Bollette gas, per i vulnerabili rincaro del 9,1% e spesa annua stimata a 1.945 euro
Per circa 2,3 milioni di clienti vulnerabili il gas torna a pesare sul bilancio domestico. Dopo il rincaro di ottobre, le associazioni stimano 163 euro in più all'anno, mentre le scorte europee si avvicinano all'inverno su livelli ridotti.
Una famiglia con consumi medi di gas potrebbe arrivare a spendere 1.945 euro nell'arco di dodici mesi, se le tariffe restassero sui livelli raggiunti a ottobre 2026. È la previsione elaborata dalle associazioni dei consumatori dopo l'ultimo aggiornamento dell'Arera, che ha registrato un aumento del 9,1% della bolletta rispetto a settembre per gli utenti del Servizio di tutela della vulnerabilità.
Il rincaro riguarda circa 2,3 milioni di clienti italiani e deriva dall'aumento delle quotazioni del metano sui mercati all'ingrosso. Secondo i dati comunicati dall'Autorità il 3 novembre, il costo della sola materia prima gas ha raggiunto 88,36 euro per megawattora. Si tratta del valore utilizzato per determinare la componente di approvvigionamento nelle condizioni economiche applicate agli utenti vulnerabili.
Le conseguenze sui bilanci familiari sono state quantificate dall'Unione nazionale consumatori e dal Codacons. Per un cliente tipo, mantenendo invariati i prezzi nei dodici mesi successivi, l'aumento corrisponderebbe a circa 163 euro di spesa aggiuntiva all'anno. La proiezione riguarda il periodo dal 1° ottobre 2026 al 30 settembre 2027 e non rappresenta quindi una spesa già sostenuta.
Ai 1.945 euro stimati per il gas si aggiungerebbero 869 euro per l'elettricità, portando il costo complessivo delle due forniture domestiche a 2.814 euro annui. Una cifra che, secondo le associazioni, rende particolarmente oneroso l'avvicinarsi della stagione invernale.
L'Unione nazionale consumatori considera il livello raggiunto dalle tariffe un primato storico e critica l'azione dell'esecutivo, accusando il Governo Meloni di non aver adottato misure sufficienti per contenere il peso delle Bollette. Anche Assoutenti interviene sull'aggiornamento dell'Arera, ricordando che si tratta del sesto incremento mensile consecutivo.
L'associazione chiede provvedimenti fiscali immediati, a partire dalla riduzione dell'Iva applicata al gas e da un intervento sugli oneri di sistema. L'obiettivo indicato è alleggerire il costo finale sostenuto dalle famiglie, soprattutto in una fase caratterizzata da consumi destinati ad aumentare con l'accensione dei riscaldamenti.
A rendere instabile il mercato energetico contribuiscono le tensioni internazionali, in particolare quelle legate allo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas. Le decisioni dell'Iran sulla navigazione nell'area continuano a influenzare le aspettative degli operatori e l'andamento delle quotazioni europee.
Dopo l'annuncio di Teheran sulla possibilità di riaprire lo Stretto entro 48 ore, il mercato Ttf di Amsterdam ha registrato una diminuzione dei prezzi. I contratti future con consegna a dicembre sono scesi fino a 87,5 euro per megawattora, perdendo il 7,64% e tornando sotto la soglia dei 90 euro per la prima volta dal 22 ottobre. Successivamente il prezzo ha recuperato parte delle perdite, risalendo a 90,5 euro per megawattora, comunque in calo del 4,6%.
La riduzione delle quotazioni giornaliere non modifica automaticamente gli importi già calcolati per ottobre. Il valore comunicato dall'Arera dipende infatti dalla media mensile dei prezzi all'ingrosso italiani, mentre le oscillazioni successive potranno incidere sui futuri aggiornamenti.
Alle incertezze geopolitiche si aggiunge la situazione degli stoccaggi europei. Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, l'Unione europea si prepara alla stagione di riscaldamento 2026-2027 con riserve ai livelli più bassi dal 2013. I primi prelievi legati all'abbassamento delle temperature hanno già determinato una diminuzione delle quantità accumulate.
Le scorte complessive dell'Ue risultano pari a 844,25 terawattora, corrispondenti al 74,56% della capacità disponibile. La situazione cambia sensibilmente tra i diversi Paesi. La Germania dispone di riserve riempite al 61,05%, equivalenti a circa 151 terawattora, mentre l'Italia raggiunge il 91%, con oltre 185 terawattora immagazzinati, risultando il Paese europeo con il maggiore volume di gas stoccato.
Il problema principale riguarda la capacità dell'Europa di affrontare un eventuale inverno più freddo del previsto. L'Agenzia internazionale dell'energia avverte che scorte iniziali contenute aumentano la dipendenza dalle importazioni di gas naturale liquefatto e rendono il sistema più esposto a interruzioni delle forniture o problemi tecnici.
Le proiezioni dell'agenzia indicano che, entro la fine di marzo 2027, il livello degli stoccaggi europei potrebbe scendere sotto il 10% della capacità operativa. Un'eventualità che comporterebbe ulteriori difficoltà, considerando che la velocità di estrazione del gas tende a ridursi quando il riempimento degli impianti scende sotto il 30%.
Riserve particolarmente basse alla conclusione dell'inverno renderebbero inoltre necessario acquistare maggiori quantità di combustibile durante l'estate 2027 per ricostituire gli stoccaggi. Una domanda aggiuntiva che potrebbe mantenere elevata la pressione sui prezzi anche nei mesi successivi alla stagione fredda.
Sulla dipendenza energetica europea è intervenuta anche Ursula von der Leyen durante il WinWin Brussels Summit, appuntamento dedicato alle startup. La presidente della Commissione europea ha quantificato in 127 miliardi di euro il costo aggiuntivo sostenuto dall'Europa per le importazioni di combustibili fossili a causa della sola chiusura dello Stretto di Hormuz, senza ottenere quantità supplementari di energia.
Von der Leyen ha richiamato i rischi economici derivanti dall'acquisto di petrolio e gas sui mercati internazionali, osservando che insieme alle forniture possono arrivare anche gli effetti delle crisi geopolitiche. Per i consumatori italiani, l'aggiornamento di ottobre rappresenta intanto un nuovo aumento già quantificato, mentre l'evoluzione delle tariffe nei prossimi mesi dipenderà anche dall'andamento delle quotazioni e dalla disponibilità di gas sui mercati europei.
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