Bob Dylan a Milano, Roma e Bologna: tre concerti senza smartphone e scaletta aperta

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Tre appuntamenti italiani a novembre per Bob Dylan, con una regola precisa per il pubblico. I telefoni resteranno chiusi in custodie durante i concerti, mentre la scelta dei brani potrà cambiare da una serata all'altra.

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Bob Dylan torna in Italia con tre concerti in programma nel novembre 2026. Il cantautore americano, 85 anni, salirà sul palco il 2 novembre all'Unipol Dome di Milano, il 5 novembre al Palazzo dello Sport di Roma e il 7 novembre all'Unipol Arena di Bologna. Tre appuntamenti che offriranno al pubblico l'occasione di ascoltare dal vivo un repertorio costruito in oltre sessant'anni di carriera, senza la possibilità di utilizzare gli smartphone durante gli spettacoli.

La regola riguarda tutti gli spettatori. All'ingresso, i telefoni saranno inseriti in apposite custodie sigillate, che resteranno in possesso dei proprietari fino alla conclusione del concerto. Per utilizzare il dispositivo sarà necessario raggiungere una delle aree dedicate, dove il personale autorizzato potrà sbloccare la custodia. Durante le esibizioni non saranno consentite fotografie, registrazioni video o riprese audio.

Se le disposizioni sull'utilizzo dei cellulari sono definite, molto meno prevedibile è la scelta delle canzoni. Dylan non segue necessariamente una scaletta identica a ogni appuntamento e può modificare gli arrangiamenti anche dei brani più conosciuti. Le sue interpretazioni attraversano folk, blues, country e rock, con soluzioni musicali che cambiano nel corso delle tournée. Non è quindi possibile stabilire in anticipo quali classici troveranno spazio nelle tre serate italiane.

Una parte del repertorio recente ruota attorno a "Rough and Rowdy Ways", album di inediti pubblicato nel 2020. Tra le composizioni del disco figura "Key West (Philosopher Pirate)", nella quale il cantautore richiama i nomi di Allen Ginsberg, Gregory Corso e Jack Kerouac. Un riferimento alla cultura letteraria americana che accompagna da sempre la sua scrittura, insieme alle influenze musicali raccolte nel corso dei decenni.

La discografia di Dylan comprende anche pubblicazioni dedicate alla rilettura di composizioni precedenti e alla conservazione delle registrazioni storiche. Il suo rapporto con il passato non si traduce però in una riproposizione immutabile delle canzoni. Anche brani celebri come "Blowin' in the Wind" possono assumere dal vivo forme differenti rispetto alle incisioni originali. Resta incerta anche l'eventuale presenza di "Make You Feel My Love" nelle prossime esibizioni.

Questa libertà artistica accompagna Dylan fin dagli anni Sessanta. Uno degli episodi più rappresentativi risale al 1965, quando si presentò al Newport Folk Festival con una chitarra elettrica, allontanandosi dall'immagine di interprete acustico che lo aveva reso famoso. Quella scelta provocò reazioni contrastanti, ma segnò un passaggio decisivo nella sua evoluzione musicale.

Negli anni successivi il cantautore ha continuato a cambiare linguaggio, passando dalle sonorità rock alle atmosfere religiose, dalle ballate sentimentali al blues, fino alle reinterpretazioni degli standard americani associate alla tradizione di Frank Sinatra. Una carriera nella quale la trasformazione degli arrangiamenti è diventata parte integrante dell'identità dell'artista.

Nel 2016 Dylan ha ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura, assegnato dall'Accademia svedese per il contributo poetico offerto alla tradizione della canzone americana. Il riconoscimento ha rappresentato un momento storico per un musicista capace di portare i testi delle proprie canzoni oltre i confini della musica popolare.

Il ritorno a Milano, Roma e Bologna si inserisce nel lungo percorso di concerti internazionali che Dylan porta avanti da oltre trent'anni. Per il pubblico italiano sarà un nuovo incontro con un artista che continua a reinterpretare il proprio catalogo, lasciando aperta fino alle esibizioni la scelta dei brani e delle sonorità. Le tre serate si svolgeranno senza schermi accesi e senza registrazioni personali, affidando l'esperienza del concerto esclusivamente all'ascolto dal vivo.

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