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di giovedì 9 luglio 2026

Aumenti in busta paga, ma il caro benzina li divora: per gli insegnanti andare al lavoro costa sempre di più

 Gli aumenti stipendiali sulla carta ci sono, ma nella vita quotidiana molti insegnanti continuano a percepire soprattutto l'aumento delle spese. E tra queste il costo del carburante rappresenta una delle voci più pesanti per chi ogni giorno deve percorrere decine di chilometri per raggiungere la scuola.


Il prezzo medio self service ha raggiunto 2,002 euro al litro per la benzina e 2,116 euro per il diesel. In autostrada i valori salgono ulteriormente, arrivando rispettivamente a 2,077 euro e 2,186 euro al litro.

Numeri che si trasformano rapidamente in una spesa concreta per le famiglie.

Un pieno supera ormai i 100 euro

Con questi prezzi, un'automobile con un serbatoio da 50 litri richiede circa 100 euro per un pieno di benzina e oltre 105 euro per un pieno di diesel.

Per chi utilizza l'auto occasionalmente si tratta di una spesa importante, ma ancora gestibile. La situazione cambia radicalmente per chi, invece, è costretto a utilizzare la macchina ogni giorno per andare al lavoro.

È il caso di molti docenti che lavorano lontano da casa, soprattutto nelle realtà territoriali dove i collegamenti ferroviari o gli autobus non sono sufficienti a garantire spostamenti quotidiani compatibili con gli orari scolastici.

Quaranta o cinquanta chilometri ogni giorno

Un insegnante che percorre quotidianamente 40 o 50 chilometri complessivi tra andata e ritorno deve mettere in conto un consumo di carburante significativo nel corso del mese.

La distanza, moltiplicata per le giornate di servizio, trasforma il tragitto casa-scuola in una vera e propria voce del bilancio familiare.

E non bisogna considerare soltanto il carburante. All'aumento del costo della benzina o del diesel si aggiungono manutenzione dell'automobile, pneumatici, assicurazione, parcheggi e usura del veicolo.

In altre parole, il costo reale del pendolarismo è molto più alto di quello che appare semplicemente guardando il prezzo alla pompa.

Gli aumenti dello stipendio e la sensazione del portafoglio

È proprio qui che emerge il paradosso denunciato da molti lavoratori della scuola: gli aumenti stipendiali vengono annunciati e calcolati in termini lordi, mentre gli aumenti delle spese quotidiane vengono percepiti immediatamente e direttamente dal portafoglio.

Una cosa è leggere sul cedolino un incremento della retribuzione lorda. Un'altra è fare rifornimento e vedere che per riempire il serbatoio servono oltre 100 euro.

Il risultato è una sensazione sempre più diffusa: gli aumenti dello stipendio non si percepiscono, il caro benzina invece sì.

Non significa necessariamente che gli aumenti contrattuali siano inesistenti o privi di valore. Significa però che il loro effetto sul potere d'acquisto deve essere valutato alla luce dell'insieme delle spese che un lavoratore deve sostenere.

Il problema dei docenti fuori sede

Per gli insegnanti la questione assume una particolare rilevanza perché la mobilità professionale può portare a lavorare anche a molti chilometri dalla propria abitazione.

Non tutti hanno la possibilità di scegliere una scuola vicina a casa e non tutti dispongono di un sistema di trasporto pubblico efficiente.

Così l'automobile diventa, di fatto, uno strumento necessario per poter svolgere il proprio lavoro.

Quando il costo del carburante aumenta, quindi, non aumenta semplicemente il costo di una libera scelta personale: per molti docenti aumenta il costo necessario per raggiungere il posto di lavoro.

Lo stipendio deve essere valutato anche in termini di potere d'acquisto

La questione degli stipendi degli insegnanti non può essere affrontata soltanto guardando alla cifra indicata nel cedolino.

Il vero parametro dovrebbe essere anche il potere d'acquisto della retribuzione, cioè quanto rimane effettivamente a disposizione del lavoratore dopo aver sostenuto le spese necessarie.

E per un docente pendolare il carburante può rappresentare una voce tutt'altro che marginale.

La domanda, allora, diventa inevitabile: quanto dell'aumento salariale rimane realmente nelle tasche di un insegnante quando una parte significativa dello stipendio viene assorbita dai costi necessari per raggiungere ogni giorno la scuola?

Il caro benzina riapre il dibattito sugli stipendi

Il tema del carburante si intreccia quindi con quello, più generale, della retribuzione del personale scolastico.

Gli insegnanti chiedono aumenti che non siano soltanto nominali, ma che producano un effettivo miglioramento delle condizioni economiche.

Perché tra inflazione, carburante, bollette, assicurazioni e costo della vita, il rischio è che una parte degli aumenti ottenuti venga rapidamente riassorbita dalle spese quotidiane.

Gli aumenti stipendiali possono anche essere scritti sul cedolino. Ma quando arriva il momento di fare il pieno, è il prezzo alla pompa a presentare il conto.

Stipendio insegnanti, finite le delusioni di agosto: a settembre arriva il conguaglio fiscale

 


Finite le aspettative e le delusioni legate allo stipendio di agosto, per docenti e personale scolastico l'attenzione si sposta ora sul cedolino di settembre 2026.
E anche il prossimo mese potrebbe riservare una sorpresa poco gradita: un netto più basso rispetto a quello percepito nei mesi precedenti.

Il motivo è legato alla fiscalità e, in particolare, alle addizionali IRPEF regionali e comunali, che vengono trattenute sulla retribuzione secondo modalità e tempistiche previste dalla normativa fiscale.

A settembre il cedolino può essere più leggero

Per molti insegnanti settembre rappresenta un mese particolare sotto il profilo dello stipendio. Dopo le aspettative legate agli arretrati e agli aumenti contrattuali, l'attenzione si concentra ora sul netto effettivamente accreditato.

La possibile riduzione non significa necessariamente che NoiPA abbia commesso un errore. Il cedolino può infatti comprendere trattenute fiscali programmate che incidono sull'importo disponibile.

Tra queste rientrano le addizionali regionale e comunale all'IRPEF, il cui pagamento avviene attraverso trattenute effettuate direttamente sulla retribuzione.

Perché si parla di conguaglio fiscale?

Il conguaglio serve a fare coincidere quanto effettivamente trattenuto durante l'anno con quanto dovuto dal contribuente sulla base della situazione fiscale complessiva.

Per il lavoratore questo può tradursi, in determinati casi, in una variazione del netto mensile.

È quindi importante non confrontare semplicemente lo stipendio di settembre con quello di agosto senza verificare nel dettaglio le singole voci del cedolino. Una diminuzione dell'importo netto può essere determinata da una diversa composizione delle trattenute e non necessariamente da una riduzione dello stipendio lordo.

Il cedolino NoiPA sarà ancora una volta decisivo

Per capire cosa accadrà realmente a settembre sarà fondamentale attendere la pubblicazione del cedolino analitico NoiPA.

È proprio attraverso il documento che il dipendente potrà verificare:

  • l'importo dello stipendio tabellare;
  • le eventuali competenze aggiuntive;
  • l'IRPEF applicata;
  • le addizionali regionali e comunali;
  • eventuali conguagli;
  • altre trattenute presenti nel mese.

Il consiglio, quindi, è quello di non fermarsi all'importo netto visualizzato, ma di controllare tutte le voci del cedolino.

Dopo agosto, settembre sarà il mese del controllo

Per il personale della scuola il 2026 si sta rivelando un anno particolarmente intenso sul fronte degli stipendi. Prima gli aumenti contrattuali, poi gli arretrati, le aspettative sui pagamenti e le differenze tra importi lordi e netti. Ora arriva il momento di fare i conti anche con la fiscalità.

Il rischio è che un eventuale netto più basso venga percepito immediatamente come una nuova perdita economica. In realtà, la variazione potrebbe essere semplicemente l'effetto di trattenute fiscali previste.

La parola d'ordine per settembre, dunque, sarà ancora una volta: controllare il cedolino.

Perché dopo le delusioni di agosto, la sorpresa di settembre potrebbe non arrivare da un mancato aumento, ma direttamente dalla parte fiscale dello stipendio.

L’articolo che ha infiammato Facebook: oltre 100 mila persone raggiunte sul tema degli stipendi dei docenti

 


Un articolo dedicato al divario retributivo tra docenti e dirigenti scolastici ha fatto registrare una significativa diffusione sui social, raggiungendo una copertura di oltre 100 mila persone su Facebook.

A documentare il risultato è lo screenshot del post pubblicato il 14 agosto sul gruppo Facebook “Ridateci il 2013”, amministrato da Aldo Ficara. Il contenuto rilanciava l’articolo dal titolo:

“Stipendi dei docenti, il divario con i dirigenti resta enorme: «Agli insegnanti 500 euro netti in più al mese»”

Secondo i dati visibili negli insight del post, la copertura ha raggiunto 100.015 persone, un risultato particolarmente rilevante per un contenuto che affronta uno dei temi più sentiti dal personale della scuola: la questione degli stipendi e della distanza economica tra le diverse figure professionali del sistema di istruzione.

Centinaia di reazioni e oltre 300 commenti

Il post non si è limitato a raggiungere un pubblico molto ampio, ma ha generato anche una consistente partecipazione.

Nello screenshot risultano 465 reazioni, 303 commenti e 32 condivisioni. Numeri che testimoniano come il tema salariale continui a suscitare attenzione, discussioni e anche forti reazioni all'interno della comunità scolastica.

Il dato più significativo è probabilmente quello dei commenti: oltre trecento interventi indicano che la questione non viene percepita soltanto come un problema economico, ma come un tema legato al riconoscimento professionale degli insegnanti.

Il nodo dei 500 euro netti

Al centro dell'articolo c'è la proposta di intervenire sul divario retributivo attraverso un incremento significativo delle retribuzioni dei docenti, quantificato nel titolo in 500 euro netti mensili.

Una cifra che, proprio per la sua rilevanza, ha contribuito ad alimentare il dibattito. Per molti insegnanti, infatti, gli aumenti contrattuali rappresentano un passo avanti ma non risolvono completamente il problema del potere d'acquisto, della progressione economica e della distanza rispetto alle retribuzioni di altre figure del comparto pubblico.

La discussione si inserisce così in un confronto più ampio sul futuro della scuola italiana: quanto deve essere pagato un insegnante? E quanto vale economicamente la responsabilità educativa e professionale che gli viene affidata?

Dai social alla discussione pubblica

Il risultato ottenuto dal post dimostra anche il ruolo sempre più importante dei social network nel portare il tema delle condizioni economiche del personale scolastico al centro del dibattito.

Una copertura superiore alle 100 mila persone significa che il contenuto è andato ben oltre la cerchia degli iscritti al gruppo, intercettando un pubblico più ampio e favorendo la circolazione della discussione.

Non è soltanto una questione di numeri. Dietro le centinaia di commenti e le migliaia di interazioni potenziali c'è una domanda che continua a emergere con forza: gli stipendi degli insegnanti italiani sono adeguati alla professionalità, alle responsabilità e al carico di lavoro richiesti?

Un tema destinato a far discutere

Il successo del post conferma che quello degli stipendi dei docenti rimane uno degli argomenti più sensibili nel mondo della scuola.

La richiesta di un recupero economico significativo non riguarda soltanto il valore della busta paga, ma investe questioni più ampie: attrattività della professione docente, riconoscimento sociale, progressione di carriera e capacità della scuola di trattenere e motivare le proprie professionalità.

Il dato di oltre 100 mila persone raggiunte rappresenta quindi, al di là del singolo post, un indicatore dell'interesse che il tema continua a suscitare.

E la discussione, a giudicare dai 303 commenti registrati, è tutt'altro che conclusa.

Oltre il caos dei social: perché nasce la linea diretta di "Regolarità e Trasparenza nella Scuola" su WhatsApp


L'analisi del Prof. Aldo Domenico Ficara: "Informazione verificata, analisi normativa e tutela dei diritti del personale scolastico. Senza intermediari, algoritmi o provocazioni."

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Negli ultimi anni, il mondo della scuola è stato travolto da una quantità imponente di informazioni, circolari, ordinanze e decreti. Tuttavia, insieme alla quantità, è cresciuta a dismisura anche la confusione.

I social network tradizionali, che per lungo tempo hanno rappresentato un punto d'incontro e di confronto fondamentale per centinaia di migliaia di docenti e collaboratori ATA, sono diventati luoghi sempre più rumorosi. Tra notizie strillate costruite unicamente per fare clickbaiting, profili anonimi creati ad hoc per innescare provocazioni e discussioni sterili che soffocano il merito delle questioni, chi cerca un'informazione pulita e rigorosa fa sempre più fatica a trovarla.

A fare il punto della situazione e a tracciare la nuova rotta editoriale è il Prof. Aldo Domenico Ficara, opinionista ed esperto di politiche scolastiche, anima del network Regolarità e Trasparenza nella Scuola:

"Tutelare la scuola e i suoi lavoratori significa prima di tutto proteggere la verità e la trasparenza delle notizie. Non possiamo più permettere che battaglie decisive per i diritti del personale docente e ATA vengano frammentate o soffocate dal rumore di fondo dei social network, dove le provocazioni sterile spesso prendono il sopravvento sui fatti e sulla normativa."

Un presidio indipendente al servizio dei lavoratori

Come Regolarità e Trasparenza nella Scuola, abbiamo sempre rivendicato un ruolo preciso: essere un presidio libero, indipendente e rigoroso di analisi della normativa scolastica. La nostra forza è sempre stata la chiarezza delle posizioni, la trasparenza dei dati e la capacità di analizzare gli atti ministeriali senza condizionamenti di sorta.

Oggi, di fronte a un contesto digitale in cui i filtri degli algoritmi rischiano di compromettere la fruizione delle notizie davvero importanti, abbiamo deciso di fare un passo in avanti decisivo per la nostra community di oltre 200.000 membri.

"Per anni abbiamo costruito una piazza d'incontro enorme su Facebook," prosegue il Prof. Aldo Domenico Ficara. "Oggi è giunto il momento di offrire a chi ci segue una linea di comunicazione diretta, protetta ed esclusiva. Con il nuovo canale WhatsApp portiamo l'analisi normativa e la tutela dei diritti direttamente sullo smartphone del lettore, lasciando le polemiche da bacheca a chi cerca lo scontro fine a se stesso."

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Cedolino NoiPA e FIS: pagamento in arrivo per alcuni, ma non per tutti. Ecco cosa sta succedendo

 


Giornata di novità sul fronte degli stipendi per il personale scolastico. Accanto al consueto cedolino mensile, per diversi lavoratori della scuola è comparsa una sorpresa: l’emissione di un secondo cedolino di pagamento relativo al FIS (Fondo di Istituto).

Dopo le settimane di stallo e le incertezze dei giorni scorsi, la macchina dei pagamenti si è finalmente messa in moto, ma con differenze sostanziali da scuola a scuola.

FIS pagato: la tempistica fa la differenza

Perché alcuni docenti e ATA vedono già l’importo accreditato (o il relativo cedolino visibile su NoiPA) e altri no? La risposta sta nella tempestività con cui le singole istituzioni scolastiche sono riuscite a completare le procedure burocratiche.

  • Chi riceve il pagamento: il personale delle scuole che sono riuscite a concludere le verifiche, elaborare i dati e trasmettere correttamente le segnalazioni nei tempi utili per rientrare nella lavorazione di questa emissione NoiPA.

  • Chi deve ancora attendere: i lavoratori degli istituti che, per motivi organizzativi o tempistiche interne, non sono riusciti a chiudere le operazioni in tempo per questa finestra temporale.

Non si tratta quindi di una liquidazione a pioggia che coinvolge l'intero sistema scolastico nazionale, ma di una procedura proceduta "a macchia di leopardo".

Nessun cedolino? Niente allarme

Per chi oggi accede al portale NoiPA e non trova alcun secondo cedolino, è importante chiarire un aspetto fondamentale: il compenso non è andato perduto.

L'assenza del secondo documento non indica necessariamente un errore o un taglio dei fondi. Significa semplicemente che la propria scuola di titolarità o di servizio rientrerà nei flussi di lavoro successivi. Le somme spettanti a titolo di FIS per l'anno scolastico verranno regolarmente liquidate attraverso le prossime emissioni speciali o ordinarie programmate da NoiPA.

Un passaggio che richiede ancora un po' di pazienza, ma che rassicura sulla copertura dei compensi accessori dovuti al personale.

Insulti nel gruppo Facebook “Ridateci il 2013”: la rabbia per il cedolino invariato rischia di far chiudere il gruppo

 


La rabbia per uno stipendio che, nonostante i tanti annunci sugli aumenti contrattuali, appare ancora invariato sta producendo tensioni anche sui social. Nel gruppo Facebook “Ridateci il 2013”, nato proprio per dare voce alle rivendicazioni economiche del personale della scuola, negli ultimi giorni non sono mancati commenti offensivi e attacchi rivolti a persone che, con i problemi evidenziati nei cedolini, non hanno alcuna responsabilità.

Una situazione paradossale: da una parte ci sono docenti e personale scolastico che attendono di vedere concretamente gli effetti degli aumenti e degli arretrati; dall'altra ci sono persone che da tempo si impegnano gratuitamente per informare, spiegare e divulgare le notizie riguardanti stipendi, contratti e pagamenti.

La delusione per un cedolino che non cambia

La pubblicazione del cedolino e la verifica delle somme effettivamente accreditate rappresentano, per molti lavoratori della scuola, il momento della verità.

Dopo settimane di comunicazioni, previsioni e annunci sugli aumenti previsti dal rinnovo contrattuale, vedere una cifra che sembra non essere cambiata rispetto alle aspettative può generare delusione, frustrazione e rabbia.

Sono sentimenti comprensibili.

Ma la rabbia, quando viene indirizzata contro chi sta semplicemente cercando di informare la comunità scolastica, rischia di trasformarsi in qualcosa di profondamente ingiusto.

Lo staff del gruppo non decide gli stipendi

Occorre ricordare un elemento fondamentale: gli amministratori e lo staff del gruppo Facebook non determinano gli importi degli stipendi, non elaborano i cedolini e non stabiliscono le date dei pagamenti.

Il loro compito è principalmente quello di raccogliere informazioni, verificarle per quanto possibile e condividerle con una comunità molto ampia di lavoratori della scuola.

Da questo punto di vista, l'impegno divulgativo del gruppo “Ridateci il 2013” è stato negli anni particolarmente intenso.

Informazioni su contratti, arretrati, NoiPA, progressioni economiche e problematiche stipendiali sono state continuamente condivise per cercare di aiutare docenti e ATA a comprendere ciò che stava accadendo.

Criticare un'informazione, chiedere chiarimenti o contestare una previsione è assolutamente legittimo.

Gli insulti, invece, sono un'altra cosa.

La rabbia non può diventare aggressione

È comprensibile che un insegnante possa sentirsi esasperato quando, dopo anni di attesa, scopre che l'aumento netto sul proprio stipendio è molto più basso di quello immaginato.

È comprensibile anche la delusione di chi si aspettava di vedere gli arretrati e si trova davanti a un cedolino che non corrisponde alle proprie aspettative.

Ma tutto questo non può trasformarsi in una caccia al responsabile tra coloro che amministrano un gruppo Facebook.

Chi informa non è necessariamente chi decide.

E soprattutto non può essere considerato responsabile di una situazione salariale determinata da contratti, stanziamenti, meccanismi fiscali, elaborazioni amministrative e procedure di pagamento.

Quando gli insulti scoraggiano chi si impegna

C'è poi un problema più generale.

Dietro un gruppo Facebook di grandi dimensioni non ci sono necessariamente strutture professionali o organizzazioni con risorse illimitate. Ci sono spesso persone che dedicano tempo, energie e competenze a un'attività di informazione che viene svolta per la comunità.

Quando questo lavoro viene accompagnato da insulti personali, accuse e aggressioni verbali, il rischio è che chi lo svolge si chieda semplicemente:

“Perché continuare?”

Ed è proprio questa la domanda che sembra essere arrivata al punto di essere affrontata apertamente.

Martedì 25 agosto l'incontro per decidere il futuro del gruppo

Per questo motivo è stato fissato per martedì 25 agosto un incontro nel quale verrà discussa anche l'eventuale chiusura del gruppo Facebook “Ridateci il 2013”.

Non si tratta soltanto di decidere se mantenere aperta una pagina social.

In gioco c'è qualcosa di più: la possibilità di continuare a mettere a disposizione della comunità scolastica uno spazio di informazione, confronto e condivisione che nel tempo ha raggiunto una partecipazione molto ampia.

La decisione, dunque, nasce anche dalla necessità di riflettere sul rapporto tra libera espressione, critica e rispetto delle persone.

Un gruppo può vivere solo se esiste rispetto

Un gruppo Facebook funziona quando le persone possono confrontarsi anche duramente, ma senza trasformare il confronto in un'aggressione personale.

Si può essere arrabbiati con il Governo, con il Ministero, con il contratto, con il sistema fiscale, con NoiPA o con qualsiasi altra istituzione ritenuta responsabile di una determinata situazione.

Ma scaricare quella rabbia su chi cerca di raccontare ciò che accade non risolve il problema.

Al contrario, rischia di privare la stessa comunità di uno strumento di informazione che, nel tempo, ha dimostrato di essere seguito e partecipato.

Il 25 agosto, quindi, non sarà soltanto una riunione organizzativa.

Sarà una riflessione sul futuro di una comunità nata da una rivendicazione precisa: ridare dignità economica al lavoro della scuola.

E forse proprio per questo sarebbe importante che il confronto ripartisse da un principio elementare:

si può essere arrabbiati, si può contestare, si può dissentire. Ma non si deve insultare chi, dalla propria parte, sta semplicemente cercando di informare.

40 ore + 40 ore non significa 80 ore da riempire a tutti i costi: come utilizzare il monte ore degli organi collegiali

 


All'inizio di ogni anno scolastico, con la predisposizione del Piano annuale delle attività, torna al centro dell'attenzione una questione che riguarda direttamente tutti i docenti: come devono essere utilizzate le ore destinate alle attività funzionali all'insegnamento e agli organi collegiali?

Il principio dal quale partire è semplice, ma spesso rischia di essere interpretato in modo distorto: 40 ore + 40 ore non significa automaticamente 80 ore di riunioni da programmare e riempire a tutti i costi.

Il monte ore previsto dal contratto rappresenta infatti il quadro di riferimento entro il quale organizzare le attività collegiali. Non dovrebbe trasformarsi in una sorta di obbligo per la scuola di convocare riunioni fino al raggiungimento matematico di tutte le ore disponibili.

Le due diverse tipologie di attività collegiali

Il contratto distingue sostanzialmente due grandi ambiti.

Da una parte ci sono le attività collegiali che riguardano la partecipazione al Collegio dei docenti, alle attività di programmazione e verifica di inizio e fine anno e alle altre attività collegiali previste.

Dall'altra parte ci sono le attività relative ai consigli di classe, interclasse e intersezione, comprese le attività connesse agli incontri con le famiglie.

Per ciascuno di questi ambiti è previsto un monte ore fino a 40 ore annuali.

Da qui nasce il famoso schema delle 40 ore + 40 ore.

Ma sarebbe sbagliato interpretarlo come se ogni docente dovesse necessariamente svolgere, in ogni caso, esattamente 80 ore di riunioni.

Un limite massimo, non un calendario da riempire

Il punto centrale è proprio questo: le attività devono essere programmate in funzione delle reali esigenze della scuola.

Se, per esempio, per le attività del Collegio dei docenti, dei dipartimenti e delle altre riunioni previste sono sufficienti 28, 32 o 35 ore, non appare ragionevole inventare ulteriori incontri esclusivamente per arrivare a 40.

Lo stesso ragionamento vale per consigli di classe, interclasse o intersezione.

La scuola deve certamente garantire il corretto funzionamento degli organi collegiali, ma dovrebbe anche evitare una proliferazione di convocazioni prive di una concreta necessità.

Il monte ore non dovrebbe essere un obiettivo da raggiungere, ma un limite entro il quale organizzare le attività.

Attenzione al Piano annuale delle attività

Un ruolo fondamentale viene svolto dal Piano annuale delle attività, predisposto all'inizio dell'anno scolastico.

È proprio in questa fase che il Collegio dei docenti deve avere la possibilità di valutare la distribuzione degli impegni, verificando il numero delle riunioni previste, la loro durata e il carico complessivo richiesto ai docenti.

Una programmazione corretta dovrebbe evitare, per quanto possibile, sia gli eccessi sia le convocazioni ripetitive.

Non è necessario organizzare una riunione soltanto perché ci sono ancora ore disponibili.

La domanda dovrebbe essere un'altra: quella riunione è davvero necessaria per il funzionamento della scuola?

80 ore non significano disponibilità illimitata

Il problema diventa ancora più delicato per i docenti che insegnano in più classi o che sono impegnati in diverse articolazioni dell'istituzione scolastica.

In questi casi la moltiplicazione dei consigli e degli incontri può determinare un carico molto superiore alle ore previste.

Proprio per questo il Piano annuale delle attività non può essere considerato un semplice calendario burocratico. Deve essere uno strumento di programmazione che tenga conto dell'effettiva sostenibilità degli impegni.

Non si può ragionare secondo la logica: “abbiamo 40 ore da una parte e 40 dall'altra, quindi dobbiamo necessariamente utilizzarle tutte”.

Le 40 + 40 ore rappresentano un quadro massimo di riferimento per specifiche tipologie di attività. Non sono un serbatoio di tempo da svuotare entro il 30 giugno.

Meno riunioni inutili, più collegialità efficace

La scuola ha bisogno di organi collegiali efficienti, non di calendari sovraccarichi.

Una riunione dovrebbe essere convocata quando esiste un ordine del giorno concreto, quando devono essere prese decisioni, quando occorre programmare, verificare o affrontare problemi reali.

Al contrario, riunioni eccessivamente lunghe o ripetitive rischiano di produrre l'effetto opposto: stanchezza, demotivazione e una partecipazione sempre meno efficace.

Il tempo del docente è una risorsa professionale preziosa. Utilizzarlo bene significa migliorare anche la qualità del lavoro collegiale.

La vera questione: programmare secondo le necessità

La corretta impostazione dovrebbe quindi essere molto chiara.

Prima si individuano le attività realmente necessarie per garantire il funzionamento della scuola. Successivamente si costruisce il Piano annuale delle attività, verificando che gli impegni rientrino nei limiti previsti dal contratto.

Non dovrebbe avvenire il contrario.

Non si parte da 80 ore disponibili per chiedersi come riempirle. Si parte dalle necessità della scuola e si organizzano gli impegni nel rispetto dei limiti contrattuali.

Ed è proprio qui che occorre evitare equivoci.

40 ore + 40 ore non significa 80 ore da riempire a tutti i costi.

Significa che esistono specifici limiti per differenti tipologie di attività funzionali all'insegnamento. La scuola deve utilizzare queste ore quando sono realmente necessarie, programmando gli impegni in modo trasparente, razionale e sostenibile.

Perché una scuola più efficiente non è quella che fa più riunioni.

È quella che riesce a fare le riunioni necessarie, nel tempo necessario, per raggiungere risultati concreti.

Rientro a scuola: guida agli interventi e alle delibere del Primo Collegio Docenti


Il primo collegio dei docenti di settembre è l'organo che traccia la rotta amministrativa, didattica e organizzativa dell'intero anno scolastico.

Gli interventi dei docenti non sono semplici pareri, ma servono a deliberare (cioè votare e rendere valide) le decisioni principali.

1. Interventi sulla Didattica e l'Offerta Formativa
  • PTOF (Piano Triennale dell'Offerta Formativa): I docenti propongono modifiche o integrazioni per adeguare il piano alle esigenze attuali.
  • Progetti e Percorsi: Discussione sull'approvazione di progetti extracurricolari, laboratori e scambi culturali.
  • Criteri di Valutazione: Interventi per definire o confermare le griglie di valutazione comuni per i voti e il comportamento.
2. Interventi sull'Organizzazione del Lavoro
  • Piano Annuale delle Attività: I docenti analizzano il calendario degli impegni (consigli di classe, scrutini, incontri con le famiglie) per verificare il rispetto del limite delle 40 ore annue previste dal contratto.
  • Suddivisione dell'Anno Scolastico: Discussione sulla scelta tra trimestri, quadrimestri o periodi intermedi per la valutazione.
  • Orario delle Lezioni: Richieste di chiarimento sui criteri di formulazione dell'orario (ad esempio la distribuzione delle ore buche o la gestione dei turni).
3. Interventi sull'Assegnazione di Ruoli e Funzioni
  • Funzioni Strumentali: I singoli docenti presentano la propria candidatura per gestire aree chiave della scuola (es. orientamento, inclusione alunni con disabilità, digitalizzazione).
  • Commissioni di Lavoro: Interventi per proporsi o votare i membri del comitato di valutazione, del team per l'innovazione digitale o della commissione elettorale.
4. Aspetti Legali e Formali degli Interventi
  • Diritto di Parola: Ogni docente di ruolo o supplente (già preso in servizio) ha il diritto di intervenire chiedendo la parola al Presidente (il Dirigente Scolastico).
  • Messa a Verbale: Un docente segretario trascrive i punti salienti degli interventi. Ogni insegnante ha il diritto di chiedere che una propria dichiarazione venga inserita parola per parola nel verbale (dichiarazione a verbale).
  • Votazione: Dopo la discussione si procede al voto (palese o segreto). Chi interviene può motivare il proprio voto contrario o l'astensione.

Quando le parole dei prof fanno sentire “sbagliato” uno studente

 


Quando le parole dei prof fanno sentire

 “sbagliato” uno studente


  • “Sei il peggiore della classe” → meglio: “In questo periodo sei in difficoltà, confrontiamoci su cosa non sta funzionando”
  • “Tuo fratello/sorella era molto meglio” → meglio: “Tu hai punti di forza diversi, lavoriamo su quelli e sulle tue lacune”
  • “Nella vita vera non vi regalerà niente nessuno” → meglio: “Allenarti ora a gestire impegni e scadenze ti aiuterà anche fuori da scuola”
  • “Non avete voglia di fare niente” → meglio: “Oggi vi vedo scarichi, proviamo a capire cosa rende questa attività così pesante per voi”
  • “Ai miei tempi nessuno si lamentava” → meglio: “Capisco che oggi avete pressioni diverse, vediamo come gestirle insieme”

Gli arretrati saranno pagati entro agosto, abbiamo mantenuto l'impegno preso: Così il MIM il 13 agosto 2026


Già disponibili nel cedolino di agosto gli incrementi economici derivanti dal rinnovo del Contratto del Comparto Istruzione e Ricerca 2025-2027. Si tratta in media di 143 euro per i docenti e di 107 euro per gli ATA. Anche gli arretrati saranno pagati entro agosto con una emissione straordinaria pari in media, e al netto della vacanza contrattuale, a 855 euro per i docenti e 633 euro per gli ATA.


“Abbiamo mantenuto l'impegno preso: valorizzare sempre di più chi lavora per il futuro dei nostri giovani. La nostra priorità è quella di continuare a migliorare le condizioni retributive e di welfare di docenti e personale scolastico. Dall’insediamento del Governo a oggi, abbiamo sottoscritto tre Contratti del Comparto Scuola, che portano a incrementi retributivi mensili complessivi di 412 euro per i docenti e 304 euro per gli ATA”. Così il Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.





Stipendi scuola, 250 euro in più dal 2027 e altri 250 dal 2028: RTS apre il confronto sulla proposta


Gli aumenti contrattuali appena definiti rappresentano un passo avanti, ma secondo Regolarità e Trasparenza nella Scuola (RTS) non sono sufficienti a colmare il divario retributivo che ancora separa il personale dell'Istruzione da altri comparti della Pubblica amministrazione.

Da qui nasce l'idea di aprire un nuovo confronto nel gruppo Facebook “Ridateci il 2013” e nel canale WhatsApp di Regolarità e Trasparenza nella Scuola, con l'obiettivo di valutare il sostegno a una proposta ulteriore: 250 euro mensili in più dal 2027 attraverso l'indennità integrativa speciale, con altri 250 euro dal 2028.

Un intervento aggiuntivo rispetto al rinnovo contrattuale

La proposta non dovrebbe sostituire gli aumenti previsti dal CCNL, ma rappresentare un intervento aggiuntivo destinato a rafforzare la retribuzione del personale scolastico.

L'ipotesi di intervenire sull'indennità integrativa speciale punta quindi a introdurre nuove risorse a favore di docenti e personale ATA, con l'obiettivo di ridurre progressivamente il divario retributivo.

Ficara: “Il contratto non può essere il punto di arrivo”

A spiegare la posizione di RTS è il prof. Aldo Domenico Ficara, CEO di Regolarità e Trasparenza nella Scuola, secondo il quale il rinnovo contrattuale deve essere considerato un punto di partenza e non il traguardo della politica retributiva per il personale dell'Istruzione.

“Gli aumenti contrattuali sono importanti, ma non possiamo considerare chiusa la questione degli stipendi della scuola. Se il divario con gli altri comparti della Pubblica amministrazione rimane significativo, occorre ragionare su ulteriori strumenti di perequazione”.

Ficara sottolinea inoltre che l'eventuale incremento dell'indennità integrativa speciale dovrebbe essere aggiuntivo rispetto agli aumenti contrattuali già riconosciuti.

“L'ipotesi dei 250 euro dal 2027 e di ulteriori 250 euro dal 2028 merita di essere discussa senza pregiudizi. Non si tratta di confondere una proposta con una misura già approvata, ma di aprire un confronto tra i lavoratori della scuola sulla possibilità di sostenere una rivendicazione economica strutturale”.

Il confronto parte dai social

La discussione sarà quindi affidata anche alla partecipazione del personale scolastico.

Nel gruppo Facebook “Ridateci il 2013” e nel canale WhatsApp di RTS potranno essere raccolte opinioni, osservazioni e valutazioni sulla proposta, verificando anche il livello di consenso tra docenti e ATA.

L'obiettivo, secondo Ficara, è trasformare il confronto social in un momento di partecipazione e proposta, evitando che la questione salariale venga affrontata soltanto quando si apre una nuova stagione contrattuale.

“Vogliamo capire cosa ne pensano realmente i lavoratori. Prima di sostenere una proposta è necessario discuterla, analizzarne gli effetti e verificarne il consenso. Se emergerà una richiesta forte e condivisa, RTS potrà farsi portavoce di questa posizione”.

250 euro nel 2027 e altri 250 nel 2028: una proposta, non ancora una norma

È importante precisare che i 250 euro aggiuntivi dal 2027 e gli ulteriori 250 euro dal 2028 non sono oggi previsti dal CCNL e non costituiscono un aumento già riconosciuto.

Si tratta di una proposta che richiederebbe nuove risorse pubbliche e specifici interventi normativi e finanziari.

Il confronto che RTS intende promuovere punta quindi a una domanda più ampia: gli aumenti contrattuali appena ottenuti sono sufficienti oppure la scuola ha bisogno di un ulteriore intervento strutturale per recuperare il divario retributivo?

La risposta, questa volta, potrebbe arrivare direttamente dai lavoratori attraverso il dibattito nel gruppo “Ridateci il 2013” e nel canale WhatsApp di Regolarità e Trasparenza nella Scuola.

Stipendio NoiPA agosto 2026, venerdì 21 arriva l’accredito: per il momento è l'unica cosa certa di Agosto 2026

 


Stipendio NoiPA agosto 2026, venerdì 21 arriva l’accredito: aumenti in busta paga e arretrati ancora in attesa

Venerdì 21 agosto 2026 è previsto l’accredito dello stipendio ordinario NoiPA per docenti e personale ATA. La data ordinaria del 23 agosto quest’anno cade infatti di domenica e il pagamento viene anticipato al primo giorno bancabile utile.

Il cedolino di agosto presenta una novità importante: per la prima volta diventano visibili gli aumenti tabellari previsti dal CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, sottoscritto all’ARAN il 1° luglio 2026.

Aumenti sì, ma anche nuove trattenute

Lo stipendio di agosto sarà quindi particolarmente atteso dal personale scolastico. Gli incrementi contrattuali si riflettono sugli importi stipendiali, ma l’effetto netto può essere diverso da quello atteso a causa della fiscalità e delle addizionali IRPEF, che in questo periodo possono incidere maggiormente sulla busta paga.

Per questo motivo, il confronto tra il nuovo cedolino e quelli dei mesi precedenti sarà fondamentale per verificare l’effettivo aumento netto.

Il nodo degli arretrati

Rimane poi aperta la questione degli arretrati derivanti dal rinnovo contrattuale. L'accredito non coincide necessariamente con quello dello stipendio ordinario e resta legato alle procedure di emissione e liquidazione predisposte da NoiPA.

Per docenti e ATA, dunque, il cedolino di agosto rappresenta un passaggio importante: entrano in busta paga i nuovi valori tabellari, mentre gli arretrati restano un capitolo distinto ancora da verificare.

L'attenzione del personale scolastico è ora tutta rivolta al cedolino e all'importo effettivamente accreditato il 21 agosto.

Scuola, 500 euro netti e quattordicesima: le richieste che arrivano dal gruppo “Ridateci il 2013”

 


500 euro netti in più in busta paga, quattordicesima, buoni pasto, mobilità intercompartimentale, riscatto gratuito della laurea, riconoscimento del 2013, tutela del lavoro fragile e pensione a 60 anni.

È questa la piattaforma di richieste contenuta in un commento pubblicato nel gruppo Facebook “Ridateci il 2013”, dove continua il confronto sul tema della valorizzazione economica e normativa del personale della scuola.

Si tratta di proposte che, se trasformate in misure concrete, avrebbero un impatto significativo sulle condizioni economiche e lavorative di docenti e personale ATA.

500 euro netti in più ogni mese

La prima richiesta riguarda un incremento di 500 euro netti mensili in busta paga.

Una misura di questo tipo rappresenterebbe un intervento particolarmente rilevante sulla retribuzione del personale scolastico e viene collegata alla necessità di recuperare il potere d'acquisto perso negli anni e di rendere maggiormente attrattivo il lavoro nella scuola.

Il tema salariale rimane infatti uno dei principali punti del dibattito sul futuro del comparto Istruzione.

Quattordicesima e buoni pasto

Tra le richieste compare anche l'introduzione della quattordicesima mensilità.

A questa si aggiunge la richiesta di buoni pasto per ogni giornata lavorativa, una misura che avrebbe l'obiettivo di riconoscere anche sotto il profilo del welfare una parte dei costi sostenuti quotidianamente dal personale.

Le due proposte puntano quindi a rafforzare sia la componente direttamente retributiva sia quella legata ai benefici accessori.

Mobilità intercompartimentale

Un altro punto riguarda la mobilità intercompartimentale, cioè la possibilità di favorire il passaggio del personale tra differenti comparti della pubblica amministrazione.

La richiesta viene inserita nel quadro di una maggiore flessibilità delle carriere e della valorizzazione dell'esperienza professionale maturata dai dipendenti pubblici.

Riscatto della laurea a costo zero

Particolarmente ambiziosa è la proposta relativa al riscatto gratuito degli anni di laurea.

L'obiettivo sarebbe consentire al lavoratore di valorizzare ai fini previdenziali il proprio percorso universitario senza sostenere i costi normalmente associati al riscatto.

Una misura di questo genere avrebbe evidenti conseguenze sul piano previdenziale e richiederebbe necessariamente un intervento legislativo specifico.

Il riconoscimento dell'anno 2013

Non poteva mancare uno dei temi che caratterizzano maggiormente il gruppo “Ridateci il 2013”: il riconoscimento dell'anno 2013 ai fini della progressione economica.

La questione è da anni al centro delle rivendicazioni di una parte del personale della scuola, che chiede il superamento degli effetti prodotti dal blocco della progressione economica e il recupero dell'anno ai fini della ricostruzione della carriera.

Lavoro fragile e pensione a 60 anni

La piattaforma comprende infine due richieste di carattere previdenziale e sociale.

Da una parte viene chiesto il riconoscimento del lavoro fragile, con una maggiore tutela per le condizioni lavorative considerate particolarmente gravose o vulnerabili.

Dall'altra viene proposta la possibilità di accedere alla pensione a 60 anni.

Anche in questo caso si tratterebbe di una modifica di grande portata, che dovrebbe essere disciplinata attraverso specifici interventi sulla normativa previdenziale.

Una piattaforma che riapre il dibattito

Le otto richieste rappresentano, al momento, proposte e rivendicazioni espresse nel dibattito del gruppo, e non misure già approvate.

Il loro interesse sta soprattutto nel fatto che mettono insieme, in un'unica piattaforma, questioni economiche, contrattuali, previdenziali e di organizzazione del lavoro.

Dal recupero del potere d'acquisto al riconoscimento del 2013, passando per quattordicesima, buoni pasto, mobilità e previdenza, il messaggio che arriva dal gruppo è netto: per restituire dignità al lavoro nella scuola, secondo gli autori della proposta, non basterebbero piccoli interventi, ma sarebbe necessario un intervento strutturale sul trattamento economico e normativo del personale.

Il confronto, intanto, continua tra i lavoratori e nei gruppi social dedicati alla scuola.

Organi collegiali online: il gruppo “Ridateci il 2013” avvia un monitoraggio periodico nelle scuole


Il gruppo Facebook “Ridateci il 2013” avvia una nuova iniziativa di monitoraggio sull’attuazione delle disposizioni relative allo svolgimento online degli organi collegiali non deliberativi.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di raccogliere, attraverso semplici post e le segnalazioni dei lavoratori della scuola, informazioni concrete su come le nuove disposizioni vengono effettivamente applicate nelle istituzioni scolastiche.

Un monitoraggio dal basso

Il monitoraggio non si limiterà alla verifica formale delle norme, ma cercherà di fotografare la loro attuazione concreta nelle scuole.

Le segnalazioni potranno riguardare, in particolare, le modalità con cui vengono organizzate le riunioni degli organi collegiali non deliberativi a distanza, le indicazioni fornite dalle singole istituzioni scolastiche e le eventuali differenze nelle modalità di applicazione.

L’obiettivo è costruire progressivamente una mappa delle prassi adottate dalle scuole, facendo emergere eventuali criticità, difformità o interpretazioni differenti.

Cadenza periodica decisa attraverso un sondaggio

Una delle caratteristiche dell'iniziativa sarà la sua cadenza periodica.

Il periodo con cui effettuare il monitoraggio non sarà stabilito unilateralmente, ma verrà deciso attraverso un apposito sondaggio pubblicato sul canale WhatsApp del network Regolarità e Trasparenza nella Scuola ( clicca qui per farne parte ).

In questo modo saranno gli stessi partecipanti al network a indicare la frequenza ritenuta più utile per verificare l'evoluzione dell'applicazione delle disposizioni.

Dalle segnalazioni a una fotografia nazionale

L'idea è quella di trasformare i singoli post e le singole esperienze in uno strumento di osservazione più ampio.

Le informazioni raccolte periodicamente potranno infatti consentire di confrontare le diverse realtà scolastiche e capire se le disposizioni sugli organi collegiali online vengono applicate in modo omogeneo oppure se emergono differenze significative tra istituzioni scolastiche.

Si tratta, quindi, di un monitoraggio partecipato, basato sulle esperienze dirette del personale della scuola.

Un'iniziativa destinata a proseguire

Il gruppo “Ridateci il 2013” intende così mantenere alta l'attenzione su una materia destinata ad avere un impatto concreto sull'organizzazione del lavoro scolastico.

Il primo passo sarà il sondaggio sul canale WhatsApp di Regolarità e Trasparenza nella Scuola, attraverso il quale verrà individuata la periodicità del monitoraggio.

Successivamente, i risultati delle diverse rilevazioni potranno essere messi a confronto, creando nel tempo una serie di dati e testimonianze sull'effettiva applicazione delle nuove modalità di svolgimento degli organi collegiali non deliberativi.

L'obiettivo dichiarato è semplice: non limitarsi a conoscere ciò che prevedono le norme, ma verificare come vengono applicate concretamente nelle scuole.

Scuola, dal 2026/2027 le riunioni collegiali potranno svolgersi anche online: cosa cambia per i docenti


Tra poco più di due settimane prenderà il via il nuovo anno scolastico 2026/2027 e tra le novità destinate a incidere sull'organizzazione delle attività collegiali c'è la possibilità di svolgere a distanza le riunioni degli organi collegiali, comprese quelle del Collegio dei docenti con carattere deliberativo.

La novità arriva dopo l'accordo raggiunto prima dell'estate tra Ministero dell'Istruzione e del Merito e organizzazioni sindacali, che ha definito il quadro contrattuale per consentire lo svolgimento in modalità telematica delle riunioni collegiali.

Non una scelta automatica, ma uno strumento a disposizione delle scuole

La possibilità di riunirsi online non significa che tutti i Collegi dei docenti dovranno necessariamente svolgersi a distanza.

La nuova disciplina mette infatti a disposizione delle istituzioni scolastiche uno strumento organizzativo che dovrà essere utilizzato tenendo conto delle specifiche esigenze della comunità scolastica.

Prima di adottare le relative modalità operative, le scuole avranno quindi la possibilità di procedere con i tempi necessari per un confronto sereno all'interno della comunità professionale.

L'obiettivo è evitare che la modalità telematica venga considerata semplicemente come una soluzione tecnica, trasformandola invece in una scelta organizzativa condivisa e coerente con le esigenze dell'istituto.

Pendolari, clima e condizioni logistiche

Tra gli elementi che possono essere presi in considerazione rientrano le condizioni ambientali e logistiche nelle quali opera ciascuna scuola.

Un istituto con un numero particolarmente elevato di docenti pendolari, ad esempio, potrebbe valutare positivamente la possibilità di organizzare determinate riunioni online, riducendo gli spostamenti del personale.

Lo stesso ragionamento può riguardare particolari periodi dell'anno caratterizzati da condizioni climatiche difficili, oppure situazioni nelle quali la partecipazione in presenza presenta specifiche criticità organizzative.

La disciplina, dunque, lascia spazio alle singole istituzioni scolastiche affinché possano individuare le soluzioni più adeguate al proprio contesto.

Il punto centrale: le riunioni deliberative

Uno degli aspetti più importanti riguarda il fatto che la modalità telematica potrà interessare anche le riunioni collegiali aventi carattere deliberativo.

Non si tratta quindi soltanto di utilizzare una piattaforma digitale per incontri informali o per semplici comunicazioni.

La possibilità riguarda l'attività collegiale vera e propria, con le relative responsabilità e con la necessità di garantire tutte le condizioni indispensabili per una corretta partecipazione, discussione e deliberazione.

Per le scuole sarà quindi fondamentale definire con chiarezza procedure, modalità di convocazione, partecipazione, verifica delle presenze, votazioni e verbalizzazione.

Responsabilità datoriali più chiare

Un altro elemento evidenziato nell'accordo riguarda la necessità di chiarire le responsabilità datoriali connesse all'organizzazione delle riunioni a distanza.

La sintesi sottoscritta tra Ministero e organizzazioni sindacali punta proprio a fornire alle istituzioni scolastiche un quadro più definito, evitando che ogni scuola debba affrontare la questione senza riferimenti contrattuali sufficientemente chiari.

La regolamentazione delle riunioni online diventa così parte di un più ampio processo di modernizzazione dell'organizzazione scolastica.

Più flessibilità, ma anche più responsabilità

La possibilità di svolgere il Collegio dei docenti a distanza potrebbe produrre vantaggi concreti: meno spostamenti, maggiore flessibilità organizzativa e una gestione più agevole delle riunioni particolarmente lunghe o collocate in periodi caratterizzati da difficoltà logistiche.

Ma la novità pone anche una responsabilità importante in capo alle scuole.

La modalità telematica dovrà infatti essere organizzata in modo da garantire partecipazione effettiva, trasparenza delle deliberazioni e pieno esercizio delle prerogative collegiali.

Non basta quindi accendere una videocamera e collegarsi a una piattaforma: occorre costruire regole chiare e condivise.

Il nuovo anno scolastico parte con una novità organizzativa importante

Con l'avvio dell'anno scolastico 2026/2027, le istituzioni scolastiche si troveranno quindi davanti a una nuova possibilità organizzativa.

La vera sfida sarà trovare un equilibrio tra esigenze della scuola, diritti del personale, qualità della partecipazione e funzionalità delle riunioni collegiali.

Come sottolineato nella sintesi dell'accordo, le scuole possono procedere con i tempi necessari per avviare un confronto sereno nella comunità professionale e valutare le proprie specifiche condizioni.

La riunione online, dunque, non viene semplicemente imposta come sostituzione della presenza fisica: diventa uno strumento contrattuale a disposizione delle istituzioni scolastiche, da utilizzare quando può realmente contribuire a valorizzare la professionalità docente e rendere più efficace l'azione della scuola.

“Ridateci il 2013” torna sopra quota 50 mila: il gruppo Facebook supera di nuovo una soglia simbolica

 


Il 17 agosto 2026 il gruppo Facebook “Ridateci il 2013 – l’anno perso per l’anzianità di servizio” è tornato a superare i 50.000 membri. Un risultato particolarmente significativo perché la stessa soglia era stata raggiunta già una prima volta il 30 aprile 2022.

A distanza di oltre quattro anni, dunque, il gruppo torna nuovamente sopra quota 50 mila, confermando quanto il tema del 2013 e dell’anzianità di servizio del personale della scuola continui a suscitare attenzione e partecipazione.

Due volte sopra i 50 mila

La storia del gruppo può essere riassunta attraverso due date.

30 aprile 2022: “Ridateci il 2013” supera per la prima volta i 50.000 membri.

17 agosto 2026: il gruppo raggiunge nuovamente quota 50.000, tornando quindi sopra una soglia che rappresenta uno dei principali indicatori della partecipazione sviluppata intorno alla questione.

Non si tratta semplicemente di un numero. Dietro quei 50 mila iscritti c'è una comunità che negli anni ha discusso di stipendi, progressioni economiche, anzianità di servizio, contratto e riconoscimento del 2013.

Quattro anni di discussioni sulla scuola

Dal primo superamento della soglia dei 50 mila iscritti sono trascorsi più di quattro anni.

Nel frattempo il dibattito sul 2013 non si è spento. Al contrario, la questione continua periodicamente a riemergere nelle discussioni sul trattamento economico del personale scolastico e sulla valorizzazione dell'anzianità.

Il gruppo ha rappresentato uno spazio nel quale docenti e personale della scuola hanno potuto confrontarsi, condividere informazioni e mantenere alta l'attenzione su una vicenda che, per molti lavoratori, viene considerata ancora irrisolta.

Il significato di quel “50K”

Superare nuovamente i 50 mila membri assume quindi un valore soprattutto simbolico.

In un momento nel quale i social network sono diventati uno degli strumenti principali attraverso cui il personale della scuola si informa e si confronta, raggiungere una comunità di queste dimensioni significa aver mantenuto nel tempo un interesse significativo intorno a una specifica rivendicazione.

Il dato del 17 agosto 2026 dimostra inoltre che, nonostante gli anni trascorsi dalla prima grande crescita del gruppo, il tema del 2013 continua a mobilitare una parte consistente del personale scolastico.

Una comunità che riparte

Il ritorno sopra quota 50 mila può essere letto anche come una sorta di nuova partenza.

Il gruppo “Ridateci il 2013” torna infatti a occupare una posizione di rilievo all'interno del dibattito social dedicato alla scuola, proprio mentre le questioni salariali sono tornate al centro dell'attenzione con il rinnovo contrattuale, gli aumenti degli stipendi e gli arretrati.

La coincidenza temporale è significativa: mentre il personale discute dell'effettivo valore degli aumenti contrattuali e del potere d'acquisto degli stipendi, la questione dell'anzianità e del 2013 continua a essere presente nel dibattito collettivo.

Un grazie ai membri

Il traguardo raggiunto il 17 agosto 2026 è quindi soprattutto il risultato della partecipazione degli iscritti.

Dai primi 50 mila del 30 aprile 2022 ai nuovi 50 mila dell'agosto 2026, il gruppo ha attraversato anni di discussioni, momenti di crescita e periodi più difficili, riuscendo però a mantenere viva la propria identità.

Due volte sopra i 50 mila membri: un dato che racconta la persistenza di una rivendicazione e la capacità di una comunità scolastica di continuare a discutere, informarsi e far sentire la propria voce.

Arretrati scuola, niente accredito il 18 agosto: NoiPA fissa l’esigibilità al 24 agosto. Docenti e ATA, ecco quando arrivano i soldi


Come preannunciato ieri da Regolarità e Trasparenza nella Scuola, gli arretrati del nuovo contratto della scuola non saranno accreditati oggi, 18 agosto, sui conti correnti di docenti e personale ATA.

La data attesa per il pagamento è ora lunedì 24 agosto 2026, quando le somme elaborate da NoiPA dovrebbero diventare effettivamente esigibili per il personale interessato. La nuova data è riportata nelle informazioni sulle lavorazioni NoiPA relative agli arretrati.


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Arretrati scuola: il 24 agosto è la data da segnare

Per migliaia di lavoratori della scuola si chiude così una fase caratterizzata da diverse date, indiscrezioni e indicazioni provvisorie.

Nei giorni scorsi era comparso il 18 agosto come possibile data di pagamento. Quella indicazione, tuttavia, non coincideva con la data definitiva di esigibilità.

La distinzione è importante: una data utilizzata nel corso delle lavorazioni tecniche di NoiPA non equivale necessariamente alla data nella quale le somme diventano disponibili sul conto corrente.

Il quadro che emerge ora indica invece lunedì 24 agosto 2026 come data di esigibilità degli arretrati.

Perché il 18 agosto non è arrivato il pagamento

L'assenza dell'accredito nella giornata del 18 agosto conferma quindi quanto RTS aveva segnalato nelle scorse ore: la presenza di una data nelle lavorazioni non doveva essere automaticamente interpretata come certezza dell'accredito.

NoiPA ha dovuto completare le operazioni necessarie per determinare, per ciascun dipendente, le differenze retributive derivanti dall'applicazione del nuovo contratto.

Il sistema ha dovuto infatti considerare i nuovi valori stipendiali, gli importi già corrisposti come anticipazione e le diverse situazioni individuali del personale amministrato.


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Arretrati del CCNL 2025-2027

Le somme riguardano gli arretrati collegati al CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, sottoscritto definitivamente il 1° luglio 2026.

L'applicazione economica del contratto interessa sia il personale docente sia il personale ATA e comprende gli adeguamenti retributivi e le differenze maturate nel periodo precedente all'entrata a regime dei nuovi importi.

NoiPA aveva già comunicato che gli adeguamenti previsti dal nuovo contratto sarebbero stati applicati con il cedolino di agosto, mentre gli arretrati sarebbero stati gestiti attraverso una specifica emissione.

Il cedolino di agosto e il pagamento degli arretrati sono due cose diverse

Un elemento da tenere particolarmente presente riguarda la distinzione tra stipendio ordinario di agosto e arretrati contrattuali.

Le due componenti non devono necessariamente essere confuse.

Il cedolino ordinario riguarda la retribuzione del mese, comprensiva degli adeguamenti previsti dal nuovo contratto, mentre gli arretrati costituiscono una lavorazione distinta relativa alle differenze maturate nei periodi precedenti.

Per questo motivo la visualizzazione del cedolino di agosto non deve essere automaticamente interpretata come prova dell'avvenuto accredito degli arretrati.


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Lunedì 24 agosto il momento decisivo

A questo punto, salvo ulteriori modifiche nelle lavorazioni, la giornata di lunedì 24 agosto rappresenta il momento decisivo.

Sarà infatti quella la data nella quale gli importi dovrebbero diventare esigibili e quindi disponibili per i lavoratori interessati.

Per docenti e ATA che hanno seguito in questi giorni l'evoluzione delle lavorazioni NoiPA, si tratta quindi di un ulteriore passaggio importante: il 18 agosto può essere archiviato come data provvisoria, mentre il 24 agosto diventa la nuova data da monitorare.

Resta comunque fondamentale verificare il proprio cedolino e la propria posizione individuale, perché l'importo degli arretrati non è uguale per tutti e può variare in relazione alla qualifica, all'anzianità, al periodo di servizio e alla situazione economica individuale.


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La cronologia

18 agosto 2026: nessun accredito degli arretrati; la data precedentemente indicata non corrisponde all'esigibilità definitiva.

24 agosto 2026: data indicata per l'esigibilità delle somme relative agli arretrati.

Agosto 2026: entrano inoltre a regime gli adeguamenti stipendiali previsti dal nuovo CCNL.

Dopo settimane di attesa, il personale della scuola ha dunque una nuova data da segnare sul calendario: 24 agosto 2026.

“Siete dei poveri proff resistivi, io chiederò incarichi aggiuntivi per arrotondare il mio stipendio": la risposta di un’insegnante agli appelli di RTS sugli aumenti degli stipendi

 


Le discussioni sugli aumenti degli stipendi del personale scolastico continuano ad alimentare un confronto sempre più acceso tra gli stessi lavoratori della scuola. A dimostrarlo è il messaggio inviato da un’insegnante dopo aver letto i numerosi interventi pubblicati da Regolarità e Trasparenza nella Scuola (RTS) sul tema degli aumenti contrattuali, degli arretrati e degli effetti reali in busta paga.


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Il tono del commento è volutamente provocatorio:

“Siete dei poveri proff resistivi, io dopo il primo collegio dei docenti chiederò incarichi aggiuntivi per arrotondare il mio stipendio alla faccia vostra e delle vostre inutili proteste.”

Al di là della forma polemica, il messaggio mette in evidenza una questione che attraversa da anni il mondo della scuola: come aumentare concretamente il proprio reddito quando gli incrementi contrattuali risultano, per molti lavoratori, inferiori alle aspettative?

La scelta degli incarichi aggiuntivi

La docente sembra indicare una strada molto precisa: non affidarsi soltanto agli aumenti dello stipendio tabellare, ma cercare di incrementare il proprio reddito attraverso incarichi aggiuntivi e attività retribuite all'interno dell'istituzione scolastica.

Si tratta di una posizione legittima, che però apre un interrogativo più ampio.

Se per raggiungere uno stipendio considerato adeguato un docente deve necessariamente assumere ulteriori incarichi, svolgere attività aggiuntive e aumentare il proprio carico di lavoro, il problema degli stipendi di base è davvero risolto?

È proprio su questo punto che si concentra la critica di RTS.


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Aumenti sulla carta e aumenti reali

Il dibattito sugli aumenti degli stipendi della scuola non può essere limitato alla cifra dell'incremento tabellare annunciato dal contratto.

Occorre considerare IRPEF, detrazioni, assegni personali riassorbibili, IVC e arretrati, oltre alle diverse situazioni individuali che possono determinare un risultato netto differente da quello atteso.

Per questo RTS ha insistito più volte sulla necessità di guardare al cedolino effettivamente percepito, anziché fermarsi alla comunicazione dell'aumento lordo.

La domanda, in fondo, è semplice: quanto rimane realmente in tasca al docente dopo tutte le trattenute e gli eventuali riassorbimenti?

La provocazione divide la categoria

Il messaggio della docente rappresenta anche un'altra realtà: il dibattito salariale nella scuola non produce soltanto proteste nei confronti delle istituzioni, ma sta creando posizioni differenti tra gli stessi insegnanti.

Da una parte c'è chi ritiene necessario contestare gli stipendi considerati insufficienti e chiedere interventi strutturali.

Dall'altra c'è chi preferisce sfruttare le opportunità offerte dalla scuola per aumentare le proprie entrate, accettando incarichi aggiuntivi e responsabilità ulteriori.

Non è quindi soltanto una questione economica. È anche una diversa idea del rapporto tra stipendio, lavoro aggiuntivo e dignità professionale.

“Alla faccia delle vostre inutili proteste”

La frase conclusiva del commento è probabilmente quella destinata a far discutere maggiormente: “alla faccia vostra e delle vostre inutili proteste”.

Una provocazione che può essere letta anche come una sfida interna alla categoria: se esiste la possibilità di guadagnare qualcosa in più attraverso gli incarichi aggiuntivi, perché protestare?

La risposta di chi sostiene le iniziative di RTS è altrettanto netta: un incarico aggiuntivo può aumentare il reddito individuale, ma non modifica necessariamente il valore dello stipendio ordinario del docente.

Ed è proprio questa distinzione che alimenta il confronto.

Il vero nodo resta lo stipendio ordinario

La discussione, dunque, potrebbe essere ricondotta a una domanda fondamentale: un insegnante dovrebbe poter raggiungere una retribuzione dignitosa attraverso il proprio stipendio ordinario oppure deve necessariamente aggiungere altre attività al proprio lavoro?

Gli incarichi aggiuntivi possono rappresentare una scelta personale e, per alcuni docenti, una concreta opportunità economica.

Ma se diventassero l'unico strumento attraverso il quale recuperare potere d'acquisto, il problema denunciato da RTS rimarrebbe sostanzialmente aperto.

Perché un aumento dello stipendio non dovrebbe essere soltanto una cifra riportata nelle tabelle contrattuali: dovrebbe tradursi in un incremento percepibile e stabile della retribuzione del lavoratore.

Ed è su questo terreno che, con ogni probabilità, continuerà il confronto tra chi protesta, chi accetta incarichi aggiuntivi e chi, semplicemente, cerca di trovare il modo di far quadrare il proprio stipendio a fine mese.

Stipendio insegnanti: Ecco la tabella della delusione e dello sconforto


La tabella illustra gli stipendi del personale docente, suddivisi per grado di istruzione/qualifica e anzianità di servizio (espressa in scaglioni d'anni: 0-8, 9-14, 15-20, 21-27, 28-34, da 35 anni in poi).

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Nello specifico, la tabella riporta per ogni fascia d'anzianità:

  1. Stipendio Mensile (2026): l'importo mensile lordo previsto per il 2026.

  2. Stipendio Annuale (CCNL 2025-2027): l'importo annuo stimato secondo il contratto collettivo nazionale.

Le categorie di docenti considerate sono:

  • Docente scuola dell'infanzia e primaria

  • Docente diplomato istituti sec. II grado

  • Docente secondaria di primo grado / Ins. educazione fisica

  • Docente laureato istituti sec. II grado

In sintesi, mostra la progressione retributiva all'aumentare degli anni di carriera e al variare del ruolo d'insegnamento.




Cedolino NoiPA agosto 2026 finalmente visibile: ecco cosa cambia per docenti e ATA

 


Il cedolino NoiPA di agosto 2026 è finalmente visibile e per docenti e personale ATA rappresenta un documento particolarmente importante. Dopo l’applicazione del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, firmato definitivamente il 1° luglio, il cedolino consente infatti di verificare concretamente gli effetti economici del rinnovo sullo stipendio.

Fino a questi giorni molti dipendenti della scuola avevano potuto conoscere soltanto l’importo netto del pagamento, attraverso la sezione dedicata alla consultazione dei pagamenti NoiPA. Mancava però il documento analitico necessario per comprendere come fosse stato determinato quell’importo.

Ora, con la disponibilità del cedolino, è possibile entrare nel dettaglio e confrontare la situazione di luglio con quella di agosto, verificando le diverse componenti della retribuzione.

Il confronto tra luglio e agosto

Uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio il confronto tra i due cedolini. Il lavoratore può verificare se sono cambiati lo stipendio tabellare, le eventuali altre voci fisse della retribuzione e le componenti che incidono sulla determinazione del netto.

Il rinnovo contrattuale determina infatti un incremento delle retribuzioni, ma l’aumento riportato nelle tabelle contrattuali è un importo lordo. Non deve quindi essere confuso con la somma effettivamente percepita sul conto corrente.

Tra l’importo lordo e il netto intervengono infatti ritenute previdenziali, fiscali e altre componenti che possono modificare sensibilmente il risultato finale.

Perché l’aumento netto può essere inferiore alle aspettative

È proprio questo uno dei punti che il cedolino di agosto permette di comprendere meglio.

Un aumento dello stipendio lordo non si traduce automaticamente in un incremento del netto della stessa entità. L’aumento della base imponibile può determinare, infatti, una diversa incidenza delle ritenute IRPEF e delle detrazioni applicate.

Per questo motivo il confronto deve essere effettuato voce per voce e non limitandosi alla differenza tra il totale netto di luglio e quello di agosto.

Un docente che, ad esempio, si aspettava di vedere sul conto corrente l’intero incremento indicato nelle tabelle contrattuali potrebbe quindi trovare una cifra sensibilmente più bassa. Questo non significa necessariamente che ci sia un errore nel cedolino: occorre verificare come è stato calcolato il nuovo trattamento economico.

Attenzione anche agli arretrati

Il cedolino di agosto è importante anche perché consente di distinguere l’aumento della retribuzione corrente dalle eventuali somme arretrate.

Le due componenti non devono essere confuse. L’aumento contrattuale riguarda la nuova struttura retributiva, mentre gli arretrati sono legati alle differenze maturate per i periodi precedenti alla piena applicazione degli incrementi.

Per questo è fondamentale controllare le singole voci presenti nel documento e verificare se siano state effettivamente inserite somme aggiuntive oppure se il cedolino riguardi esclusivamente la nuova retribuzione mensile.

Non tutti i cedolini saranno uguali

Un altro elemento da considerare è che non tutti i dipendenti della scuola avranno un cedolino identico.

La situazione individuale può dipendere dall’anzianità di servizio, dal profilo professionale, dalle eventuali indennità, dalle detrazioni fiscali e dalla presenza di particolari voci retributive.

Particolare attenzione merita inoltre la situazione dei lavoratori che percepiscono un assegno personale riassorbibile. In questi casi l'aumento previsto dal contratto può essere accompagnato dalla contestuale riduzione dell'assegno, con un effetto sul beneficio economico effettivamente percepito.

Cosa controllare nel cedolino di agosto

La lettura del documento dovrebbe quindi partire da alcuni elementi fondamentali:

  • stipendio tabellare;
  • eventuali assegni personali;
  • indennità e altre competenze fisse;
  • eventuali arretrati;
  • ritenute previdenziali;
  • IRPEF e relative detrazioni;
  • altre trattenute;
  • totale netto da pagare.

Il confronto con il cedolino precedente permette inoltre di individuare immediatamente le voci che sono cambiate dopo l'applicazione del nuovo contratto.

Il cedolino diventa quindi lo strumento decisivo

La disponibilità del cedolino di agosto segna, sotto questo profilo, un passaggio importante. Il semplice importo visualizzato nella sezione dei pagamenti non era sufficiente per capire fino in fondo come fosse stato costruito il nuovo stipendio.

Adesso docenti e ATA possono verificare direttamente sul documento ufficiale di NoiPA le singole componenti della retribuzione e comprendere perché il risultato netto possa essere diverso dalle aspettative.

Il consiglio, quindi, è di scaricare il cedolino di agosto, confrontarlo con quello di luglio e controllare attentamente ogni voce.

Solo attraverso questo confronto sarà possibile capire se l'applicazione del CCNL 2025-2027 ha prodotto l'effetto economico atteso e, soprattutto, se il nuovo importo stipendiale risulta coerente con la propria situazione individuale.

Arretrati docenti, salta il pagamento del 18 agosto: NoiPA non indica l’esigibilità. Ecco quando possono arrivare


 Arretrati del CCNL Scuola, il pagamento del 18 agosto è ormai da escludere. A fare chiarezza è direttamente il sistema NoiPA, che nella giornata di oggi, 17 agosto, non riporta alcuna data di esigibilità prevista per domani.

La verifica è particolarmente significativa perché il 18 agosto era stato indicato nelle scorse settimane come possibile data per l’accredito degli arretrati spettanti al personale della scuola dopo il rinnovo del contratto.


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NoiPA, il 18 agosto non compare alcuna esigibilità

A meno di comunicazioni dell'ultimo momento, l'assenza della data di esigibilità nei sistemi NoiPA consente di considerare ormai superata l'ipotesi del pagamento nella giornata di domani.

In altre parole, gli arretrati del CCNL Scuola non saranno accreditati il 18 agosto.

Il dato assume particolare rilevanza proprio perché arriva alla vigilia della data che era stata indicata come possibile momento dell'accredito. Se il pagamento fosse effettivamente previsto per domani, la relativa esigibilità dovrebbe risultare nel sistema.

Per il personale interessato significa che bisogna attendere ancora qualche giorno prima di conoscere la data effettiva del pagamento.


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Arretrati, ora si guarda al 21 agosto

L'attenzione si sposta quindi sulle prossime date disponibili. Tra le ipotesi che circolano c'è quella del 21 agosto, ma al momento deve essere considerata esclusivamente come una possibilità e non come una data ufficiale di pagamento.

Sarà infatti la comparsa dell'esigibilità su NoiPA a fornire la conferma definitiva.

Il punto centrale, dunque, è uno: il 18 agosto non è più una data credibile per l'accredito degli arretrati.

Il cedolino resta decisivo

Per docenti e personale ATA la prossima verifica importante sarà quella relativa al cedolino analitico, che consentirà di conoscere nel dettaglio gli importi effettivamente riconosciuti.


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Dopo settimane di attesa, indiscrezioni e date successivamente rimesse in discussione, il sistema NoiPA rappresenta l'unico riferimento concreto per stabilire quando il denaro sarà effettivamente disponibile sul conto corrente.

La nuova attesa

Il calendario, quindi, cambia ancora una volta:

  • 18 agosto: pagamento degli arretrati da escludere;
  • 21 agosto: possibile nuova data, ma ancora da confermare;
  • prossimi giorni: attesa della comparsa della nuova esigibilità su NoiPA;
  • cedolino analitico: documento fondamentale per verificare importi e voci riconosciute.

La certezza, al momento, è soltanto una: domani gli arretrati non arriveranno.

Per la data definitiva dell'accredito bisognerà quindi attendere l'aggiornamento del sistema NoiPA. Ed è proprio quel dato, più di qualsiasi indiscrezione, a stabilire quando gli arretrati del rinnovo contrattuale saranno finalmente disponibili.

Come raddoppiare lo stipendio degli insegnanti: la proposta che divide ancora la scuola


Meno docenti, classi più numerose e una diversa organizzazione del lavoro per concentrare le risorse sugli stipendi. È la tesi sostenuta da Claudio Cremaschi in una riflessione che, pur risalendo a diversi anni fa, ripropone un tema ancora attuale: come aumentare davvero le retribuzioni degli insegnanti senza limitarsi a piccoli incrementi contrattuali.


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Quanto dovrebbe guadagnare un insegnante? E soprattutto: è possibile raddoppiare gli stipendi dei docenti senza aumentare in modo sproporzionato la spesa pubblica per l'istruzione?

La domanda è al centro della riflessione di Claudio Cremaschi, che parte da una constatazione: il problema degli stipendi degli insegnanti non può essere affrontato soltanto chiedendo più risorse allo Stato. Secondo la sua tesi, occorrerebbe intervenire anche sulla struttura complessiva del sistema scolastico, sulla distribuzione degli organici e sull'organizzazione del lavoro.

Una proposta destinata inevitabilmente a far discutere, perché mette in discussione uno dei pilastri tradizionali del dibattito sulla scuola: più insegnanti e classi meno numerose equivalgono necessariamente a una scuola migliore?


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Il punto di partenza: stipendi bassi e spesa scolastica

Cremaschi osservava che gli stipendi degli insegnanti italiani risultavano significativamente inferiori rispetto a quelli dei colleghi di altri Paesi avanzati, mentre la spesa complessiva per l'istruzione non presentava una differenza altrettanto ampia.

Da qui nasceva la domanda centrale della sua analisi: dove finiscono le risorse destinate alla scuola?

La risposta proposta era strettamente collegata al rapporto tra numero di studenti e numero di docenti.

Secondo questa impostazione, l'Italia avrebbe mantenuto nel tempo un numero di insegnanti relativamente elevato rispetto alla popolazione scolastica. Una maggiore quantità di personale avrebbe consentito di mantenere classi più piccole, ma avrebbe inevitabilmente distribuito le risorse disponibili su una platea più ampia di lavoratori.

Il risultato, nella prospettiva dell'autore, sarebbe stato un sistema nel quale molti insegnanti ricevono stipendi relativamente bassi anziché un numero inferiore di docenti percepire retribuzioni molto più elevate.


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La provocazione: meno docenti per aumentare gli stipendi

È qui che arriva la parte più provocatoria della proposta.

Cremaschi sostiene che, per aumentare significativamente gli stipendi, sarebbe necessario ridurre il numero complessivo dei docenti, utilizzando le risorse liberate per incrementare le retribuzioni di coloro che rimangono in servizio.

Il ragionamento è matematico: se il monte salari complessivo rimane sostanzialmente invariato, distribuirlo tra un numero inferiore di dipendenti consente di aumentare la retribuzione media.

Non si tratterebbe quindi, nella sua impostazione, di trovare magicamente nuove risorse, ma di ridistribuire diversamente quelle già destinate al personale scolastico.

Una soluzione che, naturalmente, apre immediatamente un interrogativo: ridurre gli organici significa necessariamente peggiorare la qualità della scuola?

Per Cremaschi la risposta non è scontata.

Il caso concreto utilizzato per dimostrare la tesi

Per rendere concreto il ragionamento, l'autore prendeva come esempio un istituto tecnico dell'epoca, indicato con un nome di fantasia.

La scuola contava 1.273 studenti distribuiti in 57 classi e circa 144 docenti effettivamente considerati nel calcolo.

Il rapporto risultante era di circa 8,84 studenti per docente.

La proposta consisteva nel portare il numero medio degli alunni per classe a circa 25 e nel riorganizzare contemporaneamente l'orario degli studenti e quello degli insegnanti.

Secondo la simulazione proposta, lo stesso istituto avrebbe potuto funzionare con circa 90 docenti, mantenendo comunque una quota di personale destinata alle funzioni organizzative e alle altre esigenze della scuola.

Il monte salari precedentemente distribuito su 144 docenti sarebbe stato così concentrato su un numero molto più ridotto di lavoratori.

Nella simulazione dell'autore, questo avrebbe potuto produrre un incremento retributivo nell'ordine del 60%.

Da qui il titolo provocatorio della sua proposta: come raddoppiare lo stipendio degli insegnanti senza raddoppiare la spesa per la scuola.


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Più ore di insegnamento e pagamento del lavoro effettivo

La proposta non si fermava alla riduzione degli organici.

Cremaschi ipotizzava anche una diversa organizzazione dell'orario di lavoro, arrivando a mettere in discussione l'attuale modello basato sulle 18 ore settimanali di insegnamento.

Una possibilità sarebbe stata quella di consentire ai docenti disponibili a lavorare di più di superare le 18 ore, con una corrispondente crescita della retribuzione.

In questa prospettiva, una parte del personale avrebbe potuto scegliere un rapporto di lavoro più intenso e meglio remunerato, mentre altri avrebbero potuto mantenere un impegno ridotto con una conseguente riduzione dello stipendio.

L'idea di fondo è quella di legare maggiormente retribuzione, quantità di lavoro e responsabilità professionali.

La questione delle ferie e dell'orario annuale

Un'altra proposta contenuta nella riflessione riguarda la distribuzione annuale dell'attività didattica.

L'autore osservava che il calendario scolastico concentra l'insegnamento in una parte dell'anno e ipotizzava una distribuzione delle ore su un arco temporale più lungo.

In sostanza, invece di concentrarsi esclusivamente sul numero di ore settimanali, si potrebbe ragionare sul monte ore annuale effettivamente svolto dal docente.

È un'impostazione che anticipa una questione oggi particolarmente delicata: se si vuole aumentare le retribuzioni, bisogna discutere anche di organizzazione del lavoro, tempo scuola e responsabilità professionali.


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E il personale ATA?

La proposta di Cremaschi riguardava anche il personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

Nella sua impostazione, una parte delle attività avrebbe potuto essere esternalizzata o gestita attraverso contratti specifici, consentendo una riduzione degli organici e la liberazione di ulteriori risorse.

È probabilmente uno dei passaggi più controversi dell'intera analisi, perché introduce il tema dell'esternalizzazione dei servizi scolastici e del rapporto tra personale interno e servizi affidati all'esterno.

Il vero interrogativo: la qualità della scuola

La questione più importante, tuttavia, rimane quella della qualità.

Meno insegnanti significano necessariamente una scuola peggiore?

La risposta dipende da come viene utilizzato il personale.

Una riduzione indiscriminata degli organici, soprattutto nelle situazioni caratterizzate da forte complessità sociale, disabilità, dispersione scolastica o bisogni educativi particolari, potrebbe produrre effetti negativi.

Ma il ragionamento di Cremaschi pone una domanda diversa: è possibile avere meno personale e, contemporaneamente, una maggiore valorizzazione professionale dei docenti?

Per sostenere questa tesi, la riduzione quantitativa dovrebbe essere accompagnata da una profonda riorganizzazione della scuola, da una maggiore autonomia professionale e da un sistema di carriera capace di premiare competenze, responsabilità e disponibilità a svolgere funzioni aggiuntive.

Il pensionamento come occasione per cambiare il sistema

Uno degli elementi più interessanti della proposta riguarda il modo in cui realizzare la riduzione degli organici.

L'autore non immaginava necessariamente un taglio immediato dei posti di lavoro, ma suggeriva di utilizzare il naturale ricambio generazionale.

Il progressivo pensionamento di grandi numeri di docenti avrebbe potuto diventare, nella sua prospettiva, l'occasione per non sostituire integralmente tutti i posti liberati e destinare le risorse così risparmiate agli stipendi del personale rimasto in servizio.

Una transizione graduale avrebbe inoltre consentito di evitare licenziamenti e di programmare nel tempo la nuova struttura degli organici.


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Una proposta ancora attuale?

A distanza di anni, molte delle condizioni del sistema scolastico sono cambiate. Sono cambiati il numero degli studenti, gli organici, i percorsi di formazione, le modalità di reclutamento e soprattutto il quadro economico generale.

Ma la domanda di fondo è rimasta.

Come si possono aumentare davvero gli stipendi degli insegnanti?

Da una parte c'è la strada tradizionale: aumentare gli stanziamenti pubblici e destinare una quota maggiore della spesa all'istruzione.

Dall'altra c'è la strada indicata da Cremaschi: rivedere profondamente il rapporto tra numero dei docenti, numero degli studenti, orario di lavoro e distribuzione delle risorse, concentrando una parte maggiore della spesa sulle retribuzioni.

Sono due approcci profondamente diversi.

Il primo richiede più risorse.

Il secondo richiede una riforma strutturale dell'organizzazione della scuola.

Ed è proprio questo il punto che rende ancora provocatoria la vecchia proposta di Cremaschi: se davvero si vuole portare gli stipendi degli insegnanti a livelli significativamente più elevati, è sufficiente aumentare gli stanziamenti oppure bisogna anche avere il coraggio di ridiscutere il modo in cui le risorse vengono distribuite?

La risposta, oggi come allora, non è soltanto economica. È una scelta di politica scolastica.

E soprattutto una scelta su che cosa deve essere la professione docente: un lavoro numericamente diffuso e relativamente poco remunerato oppure una professione più selettiva, più impegnativa e molto meglio pagata.

Polizza sanitaria docenti e ATA, il via si avvicina: dentista, ricoveri e parto, ecco cosa coprirà


 La nuova assistenza sanitaria integrativa per il personale della scuola entra nella fase decisiva. La gara Consip è stata aggiudicata il 27 maggio 2026: ora si attende l’avvio operativo della copertura, indicato per l’autunno. Ma attenzione a franchigie, scoperti e limiti delle prestazioni.


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Per oltre 1,2 milioni di lavoratori della scuola si avvicina una delle principali novità sul fronte del welfare. La polizza sanitaria integrativa destinata al personale scolastico è infatti arrivata a un passaggio fondamentale: la gara Consip è stata aggiudicata in via definitiva il 27 maggio 2026 a una coassicurazione composta da UniSalute, Intesa Sanpaolo Protezione e Poste Assicura, per un importo complessivo di 320 milioni di euro.

La copertura, inizialmente attesa per gennaio 2026 e successivamente rinviata, dovrebbe diventare operativa nell’autunno 2026, con l’ipotesi di un avvio tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. La data definitiva, tuttavia, dovrà essere accompagnata dalle necessarie istruzioni operative.


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Chi potrà beneficiare della polizza

Il sistema riguarda il personale della scuola con contratto a tempo indeterminato e, secondo le regole definite nella contrattazione integrativa, anche il personale a tempo determinato con incarico annuale fino al 31 agosto o fino al termine delle attività didattiche, cioè 30 giugno.

La platea comprende quindi docenti, personale educativo e ATA. Una successiva disposizione normativa ha inoltre chiarito l'estensione della nozione di personale della scuola, includendo anche dirigenti scolastici e personale del Ministero dell'Istruzione e del Merito.

L'adesione alla copertura è prevista secondo le modalità stabilite dal contratto integrativo, con una adesione volontaria formale.

Dentista, prevenzione e implantologia: cosa è previsto

Tra gli aspetti più interessanti della nuova copertura ci sono le prestazioni odontoiatriche.

La documentazione relativa all'iniziativa prevede infatti interventi di prevenzione odontoiatrica e prestazioni legate agli impianti osteointegrati. Sono inoltre previsti pacchetti di prevenzione cardiovascolare e oncologica differenziati per genere.


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Questo non significa, però, che ogni prestazione dal dentista sarà automaticamente gratuita.

Il funzionamento concreto della copertura dipenderà dalle condizioni della polizza e dalle singole prestazioni: potranno essere previsti massimali, franchigie, scoperti, limiti quantitativi e modalità di accesso attraverso strutture convenzionate.

È quindi fondamentale attendere il documento operativo definitivo prima di considerare una determinata prestazione completamente rimborsata.

Ricoveri e grandi interventi chirurgici

Una parte importante della polizza riguarda i ricoveri per grandi interventi chirurgici e gravi eventi morbosi.

Sono previste anche prestazioni collegate al ricovero, compresi determinati accertamenti diagnostici e visite specialistiche effettuati nei periodi precedenti e successivi all'ospedalizzazione.

Si tratta di una componente particolarmente rilevante perché punta a coprire alcune delle spese sanitarie potenzialmente più onerose per una famiglia.

Parto naturale e cesareo

Tra le prestazioni indicate rientrano anche le spese legate al parto naturale e al parto cesareo.

È una delle novità che maggiormente distingue la nuova forma di welfare sanitario, perché inserisce nella copertura anche un evento che può comportare costi significativi quando vengono utilizzate strutture sanitarie private o convenzionate.

Anche in questo caso, però, bisognerà verificare nel dettaglio massimali, condizioni, eventuali scoperti e modalità di rimborso previste dalla polizza definitiva.


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Fisioterapia e altre prestazioni

Un'altra area di interesse riguarda la possibilità di accedere a prestazioni sanitarie aggiuntive, comprese alcune attività di fisioterapia, secondo le condizioni previste dalla copertura.

La documentazione ufficiale parla inoltre di un tariffario agevolato per ulteriori prestazioni sanitarie presso strutture convenzionate, con possibilità di estensione anche ai familiari degli assicurati.

Ed è proprio questo un punto da tenere distinto: una prestazione inserita nel tariffario agevolato non equivale necessariamente a una prestazione integralmente rimborsata dalla polizza.

Il nodo di franchigie, scoperti e massimali

È probabilmente questo l'aspetto che interesserà maggiormente docenti e ATA.


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La parola "polizza sanitaria" può infatti generare l'aspettativa di una copertura totale delle spese mediche. Nella realtà, le assicurazioni sanitarie funzionano sulla base di condizioni precise.

Potrebbero quindi esserci:

  • franchigie a carico dell'assicurato;
  • scoperti percentuali;
  • massimali annuali;
  • limiti al numero delle prestazioni;
  • condizioni differenti tra strutture convenzionate e non convenzionate;
  • autorizzazioni preventive per alcune prestazioni.

Tra le condizioni prospettate nelle precedenti informazioni sulla copertura è stato indicato, per alcune prestazioni, anche uno scoperto del 10% e un possibile massimale annuale di 80.000 euro per assicurato. Questi elementi, però, dovranno essere verificati alla luce della documentazione contrattuale definitiva e non devono essere considerati automaticamente validi per ogni prestazione.

Una novità da 320 milioni di euro

L'operazione ha dimensioni particolarmente importanti.

La gara Consip ha un valore complessivo di 320 milioni di euro per 48 mesi e punta a garantire una nuova forma di tutela sanitaria a oltre 1,2 milioni di dipendenti.


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Il progetto nasce dall'articolo 14, comma 6, del decreto-legge 25/2025, che aveva previsto inizialmente 65 milioni di euro all'anno per il quadriennio 2026-2029. Successivi interventi normativi hanno incrementato le risorse destinate alla misura.

Quando partirà davvero?

Il passaggio decisivo è ormai avvenuto con l'aggiudicazione della gara. Ora il personale della scuola attende di conoscere la data effettiva di attivazione, le procedure di adesione e soprattutto il dettaglio delle prestazioni garantite.

L'autunno 2026 rappresenta quindi la finestra temporale indicata per il debutto, ma sarà necessario attendere le comunicazioni ufficiali prima di considerare definitiva una specifica data.

Per docenti e ATA la novità è importante, ma il vero valore della polizza si potrà misurare soltanto quando saranno disponibili le condizioni complete.

Dentista, ricoveri, parto, prevenzione e fisioterapia possono rappresentare un beneficio concreto. Ma per capire quanto sarà realmente conveniente bisognerà leggere con attenzione ciò che spesso fa la differenza in una polizza sanitaria: massimali, franchigie, scoperti, esclusioni e rete delle strutture convenzionate.

Stipendi docenti, il dato choc dell’OCSE: in Italia un insegnante guadagna il 33% in meno di un laureato

 


La professione docente richiede un elevato livello di formazione e, in molti casi, un percorso universitario lungo e ulteriori requisiti abilitanti.

Eppure il mercato del lavoro riconosce economicamente questo investimento in maniera molto diversa a seconda del settore.

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L'OCSE rileva che, mediamente, gli stipendi effettivi degli insegnanti nei Paesi membri rappresentano tra l'81% e l'88% delle retribuzioni dei lavoratori con istruzione terziaria, a seconda del grado scolastico.

In Italia, invece, il rapporto resta particolarmente sfavorevole. Il dato del -33% per la primaria non è soltanto una statistica: rappresenta il valore economico attribuito alla professionalità docente rispetto ad altre professioni svolte da persone con un analogo livello di istruzione.

Il nodo politico: quanto vale davvero un insegnante?

Il dato OCSE pone dunque una domanda che va oltre il semplice rinnovo contrattuale: quanto vale economicamente la professionalità di un insegnante in Italia?

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Se un laureato che sceglie la scuola accetta una penalizzazione retributiva molto più elevata rispetto a quella registrata mediamente nei Paesi OCSE, il rischio è che la professione perda progressivamente attrattività.

E il problema non riguarda soltanto gli insegnanti già in servizio.

Riguarda soprattutto i giovani laureati che devono decidere se investire anni della propria vita nella professione docente oppure orientarsi verso settori nei quali lo stesso titolo di studio può essere valorizzato economicamente molto di più.

La scuola, insomma, può chiedere agli insegnanti sempre maggiore professionalità, formazione, responsabilità e disponibilità.

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Ma resta una questione fondamentale, difficile da eludere:

se in Italia un insegnante laureato guadagna circa un terzo in meno rispetto a un lavoratore con analogo livello di istruzione, il problema non è soltanto quello degli stipendi. È il riconoscimento economico e sociale della professione docente.

E il confronto con il resto dell'OCSE, questa volta, parla molto chiaro.

Il docente trasformato in un «tuttofare»: la riflessione del prof. Aldo Domenico Ficara

 


L'insegnante è ancora il centro della scuola oppure è diventato una sorta di “tuttofare” schiacciato dalla burocrazia? È da questa domanda che parte la riflessione del prof. Aldo Domenico Ficara, che torna sul tema dell'autorevolezza dei docenti prendendo spunto dalle considerazioni espresse da Ernesto Galli della Loggia nel suo editoriale «Bullismo e aggressioni, così abbiamo permesso l'irrilevanza degli insegnanti». L'editoriale, pubblicato nel 2018, individuava nella progressiva perdita di centralità della figura docente una delle chiavi di lettura del problema delle aggressioni a scuola.

Secondo Ficara, quella riflessione, pur risalendo a diversi anni fa, continua a descrivere una parte significativa della realtà quotidiana della scuola italiana.

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Il docente schiacciato dagli adempimenti

«Quando un insegnante è costretto a dedicare una parte sempre maggiore del proprio tempo a riunioni, verbali, relazioni, questionari, progettazioni e adempimenti – osserva Ficara – il rischio è che perda progressivamente il contatto con quella che dovrebbe essere la sua funzione principale: insegnare».

Il problema, precisa il docente, non è la burocrazia in quanto tale. Una scuola complessa ha bisogno di organizzazione, documentazione e coordinamento.

Il punto è un altro: quando gli adempimenti diventano così numerosi da sottrarre energie alla didattica e alla relazione educativa, qualcosa nel sistema smette di funzionare.

L'insegnante rischia così di essere valutato e percepito più per la capacità di produrre documenti che per quella di costruire una relazione educativa efficace con i propri studenti.

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«Abbiamo trasformato il docente in un professionista del modulo»

È questa, secondo Ficara, una delle contraddizioni più evidenti della scuola contemporanea.

«Abbiamo bisogno di insegnanti sempre più preparati, ma contemporaneamente li sottoponiamo a un sistema nel quale una quantità enorme di tempo professionale viene assorbita dalla documentazione».

Il rischio è quello di trasformare il docente in un professionista del modulo, della piattaforma e della relazione da compilare, mentre diminuisce il tempo realmente disponibile per preparare le lezioni, studiare, confrontarsi con gli studenti e costruire percorsi didattici personalizzati.

«Se continuiamo ad aggiungere compiti senza eliminare quelli diventati inutili – sottolinea Ficara – non stiamo aumentando la qualità della scuola. Stiamo semplicemente aumentando il carico di lavoro degli insegnanti».

L'autorevolezza non nasce da una circolare

Un altro punto centrale della riflessione riguarda l'autorevolezza.

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Secondo Ficara, l'autorità del docente non può essere costruita attraverso circolari, regolamenti o disposizioni amministrative.

«L'autorevolezza di un insegnante nasce dalla competenza, dalla preparazione, dalla capacità di stare davanti a una classe e dalla qualità della relazione educativa. Non può essere semplicemente attribuita per decreto».

Ed è proprio qui che la questione della burocrazia si collega a quella del bullismo e delle aggressioni.

Un docente che percepisce di essere continuamente messo in discussione, che deve rispondere a una molteplicità di soggetti e che spesso si trova a gestire conflitti con studenti e famiglie senza sentirsi adeguatamente sostenuto, può vedere indebolita la propria posizione educativa.

Stipendi bassi e riconoscimento sociale

Per Ficara esiste poi un'altra questione che non può essere ignorata: il riconoscimento economico della professione.

«Non possiamo chiedere agli insegnanti di essere sempre più qualificati, aggiornati e responsabili e poi continuare a considerarli economicamente una categoria da comprimere».

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La questione dello stipendio, quindi, non sarebbe soltanto economica.

Una retribuzione percepita come inadeguata comunica anche un messaggio sociale sul valore attribuito a quella professione.

E questo diventa particolarmente significativo quando si parla di insegnanti: sono loro a formare le competenze delle generazioni che entreranno nel mondo del lavoro e nella società.

Famiglie e docenti: serve un nuovo equilibrio

Ficara richiama anche il rapporto tra scuola e famiglia.

«La collaborazione con le famiglie è indispensabile. Ma collaborazione non significa delegittimazione del docente».

Il problema nasce quando ogni decisione dell'insegnante viene sottoposta a una sorta di giudizio esterno permanente, soprattutto quando una famiglia tende a considerare il proprio figlio sempre e comunque dalla parte della ragione.

In questi casi, secondo Ficara, il rischio è quello di svuotare progressivamente la funzione educativa dell'insegnante.

«Un ragazzo deve sapere che l'insegnante rappresenta un'autorità educativa. Se questa autorità viene sistematicamente delegittimata davanti agli studenti, diventa molto più difficile costruire una relazione educativa efficace».

Il paradosso della scuola italiana

La riflessione porta quindi a un paradosso.

Da una parte alla scuola vengono affidate sempre più funzioni: inclusione, orientamento, educazione civica, prevenzione del disagio, contrasto al bullismo, alfabetizzazione digitale, educazione alla sicurezza e molto altro.

Dall'altra, secondo Ficara, si rischia di non mettere l'insegnante nelle condizioni materiali e professionali necessarie per svolgere tutte queste funzioni.

«Se al docente chiediamo di fare sempre più cose – osserva – dobbiamo anche chiederci quali attività possiamo eliminare, quali possiamo semplificare e quali devono essere realmente riconosciute».

Restituire centralità all'insegnamento

Per il prof. Aldo Domenico Ficara la soluzione non può essere semplicemente quella di introdurre nuovi obblighi o nuove procedure.

Occorre invece ripartire dal mestiere dell'insegnante.

Meno burocrazia inutile.
Più tempo per la didattica.
Maggiore riconoscimento economico.
Più tutela nei confronti delle aggressioni.
Un rapporto più equilibrato con le famiglie.
Maggiore rispetto sociale per la professione.

Sono questi, secondo Ficara, alcuni degli elementi necessari per ricostruire l'autorevolezza perduta.

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«Il docente deve tornare al centro»

La questione, in definitiva, non riguarda soltanto il numero di riunioni o di documenti prodotti durante un anno scolastico.

Riguarda l'identità stessa della professione docente.

«Se l'insegnante perde il tempo per insegnare, perde progressivamente anche il senso del proprio ruolo», riflette Ficara.

Ed è proprio qui che la denuncia di Galli della Loggia conserva una sua attualità: la perdita di autorevolezza del docente non può essere affrontata soltanto intervenendo sugli studenti che manifestano comportamenti aggressivi. Occorre interrogarsi anche sulle condizioni nelle quali l'insegnante è chiamato quotidianamente a lavorare.

La scuola, secondo Ficara, dovrebbe dunque compiere una scelta precisa:

rimettere l'insegnante al centro, liberandolo da tutto ciò che non è realmente funzionale alla sua missione educativa.

Perché una scuola può avere piattaforme, progetti, procedure e una burocrazia perfettamente organizzata.

Ma se il docente non ha più il tempo, l'autorevolezza e il riconoscimento necessari per insegnare, il rischio è avere una scuola sempre più organizzata e, nello stesso tempo, sempre più lontana dalla sua funzione fondamentale.