West Nile in Italia, 787 infezioni e 422 forme neuroinvasive: decessi fermi a 61
Anche a fine ottobre il virus West Nile continua a circolare in Italia. Il nuovo bollettino sanitario conta dieci infezioni confermate in più rispetto alla settimana precedente, mentre i decessi restano stabili e cala la letalità.
Il virus West Nile continua a essere rilevato in Italia anche nelle ultime settimane di ottobre. Il quattordicesimo bollettino dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), pubblicato il 29 ottobre 2026, porta a 787 il numero complessivo delle infezioni confermate dall'inizio della sorveglianza stagionale. Dieci casi in più rispetto ai 777 comunicati sette giorni prima, mentre rimane invariato a 61 il totale dei decessi notificati, compreso uno relativo a un'infezione contratta all'estero.
Il dato più rilevante riguarda le manifestazioni neurologiche della malattia, che hanno interessato 422 persone. Si tratta delle forme neuroinvasive, le complicanze più gravi associate all'infezione, che possono coinvolgere il sistema nervoso centrale. Rispetto al precedente aggiornamento, i casi appartenenti a questa categoria sono aumentati di otto unità.
Nonostante l'incremento delle infezioni registrate, il confronto con il 2025 mostra una riduzione della letalità nelle forme neuroinvasive contratte in Italia. La percentuale si attesta al 14,4%, contro il 19,6% rilevato nello stesso periodo dell'anno precedente. A fine ottobre 2025 erano stati segnalati 773 contagi e 72 decessi, a fronte dei 787 casi e delle 61 vittime conteggiati quest'anno.
La distribuzione delle infezioni confermate comprende, oltre ai 422 casi neuroinvasivi, 263 persone che hanno sviluppato febbre e 96 donatori di sangue risultati positivi pur non presentando sintomi. Il bilancio include inoltre cinque pazienti con manifestazioni cliniche differenti e un ulteriore caso asintomatico.
Una parte delle infezioni è stata acquisita fuori dall'Italia. Tra i pazienti con complicanze neurologiche figurano cinque casi importati, rispettivamente dalle Maldive, dalla Francia, dal Belgio, dalla Grecia e dai Paesi Bassi. Altri due casi di febbre sono collegati a soggiorni in Burkina Faso e Grecia.
La circolazione del West Nile richiama anche la necessità di mantenere attivi i sistemi di prevenzione e monitoraggio delle malattie trasmesse da vettori. Il virus appartiene infatti al gruppo delle arbovirosi, infezioni che possono diffondersi attraverso organismi come zanzare e zecche. Le condizioni climatiche e ambientali incidono sulla presenza e sull'attività di questi vettori, rendendo particolarmente importante la sorveglianza sanitaria.
Il rapporto tra cambiamento climatico e tutela della salute è stato affrontato anche a Firenze, durante il Festival "L'Italia delle Regioni". La Commissione Salute ha richiamato l'attenzione sugli effetti delle ondate di calore e sulle emergenze sanitarie legate alle malattie trasmesse da vettori, indicando la necessità di rafforzare in maniera continuativa gli strumenti di prevenzione.
Tra le richieste avanzate figurano il finanziamento stabile delle attività di sorveglianza, la definizione di standard adeguati per il personale sanitario e l'esclusione dei professionisti impegnati nella prevenzione dai tetti di spesa. L'obiettivo è garantire alle strutture territoriali risorse e competenze sufficienti per affrontare rischi che possono presentarsi con frequenza crescente.
Massimo Fabi, coordinatore della Commissione Salute e assessore della Regione Emilia-Romagna, ha ribadito che le risorse destinate alla prevenzione devono essere considerate un investimento per la sicurezza collettiva. Secondo Fabi, servono finanziamenti continuativi, personale stabile e criteri uniformi a livello nazionale, anche per proteggere i lavoratori dall'esposizione alle temperature elevate.
Accanto alla sorveglianza delle infezioni umane, le autorità sanitarie stanno seguendo anche la diffusione di virus che interessano gli animali da allevamento. Il Ministero della Salute e il Cesme hanno fornito indicazioni per controllare la circolazione del virus Shamonda (Shav), attualmente oggetto di monitoraggio pur non essendo prevista una notifica formale obbligatoria.
Le Regioni hanno invitato i Servizi veterinari delle Asl e gli allevatori a prestare attenzione alla comparsa di sintomi sospetti in bovini, bufalini, ovini, caprini ed equini. Tra i segnali da considerare rientrano febbre, diarrea, riduzione della produzione di latte, disturbi neurologici e aborti.
Per individuare l'eventuale presenza dei vettori responsabili della trasmissione del virus Shamonda, in particolare i moscerini del genere Culicoides, viene raccomandato di utilizzare anche le attività di monitoraggio entomologico già organizzate per la febbre catarrale degli ovini, conosciuta come Bluetongue. Negli allevamenti sono inoltre consigliati interventi per limitare i ristagni d'acqua e gli accumuli di effluenti, condizioni che possono favorire la presenza degli insetti vettori.
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