Garlasco, il verbale sul Dna di Chiara Poggi e le richieste di Garofano respinte dalla pm

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Nel caso Garlasco, i documenti del 2007 riaprono il confronto sugli esami del Dna di Chiara Poggi. Un verbale sul prelievo di sangue appare in contrasto con le dichiarazioni di un ufficiale del Ris, mentre spuntano due richieste respinte.

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Un campione di sangue prelevato dal corpo di Chiara Poggi, un cucchiaino utilizzato per ottenere il suo profilo genetico e alcune dichiarazioni che non sembrano coincidere con i documenti dell'epoca. Sono questi gli elementi sui quali si concentrano nuovi approfondimenti della Procura di Pavia nell'ambito delle verifiche sull'attività svolta dal Ris di Parma dopo l'omicidio del 13 agosto 2007. Tra le carte acquisite figurano anche due comunicazioni inviate dall'allora comandante Luciano Garofano per chiedere di assistere ai sopralluoghi nella villetta di Garlasco, senza ottenere l'autorizzazione.

La questione relativa al Dna nasce dall'audizione del 10 settembre 2026, quando i magistrati pavesi hanno ascoltato Alberto Marino, all'epoca capitano del Ris. Gli investigatori gli hanno chiesto per quale motivo fosse stato scelto un cucchiaino rinvenuto nell'abitazione dei Poggi per ricavare il profilo genetico della vittima, anziché utilizzare un campione biologico prelevato direttamente dal cadavere. Marino ha spiegato che probabilmente quel materiale non era stato trasmesso al reparto, aggiungendo che non risultava disponibile un campione di confronto.

La ricostruzione presenta però un elemento da chiarire. Secondo quanto rivelato dal Tg1, un verbale datato 4 settembre 2007 e sottoscritto dallo stesso Marino documenta il prelievo di sangue della vittima come campione biologico di riferimento. La presenza di questa annotazione rende necessario ricostruire quali materiali fossero effettivamente disponibili ai tecnici, quando vennero acquisiti e perché si decise di utilizzare il reperto trovato nella cucina. La discrepanza è ora tra gli aspetti esaminati dagli inquirenti.

Un altro capitolo riguarda le operazioni effettuate nella casa di via Pascoli durante le prime settimane di indagine. Il 3 settembre 2007 Garofano, allora alla guida del Ris di Parma, scrisse alla pm di Vigevano Rosa Muscio per chiedere di partecipare come osservatore al sopralluogo fissato per il 5 settembre. Nella comunicazione sosteneva che la sua presenza non avrebbe incontrato l'opposizione della difesa. Cinque giorni dopo presentò una seconda richiesta, questa volta riferita agli accertamenti previsti per il 12 settembre, precisando di voler assistere in qualità di comandante del reparto e ufficiale di polizia giudiziaria.

Il 9 settembre arrivò il diniego della magistrata, che conduceva l'inchiesta insieme al procuratore Alfonso Lauro. Muscio richiamò la natura degli accertamenti tecnici irripetibili, per i quali la partecipazione era riservata ai soggetti autorizzati dalla procedura, tra cui i difensori e i rispettivi consulenti. Garofano, nonostante il ruolo ricoperto nel reparto scientifico, non era stato formalmente incaricato come consulente tecnico per quelle operazioni.

Alla decisione contribuì anche la posizione degli allora avvocati di Alberto Stasi, Giovanni ed Eleonora Lucido, padre e figlia. I due legali avevano manifestato la propria contrarietà alla presenza di persone prive di una specifica nomina o di un titolo previsto dalla legge, riservandosi di contestare la validità degli accertamenti qualora fossero state ammesse. Le comunicazioni e la risposta della pm sono confluite nella documentazione acquisita dai magistrati di Pavia.

Gli approfondimenti sull'attività del Ris procedono accanto al fascicolo relativo ad Andrea Sempio, accusato dalla Procura di essere il responsabile dell'omicidio di Chiara Poggi al posto di Alberto Stasi, condannato in via definitiva. Le due attività investigative sono distinte, ma riguardano anche la ricostruzione delle analisi e dei rilievi eseguiti subito dopo il delitto.

Nel frattempo, gli attuali difensori di Stasi stanno esaminando diversi aspetti dell'indagine originaria in vista di una possibile nuova richiesta di revisione della condanna. L'obiettivo è individuare elementi probatori nuovi che possano mettere in discussione le conclusioni raggiunte nei precedenti giudizi. Una revisione richiede comunque presupposti rigorosi e non può fondarsi soltanto su una diversa interpretazione delle prove già valutate.

Tra i materiali richiesti dai legali ci sono ulteriori immagini del dispenser del sapone presente nel bagno della villetta. Oltre alle due impronte digitali attribuite a Stasi, sarebbero visibili altre tracce che nel 2007 non vennero considerate idonee a un confronto e non furono inserite nella relazione tecnica dei carabinieri. La difesa vuole verificare se gli strumenti oggi disponibili consentano di esaminarle nuovamente e, eventualmente, di attribuirle a una persona.

L'attenzione riguarda anche le fotografie dei risultati ottenuti con il luminol su alcune parti dell'automobile utilizzata da Stasi all'epoca dei fatti. Si tratta di verifiche che potrebbero contribuire a riesaminare singoli elementi del quadro indiziario posto alla base della condanna, senza che le richieste di approfondimento costituiscano di per sé la dimostrazione di errori nelle precedenti conclusioni giudiziarie.

Sul versante della nuova indagine, anche la difesa di Andrea Sempio prepara le proprie osservazioni. I suoi avvocati hanno programmato un incontro per lunedì 12 ottobre con i consulenti tecnici, allo scopo di stabilire quali memorie depositare alla Procura di Pavia entro il 18 ottobre. Sempio, intervenuto nella trasmissione Porta a porta, ha ammesso di temere la possibilità di essere coinvolto in un errore giudiziario, definendo una «follia» quanto vissuto negli ultimi due anni. La sua posizione resta oggetto del procedimento, mentre prosegue l'esame dei documenti relativi alle indagini del 2007.

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