.

Non si tratta quindi soltanto di stabilire se 37.430 assunzioni siano tante o poche. Il vero interrogativo riguarda la capacità di trasformare queste assunzioni in un processo stabile di riduzione del precariato.

Il nuovo anno scolastico parte con una doppia fotografia

La scuola italiana del 2026/2027 presenta dunque due immagini contemporaneamente.

La prima è quella delle 37.430 immissioni in ruolo, un numero superiore a quello dello scorso anno e utilizzato dal Ministero per evidenziare il miglioramento delle procedure di reclutamento.

La seconda è quella di una scuola che continua a utilizzare in maniera massiccia le supplenze, con circa 118 mila posti coperti a tempo determinato e un numero complessivo di precari che, secondo le organizzazioni sindacali, supera quota 200 mila considerando docenti e ATA.

È proprio questo il paradosso con cui si apre il nuovo anno scolastico: più assunzioni a tempo indeterminato, ma ancora un enorme esercito di precari.

Per docenti e personale ATA la vera sfida non sarà quindi soltanto garantire l'apertura regolare delle scuole, ma costruire un sistema di reclutamento capace di ridurre progressivamente la dipendenza dalle supplenze.

Il numero delle assunzioni rappresenta un passo avanti. Il problema è capire quanto sarà sufficiente per modificare realmente, e in maniera duratura, la struttura del precariato nella scuola italiana. 

Fascicolo Dipendente NoiPA: la guida per consultare la tua storia lavorativa



Il Fascicolo dipendente e stato matricolare su NoiPA è il servizio digitale che raccoglie le informazioni anagrafiche, giuridiche, i documenti digitali e la storia professionale dei dipendenti pubblici. 

Come accedere al fascicolo

1.    Vai sul Portale NoiPA.

2.    Clicca su Accedi all'area personale.

3.    Autenticati tramite SPID (livello 2) o CIE (Carta d'Identità Elettronica, livello 2).

4.    Entra nella sezione dedicata ai Servizi giuridici e presenze per consultare il tuo fascicolo.

Cosa contiene

  • Dati anagrafici e di contatto: informazioni personali registrate nel sistema.
  • Stato matricolare: la cronologia dei passaggi di carriera, ruoli e anzianità.
  • Provvedimenti e procedimenti: atti amministrativi e inquadramenti professionali.
  • Documenti digitali: atti e certificazioni relativi al tuo percorso lavorativo nella Pubblica Amministrazione.

 

 

Stipendi docenti, quanto aumenta davvero il netto con l’IVC scorporata: la tabella per anzianità

 


PER VEDERE LA TABELLA COMPLETA CLICCA QUI


La tabella elaborata da Regolarità e Trasparenza nella Scuola mette a confronto gli incrementi stipendiali previsti dal CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, evidenziando un elemento particolarmente importante per la lettura del nuovo trattamento economico: l’incremento effettivo dopo lo scorporo dell’IVC (Indennità di Vacanza Contrattuale).

La simulazione riguarda un docente laureato della scuola secondaria di II grado e suddivide il personale in sei fasce di anzianità: 0-8, 9-14, 15-20, 21-27, 28-34 e oltre 35 anni.

Dal dato lordo all'aumento effettivo

La prima parte della tabella evidenzia l'incremento mensile sulla voce “Stipendio”.

Per la fascia iniziale 0-8 anni, ad esempio, l'aumento arriva progressivamente a:

  • 41,61 euro lordi da gennaio 2025;
  • 83,23 euro da gennaio 2026;
  • 119,24 euro da gennaio 2027.

Per la fascia con oltre 35 anni di anzianità, invece, si passa da 64,69 euro nel 2025 a 129,40 euro nel 2026, fino a 185,38 euro lordi nel 2027.

Sono valori che, letti isolatamente, possono però dare un'immagine non completa dell'effettivo incremento disponibile in busta paga.

Il ruolo dell'IVC scorporata

La parte centrale della tabella introduce infatti il dato dell'incremento mensile lordo con IVC scorporata.

L'operazione consente di distinguere l'incremento contrattuale dalle somme di IVC già percepite nel periodo precedente.

Per la fascia 0-8 anni, il valore effettivo indicato dalla tabella arriva a:

29,48 euro da aprile 2025 → 21,39 euro da luglio 2025 → 63,01 euro da gennaio 2026 → 99,02 euro da gennaio 2027.

Nella fascia oltre 35 anni, gli stessi valori diventano:

45,83 euro → 33,25 euro → 97,96 euro → 153,94 euro.

È proprio questa colonna a fornire una chiave di lettura più realistica dell'incremento contrattuale, perché tiene conto dello scorporo dell'IVC.

Quanto arriva effettivamente nel netto?

La parte più interessante per i lavoratori è probabilmente quella relativa al netto effettivo.

La tabella indica, fino a dicembre 2026, un incremento mensile netto compreso tra:

  • 43,11 euro per la fascia 0-8;
  • 48,57 euro per la fascia 9-14;
  • 52,56 euro per la fascia 15-20;
  • 57,83 euro per la fascia 21-27;
  • 61,20 euro per la fascia 28-34;
  • 63,96 euro per la fascia oltre 35 anni.

Ne emerge quindi un quadro nel quale l'incremento lordo contrattuale non coincide con l'aumento netto effettivamente percepito dal docente, perché intervengono la fiscalità e gli altri meccanismi che incidono sulla busta paga.

Anche gli arretrati cambiano in base all'anzianità

La tabella riporta inoltre gli importi degli arretrati lordi e netti.

Per la fascia 0-8 anni viene indicato un arretrato lordo di 714,42 euro, corrispondente a un importo netto di 550,10 euro.

Per un docente con oltre 35 anni di anzianità, invece, l'arretrato lordo indicato è di 1.110,65 euro, mentre il corrispondente importo netto è di 816,22 euro.

La differenza tra lordo e netto è quindi significativa e rappresenta uno degli aspetti che maggiormente interessa il personale della scuola.

Il dato da osservare è quello “effettivo”

La tabella consente dunque di distinguere tre livelli diversi:

  1. l'aumento sulla voce stipendio, espresso in termini lordi;
  2. l'aumento con IVC scorporata, che permette di individuare l'incremento effettivo collegato al rinnovo contrattuale;
  3. il netto effettivamente percepibile, insieme agli arretrati spettanti.

Questa distinzione è fondamentale perché parlare semplicemente di “aumento di stipendio” può risultare fuorviante se non si specifica se il valore è lordo, lordo con IVC scorporata oppure netto.

Una lettura utile per i docenti

Il dato più significativo della tabella è quindi il progressivo aumento dell'incremento contrattuale con l'anzianità, ma anche la distanza tra quanto viene previsto sulla carta e quanto effettivamente arriva nel cedolino.

Per un docente della scuola secondaria di II grado con oltre 35 anni di servizio, la tabella arriva a indicare 185,38 euro lordi mensili sulla voce stipendio nel 2027, che diventano 153,94 euro considerando il dato con IVC scorporata.

Ma il confronto con il netto mostra immediatamente che l'aumento nominale non può essere confuso con l'aumento realmente disponibile.

La lettura della tabella diventa pertanto particolarmente importante per comprendere il vero effetto economico del CCNL 2025-2027 sullo stipendio dei docenti e per valutare correttamente aumenti e arretrati, senza fermarsi al solo dato lordo.

Stipendi insegnanti settembre 2026: la tabella con gli importi

 


La progressione economica degli insegnanti è strettamente collegata all’anzianità di servizio e al grado di scuola. La tabella proposta mette a confronto gli importi per i docenti di infanzia e primaria, scuola media e scuola superiore, evidenziando come la retribuzione aumenti progressivamente con gli anni di servizio.

Dagli 0-8 anni agli oltre 35 anni di anzianità

Per i docenti di infanzia e primaria, la tabella indica un importo di 26.380 euro nella fascia 0-8 anni. Si passa poi a 28.220 euro per 9-14 anni, 30.300 euro per 15-20 anni e 32.700 euro per 21-27 anni.

Nella fascia 28-34 anni l'importo indicato sale a 34.700 euro, mentre per chi supera i 35 anni di anzianità arriva a 36.380 euro.

La progressione risulta quindi particolarmente evidente nel confronto tra l'inizio e la parte finale della carriera.

Scuola media e superiore: importi più elevati

Per i docenti della scuola media e della scuola superiore, la tabella riporta valori identici nelle diverse fasce di anzianità.

Si parte da 28.640 euro nella fascia 0-8 anni e si arriva a 31.000 euro per 9-14 anni.

La fascia 15-20 anni raggiunge 33.500 euro, mentre tra 21 e 27 anni l'importo indicato è di 36.110 euro.

Per la fascia 28-34 anni si arriva a 38.400 euro, fino al valore massimo riportato dalla tabella: 40.600 euro per chi supera i 35 anni di anzianità.

La differenza tra inizio e fine carriera

Il confronto evidenzia un elemento importante: la progressione economica è significativa soprattutto nel lungo periodo.

Per infanzia e primaria si passa da 26.380 a 36.380 euro, con una differenza di 10.000 euro tra la prima e l'ultima fascia.

Per scuola media e superiore, invece, si passa da 28.640 a 40.600 euro, con una differenza di 11.960 euro.

Dal lordo al netto: quanto rimane in busta paga

La seconda parte della tabella propone una stima del netto mensile, ottenuta applicando una riduzione indicativa del 30-35% per imposte, contributi e addizionali.

Secondo le cifre riportate, da gennaio 2026:

  • Infanzia e primaria, 0-8 anni: circa 1.700 euro netti su 13 mensilità;
  • Scuola media e superiore, 0-8 anni: circa 1.820 euro netti;
  • Tutti i gradi, 21-27 anni: circa 2.000-2.250 euro netti;
  • Oltre 35 anni: circa 2.300-2.450 euro netti.

Si tratta, quindi, di una rappresentazione sintetica del percorso retributivo: all'aumentare dell'anzianità crescono gli importi indicati dalla tabella e, conseguentemente, la stima del trattamento netto mensile.

Una carriera lunga per arrivare alla fascia più alta

La tabella evidenzia anche una delle caratteristiche più discusse della carriera docente: gli incrementi economici sono distribuiti lungo un arco temporale molto lungo.

Un insegnante all'inizio della carriera si trova infatti nella fascia retributiva più bassa, mentre per raggiungere il valore massimo indicato occorrono oltre 35 anni di anzianità.

È proprio questo aspetto che alimenta da tempo il dibattito sulla valorizzazione economica della professione docente.

Attenzione alla lettura degli importi

Gli importi riportati nella tabella devono essere letti come valori di riferimento e non come una previsione identica del cedolino di ogni insegnante. Il netto effettivo può variare in funzione della situazione individuale, delle detrazioni, delle addizionali fiscali e di altre componenti della retribuzione.

Il dato che emerge con maggiore immediatezza è comunque la progressione della retribuzione in rapporto all'anzianità: dai 26.380 euro indicati per un docente di infanzia e primaria nella fascia iniziale, fino ai 40.600 euro riportati per scuola media e superiore oltre i 35 anni di servizio.

Una differenza che riporta al centro dell'attenzione il tema dello stipendio degli insegnanti e della valorizzazione economica della carriera nella scuola italiana.

Ora di religione a scuola: non solo catechismo, ma uno strumento per leggere la realtà


L’ora di religione a scuola può rappresentare molto più di un momento dedicato alla conoscenza della dimensione religiosa.
Se inserita correttamente nel percorso educativo, può diventare uno spazio di confronto e di riflessione attraverso il quale gli studenti imparano a interpretare la realtà, conoscere la storia e comprendere alcuni dei fenomeni culturali e sociali che hanno contribuito a costruire la società contemporanea.

La questione torna particolarmente attuale con l’avvio del nuovo anno scolastico e con il dibattito sull'organizzazione delle attività alternative all'insegnamento della religione cattolica.

IRC e catechismo non sono la stessa cosa

Uno dei punti fondamentali riguarda la distinzione tra insegnamento della religione cattolica e catechesi.

L'IRC si colloca all'interno dell'offerta formativa della scuola e possiede una dimensione culturale e conoscitiva. Il suo obiettivo non dovrebbe essere quello di trasformare la scuola in un luogo di catechizzazione, ma di fornire agli studenti strumenti per conoscere il fenomeno religioso e comprenderne il ruolo nella storia e nella società.

La religione, infatti, attraversa numerosi ambiti del sapere: dalla storia all'arte, dalla letteratura alla filosofia, fino alla riflessione sui grandi temi etici e sociali.

Conoscere questi aspetti può aiutare gli studenti a interpretare meglio il contesto nel quale vivono.

Un'ora per comprendere il mondo

In una società caratterizzata da pluralismo culturale e religioso, l'educazione non può prescindere dalla conoscenza delle diverse tradizioni che hanno contribuito alla formazione dell'identità europea e italiana.

L'ora di religione può quindi diventare un'occasione per affrontare temi come la pace, la guerra, la solidarietà, la dignità della persona, la libertà, la giustizia, il dialogo tra culture e religioni e il rapporto tra individuo e comunità.

Il valore dell'insegnamento sta anche nella possibilità di sviluppare negli studenti la capacità di confrontare punti di vista differenti e di costruire un'opinione personale attraverso la conoscenza.

Aldo Domenico Ficara: “L’IRC deve contribuire alla formazione dello studente”

Sulla questione interviene Aldo Domenico Ficara, secondo il quale il dibattito sull'ora di religione dovrebbe essere affrontato superando una contrapposizione ormai poco utile tra dimensione religiosa e dimensione culturale.

“L'IRC non dovrebbe essere considerato semplicemente come un'ora dedicata alla trasmissione di contenuti religiosi. Può diventare uno strumento attraverso il quale lo studente impara a leggere una parte importante della realtà che lo circonda. La conoscenza del fenomeno religioso permette di comprendere meglio la storia, l'arte, la letteratura, la filosofia e molti dei problemi etici e sociali del nostro tempo.”

Ficara sottolinea inoltre l'importanza di mantenere ben distinta la funzione dell'IRC da quella della catechesi.

“La scuola pubblica deve garantire pluralismo, libertà di scelta e rispetto delle diverse sensibilità. Proprio per questo è importante distinguere l'insegnamento scolastico della religione dalla catechesi. L'IRC può avere una forte valenza culturale senza perdere la propria specificità.”

Il rapporto con l'educazione civica

La riflessione sull'ora di religione si inserisce anche nel più ampio dibattito sull'educazione alla cittadinanza.

Gli studenti hanno bisogno non soltanto di acquisire conoscenze disciplinari, ma anche di sviluppare capacità di analisi, confronto e interpretazione della realtà.

Religione, storia, filosofia, letteratura ed educazione civica possono concorrere, ciascuna attraverso i propri strumenti, alla costruzione di questa competenza.

Non si tratta quindi di sovrapporre discipline diverse, ma di valorizzarne le specificità e favorire collegamenti capaci di rendere più significativo il percorso formativo.

Una scuola che insegna a pensare

La vera sfida dell'ora di religione, come di tutte le altre discipline, è dunque quella di andare oltre la semplice trasmissione di informazioni.

Conoscere significa anche imparare a interpretare.

In quest'ottica, l'IRC può offrire agli studenti uno spazio nel quale affrontare domande sull'uomo, sulla società, sulla cultura e sui valori, sviluppando capacità di confronto e di pensiero critico.

Il dibattito sull'ora di religione non dovrebbe quindi ridursi alla domanda se essa sia o meno “catechismo”. La questione più importante è un'altra: come può questo insegnamento contribuire, nel rispetto della libertà di scelta e del pluralismo della scuola pubblica, alla formazione culturale e critica delle nuove generazioni?

È su questo terreno che l'ora di religione può trovare un ruolo significativo all'interno della scuola contemporanea. 

Scuola, FIS su NoiPA entro il 6 settembre: cedolino separato e nuova emissione il 14 settembre

 


Settembre si apre con una serie di lavorazioni NoiPA che interesseranno diverse categorie del personale scolastico. Tra FIS, cedolini separati, conguagli ed emissioni speciali, le prossime settimane saranno particolarmente importanti per verificare gli importi effettivamente riconosciuti.


FIS: il pagamento arriverà con un cedolino separato

La prima novità riguarda il Fondo per l’Istituzione Scolastica (FIS), attraverso il quale vengono remunerate numerose attività aggiuntive svolte dal personale della scuola.

Il pagamento del FIS non dovrebbe essere ricompreso nella normale rata stipendiale di settembre. L'importo sarà infatti visualizzato attraverso un cedolino separato, consentendo a docenti e personale ATA interessati di verificare quanto effettivamente liquidato dalla propria scuola.

La pubblicazione del cedolino è attesa entro la fine della settimana e comunque entro il 6 settembre.

Sarà quindi necessario accedere alla propria area personale NoiPA per verificare l'importo riconosciuto.

Naturalmente, non tutti riceveranno la stessa cifra. Il FIS è collegato alle attività aggiuntive effettivamente assegnate, svolte e successivamente liquidate dall'istituzione scolastica.

L'importo potrà quindi variare sensibilmente: per alcuni lavoratori si tratterà di poche centinaia di euro, mentre per chi ha svolto più incarichi o attività aggiuntive la somma potrà essere più consistente.

Un cedolino da controllare con attenzione

La pubblicazione del cedolino separato rappresenterà anche un'occasione per effettuare un controllo.

Il lavoratore potrà verificare l'importo lordo, le ritenute applicate e il netto effettivamente spettante, confrontando quanto riportato sul cedolino con le attività svolte e con le comunicazioni ricevute dalla scuola.

Eventuali differenze o anomalie dovranno essere approfondite innanzitutto con l'istituzione scolastica che ha disposto la liquidazione.

Il 14 settembre arriva l'emissione urgente

Ma il calendario delle lavorazioni non si ferma al FIS.

La successiva data da segnare è lunedì 14 settembre, quando è prevista l'unica emissione urgente del mese.

La lavorazione riguarderà i lotti con tipo conguaglio “conguaglio a cedolino urgente”. Per poter essere inseriti nell'emissione, questi lotti dovranno essere revisionati dagli uffici competenti entro le ore 16 di venerdì 11 settembre.

Si tratta dunque di una scadenza particolarmente importante per le amministrazioni che devono completare le operazioni necessarie affinché le somme possano entrare nella lavorazione.

Il 14 settembre anche l'emissione speciale per i dirigenti scolastici

La stessa giornata del 14 settembre assume particolare rilevanza per il personale dell'Area Dirigenziale Istruzione e Ricerca 2022-2024.

È infatti prevista un'emissione speciale destinata agli arretrati derivanti dal rinnovo contrattuale dei dirigenti scolastici.

La particolarità riguarda anche il mese di settembre.

Poiché lo stipendio ordinario di settembre non risulta ancora aggiornato con i nuovi importi contrattuali, nelle somme arretrate dovrebbero confluire anche le differenze economiche riferite allo stesso mese, secondo le modalità previste dalla lavorazione.

Per i dirigenti scolastici, quindi, il 14 settembre rappresenta una data da monitorare con particolare attenzione.

Un settembre da monitorare su NoiPA

Il quadro che emerge è quello di un mese caratterizzato da diverse lavorazioni, non necessariamente concentrate nello stesso cedolino.

FIS, emissione urgente e arretrati dei dirigenti scolastici seguono percorsi distinti, ed è quindi importante non confondere la normale rata stipendiale con le successive emissioni.

Per il personale della scuola il consiglio è semplice: controllare periodicamente l'area riservata NoiPA e verificare la presenza di nuovi cedolini, prestando attenzione non soltanto al netto finale, ma anche alla causale della liquidazione e alle singole voci presenti nel documento.

Settembre, dunque, non sarà soltanto il mese della ripresa delle attività scolastiche. Per molti lavoratori della scuola sarà anche un mese di verifiche economiche, con diverse somme che potrebbero essere accreditate attraverso lavorazioni separate.

Dirigenti scolastici, quanto cambia lo stipendio da regione a regione? La tabella del Centro Studi RTS


Il Centro Studi di Regolarità e Trasparenza nella Scuola (RTS) propone una tabella dedicata alla retribuzione annua lorda dei dirigenti scolastici, mettendo a confronto gli importi previsti nelle diverse regioni italiane e nelle quattro fasce indicate nella rilevazione.


La tabella evidenzia un aspetto spesso poco conosciuto: la retribuzione di un dirigente scolastico non è riconducibile a un unico importo uguale per tutti, poiché il trattamento economico comprende diverse componenti e, nel sistema precedente, la contrattazione integrativa regionale poteva incidere sulla parte variabile della retribuzione di posizione.

La fotografia proposta da RTS

Secondo la tabella elaborata dal Centro Studi RTS, gli importi annui lordi riportati sono articolati in quattro fasce.

Tra i dati più significativi emerge il valore della Calabria, che presenta:

  • 65.185,26 euro nella prima fascia;
  • 60.422,03 euro nella seconda fascia;
  • 56.150,49 euro nella terza fascia;
  • 51.878,95 euro nella quarta fascia.

All'estremo opposto, nella prima fascia il valore più basso riportato dalla tabella è quello del Molise, con 58.819,68 euro.

Anche nella seconda e nella terza fascia il Molise presenta gli importi più contenuti tra quelli indicati, rispettivamente con 56.515,23 euro e 54.956,61 euro.

Per la quarta fascia, invece, il valore più basso della tabella è quello della Campania, pari a 50.449,22 euro.

Una differenza che merita attenzione

Il confronto evidenzia quindi differenze che, sulla base dei valori riportati da RTS, possono arrivare a diverse migliaia di euro lordi annui.

Per esempio, considerando la prima fascia, tra il valore più elevato indicato per la Calabria (65.185,26 euro) e quello del Molise (58.819,68 euro) vi sono 6.365,58 euro lordi annui di differenza.

Una distanza analoga si osserva anche nelle altre fasce, sebbene con valori differenti.

Questo significa che parlare genericamente di "stipendio del dirigente scolastico" senza specificare quale componente della retribuzione, quale fascia e quale periodo contrattuale può essere fuorviante.

Perché esistono differenze territoriali?

Il trattamento economico della dirigenza scolastica è composto da più elementi. Il CCNL dell'Area Istruzione e Ricerca disciplina, tra l'altro, la retribuzione di posizione, articolata in una parte fissa e una parte variabile, oltre alla retribuzione di risultato. Il CCNL 2019-2021 ha fissato la parte fissa della retribuzione di posizione a 13.345,11 euro annui lordi per 13 mensilità e ha previsto una retribuzione di posizione complessiva entro un determinato intervallo economico.

Occorre però fare una precisazione importante sulla tabella RTS: il sistema delle fasce regionali non va confuso con l'attuale sistema nazionale di graduazione delle istituzioni scolastiche. Dal 2023-2024 la materia della graduazione delle posizioni è stata ricondotta alla contrattazione integrativa nazionale, con fasce di complessità nazionali. Il Senato, richiamando il CCNI del 1° agosto 2023, indica tre fasce nazionali di complessità e relativi valori della retribuzione di posizione.

Pertanto, la tabella proposta dal Centro Studi RTS va letta in relazione al periodo e al sistema di classificazione cui si riferiscono gli importi riportati, evitando di interpretarla automaticamente come una fotografia dell'attuale busta paga di tutti i dirigenti scolastici.

Il tema della contrattazione integrativa

La questione è particolarmente interessante perché per lungo tempo la contrattazione integrativa regionale ha avuto un ruolo nella determinazione della parte variabile della retribuzione di posizione.

La documentazione degli Uffici scolastici regionali mostra concretamente come le diverse fasce potessero essere associate a differenti valori economici. Ad esempio, nei precedenti contratti integrativi regionali venivano determinati specifici importi annuali della parte variabile in relazione alle fasce.

Il passaggio al sistema nazionale di graduazione ha quindi modificato il quadro di riferimento, rendendo ancora più importante distinguere dati storici, dati contrattuali e trattamento economico effettivamente percepito.

RTS: trasparenza anche sulle retribuzioni della dirigenza

La pubblicazione della tabella si inserisce nella più ampia attività del Centro Studi di Regolarità e Trasparenza nella Scuola, orientata a rendere maggiormente comprensibili dati economici e normativi che riguardano il mondo della scuola.

Il confronto tra le regioni consente infatti di porre una domanda più generale: quanto incide realmente la complessità dell'istituzione scolastica sulla retribuzione del dirigente che ne assume la responsabilità?

Numero degli studenti, personale, articolazione dei plessi, complessità organizzativa e responsabilità gestionali sono elementi che la disciplina della dirigenza scolastica considera nella graduazione delle posizioni. Il quadro normativo ha infatti previsto che la retribuzione di posizione sia collegata alla graduazione delle funzioni dirigenziali.

Il confronto proposto da RTS

La tabella del Centro Studi RTS rappresenta quindi uno strumento utile soprattutto per mettere a confronto gli importi e stimolare una riflessione sulla struttura della retribuzione dei dirigenti scolastici.

Il dato più evidente è che le differenze territoriali riportate nella tabella non sono trascurabili: nella prima fascia si passa dai 65.185,26 euro della Calabria ai 58.819,68 euro del Molise, mentre nelle fasce successive la forbice si riduce progressivamente.

Una fotografia economica che apre una questione più ampia: la retribuzione della dirigenza scolastica deve essere sempre più legata alla responsabilità e alla complessità effettiva della scuola, oppure deve prevalere un sistema nazionale uniforme?

Arretrati scuola, il confronto fa discutere: migliaia di euro ai dirigenti, briciole agli insegnanti


La partita del rinnovo contrattuale dei dirigenti scolastici porta con sé anche quella degli arretrati maturati nel periodo di riferimento. Per alcuni dirigenti l'importo complessivo può arrivare a una cifra significativa, fino a 6.337,82 euro lordi, con calcolo effettuato alla data del 31 agosto 2026.


Si tratta di una somma lorda che non deve essere confusa con l'importo effettivamente accreditato sul conto corrente. Il valore netto sarà infatti determinato dopo l'applicazione delle ritenute fiscali e previdenziali previste dalla normativa.

Arretrati fino a 6.337,82 euro lordi

L'importo massimo indicato riguarda, in particolare, i dirigenti scolastici entrati in servizio entro il 31 dicembre 2023 e tiene conto delle competenze economiche maturate nel periodo considerato.

La cifra di 6.337,82 euro lordi rappresenta quindi un riferimento importante per comprendere l'entità della partita economica collegata al rinnovo contrattuale.

Non tutti i dirigenti, tuttavia, riceveranno necessariamente la stessa somma.

L'importo cambia in base alla situazione individuale

Il valore degli arretrati deve essere determinato considerando la posizione individuale del dirigente.

Tra gli elementi che possono incidere sul calcolo rientrano soprattutto la data di immissione in ruolo dirigenziale e l'eventuale data di collocamento a riposo.

Di conseguenza, il valore massimo di 6.337,82 euro lordi non può essere automaticamente applicato a tutti i dirigenti scolastici.

La cifra effettivamente spettante dovrà essere verificata sulla base del periodo durante il quale il dirigente ha maturato il diritto alle diverse componenti economiche.

Dal lordo al netto: quanto arriverà effettivamente?

Uno degli aspetti da considerare è la differenza tra arretrato lordo e somma netta.

I 6.337,82 euro rappresentano infatti un importo lordo. Al momento dell'erogazione saranno applicate le ritenute previste, con un conseguente importo netto inferiore.

Il risultato finale dipenderà dalla posizione fiscale e previdenziale del singolo dirigente e dalle modalità con cui le somme saranno assoggettate a tassazione.

Per questo motivo non è corretto trasformare automaticamente l'importo lordo in un determinato importo netto valido per tutti.

Una cifra che rende evidente la dimensione economica del rinnovo

La partita degli arretrati assume quindi particolare rilievo per i dirigenti scolastici che rientrano nel periodo interessato.

Fino a 6.337,82 euro lordi rappresentano una cifra significativa, soprattutto se rapportata alle diverse annualità e alle componenti economiche oggetto di aggiornamento.

La cifra definitiva, tuttavia, dovrà essere verificata individualmente sulla base della decorrenza del rapporto dirigenziale e degli altri elementi che incidono sul trattamento economico.

Arretrati dirigenti scolastici: attenzione al calcolo individuale

Il dato dei 6.337,82 euro lordi deve dunque essere letto come un valore massimo di riferimento e non come una somma automaticamente spettante a ogni dirigente scolastico.

La verifica del proprio importo richiederà l'esame della posizione individuale e delle competenze maturate fino alla data considerata. Solo attraverso questo calcolo sarà possibile conoscere l'effettiva somma spettante e, successivamente, il relativo importo netto. 

Supplenze docenti 2026/2027, arrivano i bollettini delle nomine: cosa contengono e dove trovarli.


Con l’avvio dell’anno scolastico 2026/2027 torna l’attenzione sui bollettini delle nomine, gli elenchi pubblicati dagli Uffici Scolastici Provinciali (USP/UST) che comunicano gli esiti delle procedure di assegnazione degli incarichi di supplenza ai docenti.


Per migliaia di insegnanti inseriti nelle graduatorie, la pubblicazione di un nuovo bollettino rappresenta un momento particolarmente importante: è attraverso questi documenti che è possibile verificare se si è stati individuati per una supplenza, quale sede è stata assegnata e quale tipologia di contratto è stata attribuita.

Cosa sono i bollettini delle nomine

I bollettini scolastici sono documenti ufficiali pubblicati dagli Uffici Scolastici Provinciali al termine delle operazioni di conferimento delle supplenze.

Gli elenchi riportano gli esiti delle elaborazioni effettuate sulla base delle disponibilità, delle graduatorie e delle preferenze espresse dai candidati nella procedura prevista per l'assegnazione degli incarichi.

La pubblicazione del bollettino consente quindi al docente di conoscere l'esito della propria posizione senza dover attendere necessariamente una comunicazione individuale.

Quali informazioni contiene un bollettino

Il contenuto può variare in funzione della procedura e dell'Ufficio Scolastico che lo pubblica, ma generalmente il documento permette di individuare alcune informazioni fondamentali:

  • docente individuato per l'incarico;
  • scuola di destinazione;
  • classe di concorso o tipologia di posto;
  • tipologia di contratto, ad esempio supplenza fino al 31 agosto o fino al 30 giugno;
  • eventuale spezzone orario e relativo numero di ore;
  • ulteriori dati necessari a identificare l'esito della procedura.

Per il docente è quindi importante non limitarsi a verificare soltanto il proprio nominativo, ma leggere attentamente tutte le informazioni riportate nell'elenco.

Perché vengono pubblicati più bollettini

Le nomine non si esauriscono necessariamente con una singola pubblicazione.

Gli Uffici Scolastici possono procedere attraverso turni successivi di assegnazione, soprattutto quando rimangono posti disponibili oppure quando si verificano rinunce, variazioni delle disponibilità o altre situazioni che richiedono una nuova elaborazione.

Per questo motivo possono essere pubblicati un primo bollettino, un secondo e ulteriori bollettini.

La pubblicazione di un nuovo elenco non significa necessariamente che il precedente sia privo di validità: ogni documento deve essere letto verificando attentamente le indicazioni contenute nel relativo avviso dell'Ufficio Scolastico.

Che cos'è il "bollettino zero"

In alcune procedure può essere utilizzata anche l'espressione "bollettino zero" per indicare un turno preliminare delle operazioni.

Il termine è stato utilizzato, in particolare, in relazione a specifiche procedure di conferma o riconferma, come quelle riguardanti determinati incarichi sul sostegno.

Non deve però essere considerato automaticamente come il primo turno ordinario di tutte le procedure di supplenza: il significato concreto dipende dalle disposizioni applicate e dalle comunicazioni dell'Ufficio Scolastico competente.

Dove trovare i bollettini delle supplenze

I bollettini devono essere ricercati principalmente sui siti istituzionali degli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali competenti per il territorio.

La procedura più sicura consiste nel verificare direttamente la sezione dedicata a:

personale docente → reclutamento/supplenze → GPS → conferimento incarichi a tempo determinato.

È importante prestare attenzione anche alla data di pubblicazione, perché durante le settimane di avvio dell'anno scolastico possono essere pubblicati numerosi provvedimenti e diversi turni di nomina.

Cosa deve fare il docente dopo la pubblicazione

La comparsa del proprio nominativo nel bollettino è un passaggio fondamentale, ma il docente deve verificare con attenzione sede, classe di concorso, tipo di posto, durata e orario dell'incarico.

In caso di dubbi o di eventuali incongruenze, occorre fare riferimento al provvedimento pubblicato dall'Ufficio Scolastico e alle relative indicazioni operative.

Supplenze 2026/2027: attenzione ai nuovi bollettini

Con l'avvicinarsi dell'inizio delle lezioni, la pubblicazione dei bollettini delle nomine può intensificarsi. Per i docenti ancora in attesa di incarico, sarà quindi importante controllare periodicamente il sito dell'Ufficio Scolastico competente.

Il bollettino delle nomine rappresenta infatti uno degli strumenti ufficiali attraverso cui viene resa pubblica l'assegnazione delle supplenze e permette ai docenti di conoscere l'esito delle operazioni di conferimento degli incarichi per l'anno scolastico 2026/2027.

Criteri Oggettivi per il Conferimento degli Incarichi e delle Nomine: La Guida RTS per il 1° Collegio Docenti

 


In occasione dell'avvio dell'anno scolastico, il Centro Studi Regolarità e Trasparenza nella Scuola (RTS) ha redatto una fondamentale scheda tecnica d'orientamento rivolta al personale scolastico. A firma del Fondatore del Centro Studi RTS, Prof. Ing. Aldo Domenico Ficara, il documento definisce i criteri oggettivi e i riferimenti normativi prescrittivi per l'assegnazione delle nomine d'istituto, ponendosi l'obiettivo prioritario di tutelare la regolarità amministrativa ed evitare forzature burocratiche sul lavoro sommerso non pagato.


La guida individua 4 pilastri normativi rigidi che disciplinano l'attribuzione dei principali compiti e ruoli all'interno delle scuole.

I 4 Pilastri Normativi per le Nomine d'Istituto

1. Funzioni Strumentali (Art. 33 CCNL Comparto Istruzione e Ricerca)

  • La Regola: La determinazione del numero, delle aree di intervento e dei relativi criteri di attribuzione è di competenza esclusiva del Collegio dei Docenti.

  • La Tutela RTS: La nomina avviene unicamente su base volontaria previa candidatura formale. Il Dirigente Scolastico (DS) non può in alcun modo imporre l'incarico. Qualora non vi siano candidati, l'area di intervento non viene assegnata e le risorse corrispondenti confluiscono nel Fondo d'Istituto (MOF).

2. Collaboratori del Dirigente (Art. 25, comma 5, D.Lgs. 165/2001)

  • La Regola: Il DS ha la facoltà di individuare, all'interno del corpo docente, soggetti che lo coadiuvino nelle funzioni organizzative e vicarie (fino a un massimo del 10%).

  • La Tutela RTS: Trattandosi di deleghe fiduciarie del datore di lavoro, l'accettazione da parte del docente richiede un formale atto scritto.Trattandosi di un incarico non obbligatorio, la rinuncia può essere esercitata in qualsiasi momento con decorrenza immediata.

3. Commissioni di Lavoro e Organi Interni

  • La Regola: Tutte le commissioni operative (Orario, PTOF, Elettorale, ecc.) devono essere deliberate dal Collegio dei Docenti e coordinate con i criteri stabiliti in sede di Contrattazione Integrativa d'Istituto con la RSU.

  • La Tutela RTS: Nessun docente può essere inserito d'ufficio all'interno di commissioni che comportino un incremento dell'orario di lavoro che non sia esplicitamente quantificato, tracciato e adeguatamente remunerato.

Trasparenza e Tutela del Lavoro Docente

Attraverso questo orientamento tecnico, il Centro Studi Regolarità e Trasparenza nella Scuola ribadisce l'importanza del rispetto rigoroso della contrattazione e delle prerogative degli organi collegiali. Stabilire regole chiare fin dal primo Collegio dei Docenti di settembre garantisce la legittimità degli atti e previene contestazioni, tutelando sia l'istituzione scolastica che le professionalità dei lavoratori.

Aldo Domenico Ficara: il mio ultimo "primo giorno" di scuola


Messina, 1° Settembre 2026 – Il primo giorno di scuola porta con sé il fascino dei nuovi inizi, ma per il panorama educativo e tecnologico italiano la data odierna assume un valore storico e istituzionale senza precedenti. Il Prof. Ing. Aldo Domenico Ficara, figura di riferimento della didattica applicata e Fondatore del Centro Studi Regolarità e Trasparenza nella Scuola (RTS), fa il suo ingresso in aula per inaugurare il suo quarantesimo anno di servizio continuativo nella scuola statale. Un traguardo monumentale che coincide con il suo ultimo "primo giorno" dietro la cattedra.

Quattro decenni spesi all'intersezione tra rigore ingegneristico, innovazione metodologica e tutela normativa. Entrato nei ruoli dello Stato a metà degli anni Ottanta, il Prof. Ing. Ficara ha attraversato, anticipandole, tutte le grandi transizioni tecnologiche della scuola: dalla prima introduzione dell'informatica industriale nei laboratori tecnici, fino alla digitalizzazione dei registri e all'applicazione dei moderni modelli di Innovation Management applicati ai processi di apprendimento.
L'impegno didattico del Prof. Ing. Ficara non si è mai limitato alla mera trasmissione del sapere, ma si è tradotto in una imponente produzione di progetti didattici d'avanguardia che hanno ridefinito il concetto stesso di laboratorio multimediale. Le sue sperimentazioni, basate sull'oggettività dei dati e sull'efficienza dei flussi informativi, hanno offerto a generazioni di studenti gli strumenti tecnici e logici per comprendere le dinamiche tecnologiche contemporanee.
Accanto all'ininterrotto lavoro in classe, il Prof. Ing. Ficara ha saputo edificare una delle realtà editoriali e di monitoraggio normativo più potenti del Paese. Attraverso la Galassia RTS, che oggi governa in modo centralizzato un patrimonio multimediale di centinaia di migliaia di utenti unici nella rete e una stanza dei bottoni su WhatsApp in piena ebollizione sopra quota 550 leader d'opinione, il Fondatore ha disintermediato l'informazione scolastica, offrendo schede tecniche sintetiche a tutela del personale e della trasparenza amministrativa.
Mentre la campanella suona per l'ultima sessione annuale della sua straordinaria carriera, l'eredità metodologica dei suoi progetti didattici resta impressa nella roccia del sistema scolastico italiano. Un percorso monumentale che, lungi dal concludersi, si proietta verso nuove forme di divulgazione scientifica e di alta consulenza editoriale indipendente. Buon lavoro, Professore.