Stress sul lavoro in Italia, il 51% segnala livelli elevati contro il 39% europeo

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In Italia più della metà dei lavoratori riferisce livelli elevati di stress, ben oltre la media europea. Le difficoltà economiche, gli impegni familiari e i ritmi quotidiani pesano su un equilibrio che, per molti, diventa difficile mantenere.

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Il 51% dei lavoratori italiani dichiara di aver vissuto una giornata caratterizzata da forte stress, una percentuale nettamente superiore al 39% registrato nella media europea. Il dato, contenuto nel rapporto Gallup 2026, descrive una situazione che coinvolge una parte consistente della popolazione occupata e richiama l'attenzione sulle pressioni della vita quotidiana.

A fornire ulteriori elementi è il Report 2026 dell'Osservatorio Benèpsys, che attraverso lo Stress Index Italia registra un punteggio medio di 5,26 su una scala di 7. Anche l'indagine Ipsos del 2025 restituisce un quadro significativo: il 59% degli italiani afferma di aver attraversato, nei dodici mesi precedenti, periodi di tensione tanto intensi da risultare difficili da gestire.

David Lazzari, presidente di Benèpsys, ha commentato questi risultati all'Adnkronos Salute in vista della Giornata per la consapevolezza dello stress, prevista per il 7 novembre. Secondo l'esperto, il problema non dipende esclusivamente dall'intensità delle pressioni quotidiane, ma soprattutto dalla possibilità concreta di affrontarle disponendo di risorse adeguate.

Le richieste professionali, gli obblighi familiari, le difficoltà finanziarie e l'incertezza sul futuro possono accumularsi fino a compromettere la capacità di recupero. Quando gli impegni superano stabilmente le energie disponibili, una risposta fisiologica normalmente utile per adattarsi alle difficoltà può trasformarsi in una condizione prolungata di affaticamento.

Le conseguenze non si distribuiscono uniformemente nella popolazione. Chi dispone di minori possibilità economiche, di una rete sociale fragile o di strumenti personali insufficienti per affrontare le difficoltà risulta generalmente più vulnerabile. La presenza di sostegno familiare, relazionale e materiale può invece contribuire a contenere gli effetti del sovraccarico.

Lazzari richiama inoltre l'attenzione sulle ripercussioni dello stress cronico, che possono andare oltre il disagio psicologico. Una tensione persistente può alterare il riposo notturno, incidere sulla stabilità emotiva, complicare i rapporti interpersonali e influire anche sull'organismo attraverso diversi processi biologici.

Per il presidente di Benèpsys, affidare la prevenzione esclusivamente alla capacità individuale di sopportare le difficoltà rappresenta un approccio insufficiente. Occorre agire anche sull'organizzazione del lavoro, sulle condizioni che alimentano pressioni eccessive e sulla disponibilità di strumenti di sostegno, tanto personali quanto collettivi.

L'obiettivo, precisa Lazzari, non è cancellare ogni forma di stress, che svolge anche una funzione naturale di adattamento. La prevenzione dovrebbe piuttosto favorire un equilibrio sostenibile tra le responsabilità quotidiane e le risorse necessarie per affrontarle, riducendo il rischio che una tensione temporanea diventi una condizione persistente.

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