Morte di Abderrahim Fakir a Bologna, la perizia e le frasi degli agenti riprese dalle bodycam

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La consulenza sulla morte di Abderrahim Fakir, avvenuta durante un intervento di polizia a Bologna, indica tre fattori che avrebbero contribuito al decesso. Le registrazioni delle bodycam documentano anche le parole degli agenti.

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La posizione in cui Abderrahim Fakir venne immobilizzato dagli agenti avrebbe contribuito alla sua morte, insieme all'assunzione di cocaina e a problemi cardiaci. È quanto risulta dalla consulenza medico-legale disposta dalla Procura di Bologna sul decesso del 42enne, avvenuto il 19 luglio 2026 nel quartiere Pilastro durante un intervento della polizia. Nella documentazione sono riportate anche alcune conversazioni registrate dalla bodycam di uno dei due poliziotti presenti.

Secondo le conclusioni degli esperti incaricati dai magistrati, Fakir morì per un'insufficienza respiratoria acuta alla quale avrebbero concorso tre fattori. Tra questi figura la compressione del corpo mentre l'uomo veniva trattenuto a terra in posizione prona, cioè con il volto rivolto verso il basso. Gli altri elementi individuati sono il consumo di cocaina e le condizioni cardiache preesistenti.

La relazione contiene inoltre la trascrizione di alcuni scambi verbali tra i due agenti. Nelle registrazioni si sente uno dei poliziotti chiedere "Sta respirando?", seguito dalla risposta "È schiattato ah". Un'altra frase riportata nel documento è "Ca... me ne frega a me". Le parole sono state pronunciate durante le fasi dell'intervento che ha preceduto il decesso.

In un successivo passaggio della conversazione, uno degli agenti afferma: "Sto a posto, sto a posto però la prossima volta ti spiego per bene come si fa, perché così ci facciamo male". La registrazione documenta anche le comunicazioni dei soccorritori. Al minuto 11:06 viene segnalato l'arresto cardiaco di Fakir e si sente la frase "Paziente in arresto cardiaco iniziamo la rianimazione". Durante le manovre di soccorso, uno dei poliziotti pronuncia inoltre le parole "Se schiatta ci divertiamo".

Le conversazioni costituiscono parte del materiale acquisito nell'ambito degli accertamenti sulla morte dell'uomo. La Procura dovrà valutare le risultanze medico-legali insieme agli altri elementi raccolti per ricostruire le circostanze dell'intervento ed eventualmente accertare responsabilità penali.

Attualmente sei persone risultano iscritte nel registro delle annotazioni preliminari in relazione all'ipotesi di omicidio colposo. Si tratta dei due poliziotti che immobilizzarono Fakir e di quattro volontari della Croce Rossa intervenuti per prestare soccorso. L'iscrizione in questo registro non equivale a una formale iscrizione nel registro degli indagati.

Sulle conclusioni della consulenza è intervenuto l'avvocato Fabio Anselmo, legale dei familiari di Fakir. Secondo Anselmo, gli esperti nominati dalla Procura non hanno potuto escludere che la posizione prona imposta all'uomo abbia contribuito al decesso. Un elemento che la famiglia considera rilevante nella ricostruzione di quanto avvenuto il pomeriggio del 19 luglio.

Il legale ha inoltre annunciato il deposito di un'ulteriore relazione redatta dal consulente della famiglia, il professor Vittorio Fineschi. L'approfondimento riguarderà una discrepanza che, secondo Anselmo, esisterebbe tra le valutazioni espresse dagli esperti durante la riunione conclusiva tenuta a Padova e quanto successivamente riportato nel documento scritto.

Fineschi esaminerà quindi le conclusioni medico-legali e presenterà le proprie osservazioni alla Procura della Repubblica di Bologna. Il confronto tra le valutazioni tecniche sarà uno degli elementi a disposizione dei magistrati per stabilire il peso delle diverse concause individuate e decidere come proseguire il procedimento.

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