Don Giordano Goccini donerà il corpo alla scienza, la scelta legata alla sua malformazione genetica
Una malformazione genetica lo accompagna dalla nascita, ma le cure gli hanno permesso di vivere bene. Per questo don Giordano Goccini, parroco nel Reggiano, ha deciso di destinare il proprio corpo alla ricerca dopo la morte.
Il rapporto con la medicina ha segnato profondamente la vita di don Giordano Goccini, sacerdote di 56 anni e parroco di Bibbiano, in provincia di Reggio Emilia. Nato con una grave malformazione genetica, ha beneficiato delle cure e dei progressi scientifici che gli hanno consentito di condurre un'esistenza soddisfacente. Ora vuole ricambiare attraverso una decisione personale: mettere il proprio corpo a disposizione della ricerca scientifica dopo la morte.
Il sacerdote ha raccontato la sua intenzione al Resto del Carlino, spiegando che sottoscriverà il consenso previsto dalla legge 10 del 10 febbraio 2020, che disciplina la donazione del corpo e dei tessuti post mortem per finalità di studio, formazione e ricerca scientifica. La sua volontà è consentire agli studiosi di utilizzare organi e tessuti per contribuire al progresso della medicina.
Per don Goccini si tratta di una scelta maturata anche grazie alla propria esperienza con la malattia. «Sarà il mio ultimo abbraccio all'umanità», ha dichiarato, definendo la normativa estremamente sensata. Il parroco riconosce alla medicina un ruolo decisivo nella sua storia personale e ritiene che sostenere la ricerca sia un modo concreto per restituire parte di quanto ricevuto.
La decisione apre anche una riflessione sul rapporto tra fede cristiana e progresso scientifico. Don Goccini precisa che, al momento, non esiste un pronunciamento specifico della Chiesa sulla questione. A suo giudizio, tuttavia, i credenti non dovrebbero limitarsi a esprimere posizioni contrarie davanti alle questioni più delicate della società.
Il sacerdote richiama, a questo proposito, il dibattito sul fine vita, che coinvolge convinzioni religiose, responsabilità individuali e aspetti personali profondi. Secondo don Goccini, la comunità cristiana dovrebbe partecipare al confronto senza abbandonare i propri principi, ma evitando di ridurre ogni discussione a una serie di divieti.
Nella sua visione, la donazione del corpo non significa considerare i resti umani come semplice materiale da laboratorio. Il valore del gesto risiede nella volontà della persona di compiere un'ultima azione a beneficio degli altri, anche quando la propria esistenza è terminata.
Don Goccini ricorda inoltre quanto siano cambiate le prospettive di vita grazie alle scoperte mediche. Nell'ultimo secolo, osserva, i progressi della scienza hanno contribuito ad aumentare di circa trent'anni la durata media della vita, offrendo opportunità che in passato sarebbero state impensabili.
Il parroco collega infine la sua decisione al significato cristiano della solidarietà e della creazione. Durante la vita, spiega, ha cercato di sentirsi parte di una realtà più grande della propria individualità. Con la donazione del corpo intende proseguire quella stessa solidarietà attraverso il lavoro degli scienziati, lasciando alla ricerca la possibilità di utilizzare ciò che resterà di lui per aiutare altre persone.
Notizie correlate
Bruno Conti lascia la Roma dopo 54 anni, il saluto a Trigoria e la scelta di dedicarsi alla famiglia Bruno Conti conclude il suo percorso nella Roma dopo 54 anni trascorsi tra campo e dirigenza.