Di Battista critica Schlein e il campo largo, dal Pd alla patrimoniale fino al M5S
Alessandro Di Battista contesta la leadership di Elly Schlein e chiede al campo largo posizioni più nette, a partire dalla patrimoniale. Nel suo intervento critica anche il M5S di Conte, che considera lontano dalla spinta delle origini.
La difficoltà del centrosinistra nel proporre un'alternativa politica convincente, secondo Alessandro Di Battista, dipende anche dalle posizioni assunte dal Partito democratico negli ultimi anni. L'ex deputato del Movimento 5 Stelle ha espresso un giudizio severo su Elly Schlein e sulle prospettive del campo largo durante la trasmissione Accordi & Disaccordi, in onda sul Nove.
Per Di Battista, la segretaria dem non possiede la credibilità e la preparazione politica necessarie per guidare un progetto di cambiamento. Una valutazione che l'ex parlamentare collega soprattutto alla storia del Pd e alle scelte compiute in materia di lavoro e politiche sociali.
Nel suo intervento ha richiamato le riforme realizzate durante la stagione politica di Matteo Renzi, attribuendo al Partito democratico una responsabilità significativa nell'indebolimento delle tutele dei lavoratori. Ha citato le privatizzazioni e le modifiche all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori come esempi delle politiche che contesta.
La sua critica non riguarda soltanto la leadership attuale. Di Battista considera il Pd una formazione difficilmente trasformabile e ritiene che una coalizione intenzionata a vincere le elezioni debba presentare proposte più radicali. A suo giudizio, invece, i partiti del campo largo mostrano esitazioni persino nell'affrontare pubblicamente il tema della patrimoniale.
L'ex esponente pentastellato ha poi rivolto l'attenzione al Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte, individuando una distanza significativa rispetto all'esperienza politica nata dall'iniziativa di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
Secondo Di Battista, il Movimento dovrebbe recuperare la capacità di proporre quotidianamente temi riconoscibili e obiettivi politici precisi. Ha ricordato il programma originario articolato in venti punti, presentato agli elettori come una risposta ai problemi del Paese, e la forte discontinuità che caratterizzava allora i Cinquestelle rispetto ai partiti tradizionali.
Nel confronto con quella fase iniziale, Di Battista ritiene che oggi manchi soprattutto l'elemento di novità. Ha ricordato le iniziative di Grillo nei luoghi segnati dalle difficoltà sociali, dove il Movimento riusciva a rappresentare una speranza di cambiamento per una parte dei cittadini.
Le sue parole delineano quindi una doppia critica all'attuale opposizione: da una parte il giudizio negativo sulla credibilità politica di Schlein e sulla storia del Pd, dall'altra la convinzione che il Movimento 5 Stelle abbia perso parte della forza innovativa che ne aveva accompagnato l'affermazione.
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