Edoardo Bove a Verissimo, il defibrillatore a vita e la scelta di tornare a giocare in Inghilterra

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Edoardo Bove racconta il ritorno al calcio dopo l'arresto cardiaco del 2024. Il defibrillatore impiantato per proteggerlo lo accompagnerà per sempre, mentre in Inghilterra ha ritrovato il campo e la fiducia nel proprio futuro.

Edoardo Bove
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Un dispositivo impiantato sotto la pelle accompagnerà Edoardo Bove per il resto della vita. Il centrocampista, ospite di Verissimo domenica 8 novembre, ha raccontato come è cambiata la sua quotidianità dopo l'arresto cardiaco del 1° dicembre 2024 e perché ha deciso di riprendere l'attività agonistica, nonostante le difficoltà incontrate lungo il percorso.

Oggi Bove gioca nel Watford, in Inghilterra, dove ha potuto ricominciare la carriera grazie a regole differenti da quelle italiane. Nel nostro Paese, infatti, non ha ottenuto l'idoneità sportiva necessaria per disputare competizioni professionistiche con un defibrillatore impiantato. Prima di tornare in campo si è sottoposto a numerosi controlli medici, fino a raggiungere la convinzione di poter affrontare nuovamente l'impegno agonistico.

Durante l'intervista a Verissimo, il calciatore ha spiegato il funzionamento del dispositivo che gli è stato inserito il 10 dicembre 2024. Si tratta di un defibrillatore sottocutaneo, progettato per intervenire in presenza di determinate aritmie cardiache potenzialmente pericolose. «Se il mio cuore mi fa un altro scherzetto, lui interviene. Lo dovrò tenere per sempre», ha raccontato.

Il ricordo di quanto accaduto allo stadio Artemio Franchi di Firenze rimane frammentario. Durante Fiorentina-Inter, al 17° minuto, Bove perse conoscenza e si accasciò sul terreno di gioco. I soccorritori intervennero immediatamente, mentre i medici dovettero affrontare un arresto cardiaco provocato da un'aritmia definita torsione di punta.

Il centrocampista conserva soltanto alcune sensazioni precedenti al malore. «Mi ricordo che mi girava la testa e poi mi sono svegliato in ospedale», ha spiegato. Al risveglio non riusciva a comprendere cosa fosse successo e inizialmente pensava di essere rimasto coinvolto in un incidente. Furono gli altri a ricostruire per lui quelle ore.

Determinante fu la rapidità dell'assistenza sanitaria. Bove ha ricordato che l'ambulanza riuscì a trasportarlo in ospedale in 13 minuti, permettendo ai medici di proseguire tempestivamente le cure. «Io non ricordo quella giornata, è come se non l'avessi vissuta», ha aggiunto, descrivendo il vuoto lasciato nella memoria da quell'episodio.

La ripresa non ha riguardato soltanto le condizioni fisiche. Il calciatore ha dovuto confrontarsi con l'incertezza sul proprio futuro professionale e con la necessità di prendere una decisione delicata. Dopo ulteriori valutazioni specialistiche, ha scelto di proseguire la carriera. «Sono arrivato alla consapevolezza e alla tranquillità che ritornare a giocare è la cosa giusta», ha dichiarato.

Nel percorso successivo al ricovero, Bove ha trovato un sostegno costante nelle persone vicine e negli appassionati di calcio. L'affetto ricevuto lo ha aiutato soprattutto nei momenti più difficili. «È ciò che mi ha dato la forza di andare avanti, non mi sono mai sentito da solo», ha confidato, invitando chi attraversa situazioni complicate a non isolarsi e ad avere il coraggio di chiedere aiuto.

Tra gli amici che gli sono rimasti accanto c'è Flavio Cobolli, tennista con il quale condivide un legame nato durante l'infanzia. I due, da bambini, coltivavano sogni sportivi simili, prima che le rispettive carriere prendessero direzioni differenti. Cobolli ha voluto rivolgere un messaggio personale al centrocampista attraverso un video trasmesso durante Verissimo.

«Sei un punto di riferimento nella mia vita», ha detto il tennista, ricordando gli anni trascorsi insieme e la stima che continua a nutrire per l'amico. Cobolli ha espresso la propria felicità nel rivederlo giocare e gli ha assicurato che continuerà a sostenerlo come tifoso.

Il messaggio si è concluso con parole affettuose: «Mi manchi tanto, spero di vederti presto». Un momento che ha riportato l'attenzione anche sui rapporti personali che hanno accompagnato Bove dalla lunga interruzione dell'attività sportiva fino al ritorno in campo con la maglia del Watford.

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