Esilarante De Luca su Youssef Siher, dal paragone con Che Guevara al rispetto della decisione della gip
Due video di Vincenzo De Luca sulla scarcerazione di Youssef Siher intrecciano sarcasmo e riflessioni sulla giustizia. Dopo il paragone con Che Guevara, il sindaco difende la decisione della gip ma critica i messaggi pubblicati online.
Vincenzo De Luca interviene con due video sulla liberazione di Youssef Siher, il trentenne indagato nell'inchiesta legata al Movimento 17 ottobre, nato sui social dopo gli scontri avvenuti a Milano. Il sindaco di Salerno alterna pesanti battute sull'aspetto fisico dell'uomo a considerazioni sulla decisione della magistratura, distinguendo il rispetto delle garanzie giudiziarie dalla condanna dei comportamenti violenti durante le manifestazioni.
Il primo intervento è costruito attorno a un confronto con Che Guevara. De Luca racconta di aver immaginato, dopo le notizie sull'individuazione del presunto promotore delle proteste, una figura capace di richiamare i rivoluzionari del passato. La diffusione delle immagini di Siher gli avrebbe invece provocato, secondo il suo racconto ironico, una profonda delusione.
Nel video intitolato "Da Che Guevara a Youssef Siher: non ci sono più le mezze stagioni e i rivoluzionari di un tempo", il sindaco descrive il giovane con espressioni sprezzanti, soffermandosi sulla corporatura esile e sui baffi. Richiama poi le immagini di Che Guevara e il brano "Hasta Siempre", legati ai ricordi della propria giovinezza, per sostenere sarcasticamente che anche il modello del rivoluzionario sia ormai cambiato.
De Luca commenta favorevolmente la scarcerazione di Siher, accompagnando però il giudizio con altre battute sulle sue condizioni fisiche. Invita quindi i giovani a non coinvolgerlo nelle manifestazioni, facendo un riferimento ironico a Rosario Chiarchiaro, personaggio di Luigi Pirandello al quale attribuisce un particolare potere occulto.
Il sindaco affronta anche il tema della diffusione delle fotografie e dei filmati dell'indagato. Critica l'Autorità Garante per la Privacy, accusandola di non essere intervenuta di fronte alla circolazione delle immagini, mentre a suo giudizio riserverebbe maggiori attenzioni alla tutela di persone riprese mentre abbandonano illegalmente rifiuti.
Qualche ora più tardi arriva un secondo video, nel quale De Luca abbandona in parte il registro sarcastico per concentrarsi sul provvedimento della gip di Milano. Il sindaco afferma che la decisione di rimettere in libertà Siher deve essere rispettata, poiché la responsabilità penale non può essere stabilita sulla base di comportamenti giudicati irresponsabili o di opinioni considerate inaccettabili.
La giudice Tiziana Landoni, il 28 ottobre, non ha convalidato il fermo e non ha disposto misure cautelari nei confronti del ricercatore, ritenendo insufficienti gli indizi a sostegno delle accuse. Siher era indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e per violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
"In un Paese civile, quando non vi sono prove certe di una responsabilità penale, non si va in galera", afferma De Luca, ribadendo che il giudizio sull'opportunità dei messaggi diffusi online non può sostituire l'accertamento di un reato. Per il sindaco, dunque, il provvedimento della magistratura merita rispetto anche quando suscita perplessità nell'opinione pubblica.
Il ragionamento si sposta successivamente sulle conseguenze dei disordini per commercianti e forze dell'ordine. De Luca richiama la necessità di tutelare chi lavora nei negozi e gli agenti impegnati nei servizi di ordine pubblico, condannando furti, aggressioni e l'utilizzo di spranghe, pietre, martelli e bombe carta durante le proteste.
Un ulteriore passaggio riguarda il ruolo delle piattaforme digitali. Secondo il sindaco, i social possono favorire nuove modalità di organizzazione delle proteste e rendere più difficile contrastare eventuali iniziative violente. Una valutazione generale che De Luca collega alle proprie critiche verso i contenuti pubblicati da Siher, senza negare la necessità di dimostrare eventuali responsabilità penali.
La conclusione del secondo intervento mantiene distinte le due questioni. Da una parte, De Luca riconosce la legittimità della decisione della gip, che non ha ravvisato gli elementi necessari per sostenere le contestazioni. Dall'altra, continua a giudicare duramente i messaggi online dell'indagato, definiti "intollerabili". Il rispetto della pronuncia giudiziaria, sostiene, non comporta necessariamente una valutazione positiva della persona coinvolta.
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