Caso Almasri, indagine su Giusi Bartolozzi possibile ma la Camera va informata
La decisione della Corte costituzionale lascia aperta l'indagine su Giusi Bartolozzi per le dichiarazioni rese nel caso Almasri. La Procura di Roma potrà andare avanti, ma dovrà comunicare alla Camera le valutazioni sui possibili reati ministeriali.
La Procura di Roma può proseguire le indagini nei confronti di Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, per l'accusa di false dichiarazioni ai magistrati nell'ambito del caso Almasri. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con una sentenza depositata il 6 novembre 2026, accogliendo soltanto una parte del ricorso presentato dalla Camera dei deputati contro il Tribunale dei ministri e la Procura della Capitale.
La decisione distingue due aspetti della vicenda giudiziaria. Da una parte, i giudici costituzionali hanno riconosciuto che il procedimento per false dichiarazioni può andare avanti senza una preventiva autorizzazione parlamentare. Dall'altra, hanno stabilito che il Tribunale dei ministri avrebbe dovuto spiegare perché non aveva ravvisato un possibile concorso di Bartolozzi nei reati contestati al Guardasigilli, mentre la Procura avrebbe dovuto informare la Camera di tale valutazione.
Il procedimento nasce dagli sviluppi giudiziari del caso del generale libico Osama Almasri, arrestato a Torino nel gennaio 2025 e successivamente liberato e rimpatriato a Tripoli a bordo di un aereo dei servizi italiani. La gestione della vicenda aveva portato all'apertura di indagini nei confronti di esponenti del governo, tra cui il ministro Nordio, e all'esame del ruolo ricoperto da Bartolozzi all'interno del ministero della Giustizia.
Il nodo affrontato dalla Consulta riguarda la differenza tra un reato collegato a quelli ministeriali e un'eventuale partecipazione agli stessi illeciti. Nel primo caso, come per le presunte false dichiarazioni, non si applica automaticamente la procedura speciale prevista per i ministri. Nel secondo, invece, l'eventuale coinvolgimento di una persona esterna al governo nei medesimi reati richiede il rispetto delle garanzie costituzionali, compresa l'autorizzazione della Camera competente.
Durante le indagini sul ministro della Giustizia, la Procura aveva prospettato al Tribunale dei ministri due possibili qualificazioni della condotta di Bartolozzi. La prima riguardava un eventuale concorso nei reati attribuiti a Nordio, mentre la seconda prevedeva la contestazione autonoma delle false dichiarazioni rese durante gli accertamenti.
Secondo la Corte costituzionale, il Tribunale avrebbe dovuto motivare espressamente la scelta di non considerare la prima ipotesi. Il principio di leale collaborazione tra i poteri dello Stato imponeva infatti di chiarire le ragioni della valutazione e di consentire alla Camera di conoscere le determinazioni assunte dall'autorità giudiziaria.
La sentenza non chiude quindi tutti i contrasti istituzionali legati alla posizione dell'ex dirigente di via Arenula. Una volta ricevute le comunicazioni sulle valutazioni del Tribunale, la Camera potrà esaminare la questione e decidere se promuovere un nuovo conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale.
Rimane distinta la posizione relativa ai possibili reati commessi in concorso con il ministro, rispetto ai quali il Parlamento aveva già negato l'autorizzazione a procedere nell'ambito della vicenda Almasri. La decisione della Consulta chiarisce che l'eventuale partecipazione di Bartolozzi a quei fatti avrebbe richiesto una specifica valutazione da parte del Tribunale dei ministri, senza trasformare automaticamente l'accusa di false dichiarazioni in un reato soggetto alla stessa autorizzazione.
Un ulteriore profilo riguarda le garanzie difensive dell'indagata. Le dichiarazioni contestate a Bartolozzi furono raccolte quando venne ascoltata come persona informata sui fatti, senza l'assistenza di un avvocato. Resta da valutare se le circostanze dell'audizione possano offrire elementi per un'eventuale iniziativa della difesa, considerando la possibilità che la sua posizione fosse già collegata alle ipotesi di reato oggetto degli accertamenti.
Nelle stesse ore, un'altra vicenda giudiziaria ha coinvolto il marito di Bartolozzi, Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione Siciliana. Il giudice per le indagini preliminari di Palermo ha disposto nei suoi confronti gli arresti domiciliari nell'ambito di un procedimento per corruzione relativo alle autorizzazioni ambientali regionali.
Le accuse contestate ad Armao appartengono a un'indagine autonoma, senza collegamenti giudiziari con il caso Almasri. Per Bartolozzi, intanto, il procedimento romano resta aperto sul fronte delle presunte false dichiarazioni, mentre gli ulteriori passaggi istituzionali dipenderanno dalle comunicazioni dovute alla Camera e dalle eventuali iniziative parlamentari.
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