Pensioni a 64 anni, fondo da 850 milioni ma restano dubbi su requisiti e assegni

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La Manovra 2027 stanzia 850 milioni per rendere più flessibile l'accesso alla pensione. La Lega punta all'uscita a 64 anni con 36 anni di contributi, ma restano da definire i beneficiari e l'eventuale riduzione dell'assegno.

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La possibilità di lasciare il lavoro tre anni prima rispetto all'età ordinaria di pensionamento potrebbe diventare una delle novità previdenziali del 2027. Il governo ha previsto uno stanziamento di 850 milioni di euro nella legge di Bilancio approvata dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, ma non ha ancora stabilito le condizioni per utilizzare queste risorse. L'ipotesi sostenuta dalla Lega prevede il pensionamento a 64 anni con almeno 36 anni di contributi, una soluzione sulla quale pesano ancora diversi interrogativi.

Il principale riguarda la sostenibilità economica dell'intervento. Secondo una ricostruzione dell'Ansa, la proposta avanzata dal partito di Matteo Salvini richiederebbe circa 1,6 miliardi di euro, quasi il doppio della somma attualmente disponibile. La differenza potrebbe costringere il Parlamento a restringere il numero dei beneficiari oppure a modificare i requisiti inizialmente ipotizzati.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che il fondo servirà a rafforzare la flessibilità per i lavoratori che accedono alla pensione attraverso il sistema contributivo. Sarà il confronto parlamentare a definire le modalità operative della misura. Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, considera invece lo stanziamento un primo passo verso la possibilità di lasciare il lavoro a 64 anni anziché attendere i 67 previsti per la pensione di vecchiaia.

Come ricorda un'analisi del Corriere della Sera, uno degli aspetti ancora da chiarire riguarda i lavoratori che hanno iniziato a versare contributi prima del 1° gennaio 1996. Chi appartiene al sistema previdenziale misto, infatti, non può generalmente utilizzare il canale ordinario di pensionamento anticipato contributivo a 64 anni, salvo particolari condizioni o strumenti alternativi, come il computo dei periodi assicurativi nella Gestione separata dell'Inps.

L'eventuale ampliamento della platea potrebbe consentire anche a questi lavoratori di anticipare il pensionamento, ma con una condizione economica significativa. Tra le possibilità considerate figura il ricalcolo integrale della pensione attraverso il metodo contributivo, rinunciando alla componente calcolata con il sistema retributivo. Una scelta che potrebbe determinare una riduzione dell'importo mensile, soprattutto per chi possiede una consistente anzianità contributiva maturata prima del 1996.

Il riferimento ai 64 anni di età e ai 36 di contributi richiama le precedenti formule di pensionamento flessibile, ma presenta caratteristiche diverse rispetto a Quota 100. Quest'ultima, introdotta nel 2019 e rimasta utilizzabile per maturare i requisiti fino al 2021, permetteva di andare in pensione con almeno 62 anni di età e 38 di versamenti. Non imponeva inoltre il ricalcolo completo dell'assegno secondo il sistema contributivo.

Per chi decidesse di utilizzare la nuova possibilità, qualora fosse approvata, la questione centrale sarebbe proprio l'importo della pensione. Lasciare il lavoro a 64 anni comporta generalmente un assegno inferiore rispetto a quello ottenibile proseguendo l'attività fino a 67 anni. Nel sistema contributivo incidono sia i versamenti che non verrebbero più effettuati sia il coefficiente di trasformazione, che aumenta con l'età di pensionamento.

Un'eventuale riduzione legata al metodo di calcolo non sarebbe necessariamente una penalizzazione aggiuntiva stabilita dalla legge. L'assegno risulterebbe più contenuto perché determinato in base ai contributi accumulati e all'età effettiva di uscita. L'entità della differenza cambierebbe quindi da lavoratore a lavoratore, in funzione della carriera, delle retribuzioni e delle regole definitive.

Un altro elemento da considerare riguarda la durata degli effetti economici. Chi ottenesse una pensione più bassa a 64 anni non avrebbe automaticamente diritto a un nuovo calcolo al compimento dei 67 anni. L'importo continuerebbe a beneficiare delle rivalutazioni previste dalla normativa, ma non recupererebbe i contributi che sarebbero stati versati lavorando per altri tre anni.

Nel frattempo, anche i requisiti ordinari sono destinati a cambiare. L'età per la pensione di vecchiaia, attualmente fissata a 67 anni con almeno 20 anni di contributi nella generalità dei casi, salirà a 67 anni e un mese nel 2027 e a 67 anni e tre mesi nel 2028, secondo gli adeguamenti previsti.

Al momento, dunque, il pensionamento a 64 anni con 36 anni di contributi rimane una proposta e non un diritto già riconosciuto ai lavoratori. Restano da decidere le categorie ammesse, gli eventuali limiti economici, il trattamento riservato a chi appartiene al sistema misto e le modalità di calcolo della pensione. Il Parlamento dovrà affrontare questi aspetti durante l'esame della Manovra 2027, tenendo conto delle risorse stanziate e del costo complessivo dell'intervento.

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