Ucraina, Crosetto non vede una svolta prima dell'estate 2027 e teme la pressione russa

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Per Guido Crosetto la guerra in Ucraina non arriverà a una soluzione prima dell'estate 2027. Il ministro teme che la Russia sfrutti i mesi freddi per aumentare la pressione su Kiev e richiama la necessità di rafforzare le difese contro i droni.

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Il prossimo inverno potrebbe rappresentare una fase particolarmente difficile per l'Ucraina, soprattutto per la capacità della Russia di intensificare gli attacchi e mettere sotto pressione le difese di Kiev. È lo scenario delineato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, secondo il quale non esistono al momento le condizioni per arrivare a una conclusione del conflitto nei prossimi mesi. L'orizzonte temporale indicato dal ministro si spinge almeno fino all'estate del 2027.

Crosetto ha affrontato il tema durante la convention nazionale organizzata a Roma da Sud chiama Nord e Sindaci d'Italia, rispondendo alle domande di Davide Desario, direttore dell'Adnkronos. Il ministro ha spiegato di non ritenere probabile una soluzione diplomatica prima della prossima estate, aggiungendo che Mosca potrebbe utilizzare le condizioni invernali come ulteriore strumento di pressione sull'Ucraina.

Una parte dell'intervista è stata dedicata agli aiuti militari italiani. Crosetto ha respinto la rappresentazione di un sostegno economico diretto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, precisando che l'assistenza fornita dall'Italia riguarda equipaggiamenti e sistemi necessari alla difesa del territorio. La distinzione, secondo il ministro, è essenziale per comprendere la natura degli interventi italiani a favore di Kiev.

Tra le necessità più urgenti indicate dalle autorità ucraine figurano nuovi missili per contrastare i droni russi di ultima generazione. Crosetto ha riferito che questi velivoli raggiungono velocità superiori rispetto ai modelli precedenti, rendendo più complessa la loro intercettazione. Secondo i dati richiamati dal ministro, la percentuale di abbattimento sarebbe scesa dal 90% al 10%, una differenza che rende particolarmente pressante la richiesta di strumenti difensivi più efficaci.

Le preoccupazioni del responsabile della Difesa non riguardano soltanto l'Europa orientale. Anche la situazione in Iran viene considerata lontana da una stabilizzazione. Crosetto ha dichiarato di non aspettarsi sviluppi risolutivi a breve termine e di temere, al contrario, nuovi episodi di tensione. Nella stessa analisi ha escluso che esistano, nell'immediato, le condizioni per organizzare una missione di pace nello Stretto di Hormuz, area strategica per la sicurezza internazionale e i collegamenti marittimi.

Passando alle questioni nazionali, il ministro ha affrontato il rapporto tra spesa militare e industria italiana. A suo giudizio, un eventuale aumento delle risorse destinate alla difesa dovrebbe tradursi anche in investimenti capaci di sostenere le imprese e le attività produttive presenti nel Paese. Crosetto ha inoltre contestato la distanza tra gli impegni annunciati e le disponibilità finanziarie effettive, sostenendo che negli ultimi due anni non sarebbero arrivati stanziamenti aggiuntivi per il settore.

Il ragionamento si è poi esteso alla capacità dell'economia italiana di sostenere il sistema di protezione sociale. Per Crosetto, conservare gli attuali livelli di welfare richiede una crescita della ricchezza prodotta, senza la quale diventerebbe difficile garantire nel tempo le prestazioni esistenti. Il ministro ha descritto lo Stato sociale attuale come il massimo livello sostenibile nelle condizioni economiche presenti, indipendentemente dalla composizione del governo.

Infine, Crosetto ha richiamato la rapidità del progresso tecnologico e le conseguenze sull'organizzazione del Paese. Imprese, pubblica amministrazione e apparati burocratici, secondo il ministro, devono accelerare i rispettivi processi decisionali e operativi per non perdere competitività. Una trasformazione che ha collegato alla necessità di preservare la capacità produttiva nazionale e, attraverso questa, le risorse indispensabili al finanziamento dei servizi pubblici.

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