Youssef Siher, il cellulare della moglie decisivo per rintracciarlo: indagata anche lei
Il cellulare della moglie avrebbe permesso agli investigatori di rintracciare Youssef Siher, fermato nell'inchiesta sulle proteste del Movimento 17 ottobre a Milano. Anche la donna è indagata, mentre si esaminano chat e dispositivi sequestrati.
La Procura di Milano sta cercando di ricostruire la rete di contatti e le modalità organizzative del Movimento 17 ottobre attraverso l'esame dei dispositivi elettronici sequestrati a Youssef Siher. Il ricercatore trentenne, fermato sabato 24 ottobre e trasferito nel carcere di San Vittore, è coinvolto nell'inchiesta sulle proteste che hanno interessato il capoluogo lombardo. Tra le contestazioni figurano l'istigazione a delinquere, la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche e ipotesi legate alla finalità di terrorismo o eversione.
Gli accertamenti riguardano anche la moglie, una donna di 32 anni di origini libanesi, indagata in concorso con il marito per istigazione a delinquere. Secondo gli investigatori, entrambi avrebbero amministrato i canali social attraverso i quali il Movimento 17 ottobre ha promosso le manifestazioni della scorsa settimana. La posizione della donna resta distinta da quella del trentenne, sottoposto a fermo.
Un elemento significativo dell'indagine riguarda proprio il telefono della 32enne. Sabato mattina gli agenti sarebbero riusciti a individuare Siher grazie al dispositivo della moglie, mentre il cellulare dell'uomo risultava spento e non consentiva di localizzarlo. Il trentenne è stato successivamente interrogato e, nella notte, è stato disposto il suo trasferimento in carcere.
Le verifiche della Polizia di Stato si concentrano sui contenuti diffusi attraverso una chat Telegram con circa 9.500 partecipanti e un profilo Instagram denominato «Movimento 17 ottobre», che avrebbe superato i 48mila follower in pochi giorni. Sui canali erano comparsi messaggi che invitavano a intensificare lo scontro con le forze dell'ordine, accompagnati da riferimenti a edifici istituzionali e luoghi rappresentativi del potere.
Tra i materiali esaminati dagli investigatori figurerebbero indicazioni su possibili obiettivi, modalità di guerriglia urbana e accorgimenti per sottrarsi all'identificazione dopo eventuali azioni violente. In uno dei messaggi pubblicati sui social si leggeva: «Non ci hanno fermato con le leggi. Non ci fermeremo con i blindati». La Procura sta valutando il significato di queste comunicazioni e il loro possibile collegamento con gli episodi verificatisi durante le manifestazioni.
Secondo l'impostazione accusatoria, la condotta contestata avrebbe avuto conseguenze anche sulla vita cittadina, contribuendo a creare una situazione di allarme tra i residenti e alla chiusura di alcune attività commerciali. Gli inquirenti intendono verificare se dietro la diffusione dei messaggi esistesse un'organizzazione coordinata e quali rapporti potessero collegare i diversi partecipanti.
La moglie di Siher lavora come mediatrice interculturale ed è nata e cresciuta a Como, città nella quale mantiene la residenza anagrafica. Sui propri profili social si presenta come appartenente alle comunità libanese, palestinese e araba. La coppia si sarebbe sposata nel settembre 2026 e vivrebbe nella provincia milanese, pur risultando residente in due comuni differenti. Il trentenne ha infatti la residenza a Mazzano, nel Bresciano, mentre quella della donna è a Como.
Un passaggio decisivo dell'inchiesta sarà l'analisi dei telefoni e dei computer acquisiti durante le indagini. Gli investigatori cercheranno comunicazioni, eventuali collegamenti tra gli amministratori dei canali e altre persone coinvolte, oltre a elementi utili per ricostruire la preparazione delle iniziative di piazza. Gli accertamenti informatici potrebbero richiedere tempi prolungati per la quantità dei dati da esaminare.
Sul piano giudiziario, la prossima scadenza è fissata per lunedì 26 ottobre, quando la pubblico ministero Francesca Crupi presenterà la richiesta di convalida del fermo. Il giudice per le indagini preliminari, una volta ricevuta la documentazione dalla Procura di Milano, stabilirà l'udienza nella quale valutare la legittimità del provvedimento. Le accuse restano oggetto di accertamento e le responsabilità delle persone coinvolte dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento.
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