Congresso Lega, Salvini chiede lo stop agli aiuti a Kiev e Garavaglia punta sui territori
Al congresso della Lega a Milano, Matteo Salvini lega la richiesta di un nuovo mandato allo stop agli aiuti italiani all'Ucraina. Massimo Garavaglia lo sfida chiedendo più spazio ai territori e una svolta per recuperare consensi.
La futura posizione della Lega nel governo sugli aiuti all'Ucraina diventa uno dei temi principali della sfida per la segreteria del partito. Durante il congresso straordinario di Milano, Matteo Salvini annuncia che, in caso di riconferma, porterà in Consiglio dei ministri la richiesta di interrompere il sostegno economico italiano a Kiev. Una scelta che il vicepremier presenta come parte del mandato politico da affidargli attraverso il voto dei delegati.
Salvini collega la propria candidatura alla necessità di chiarire la direzione del movimento dopo mesi di discussioni interne. Il segretario uscente sostiene che il confronto sulla sua leadership debba svolgersi nelle sedi del partito, attraverso il congresso, anziché sulle pagine dei giornali. Ai delegati chiede quindi di pronunciarsi sulla sua permanenza alla guida della Lega e sulle priorità da sostenere nell'azione di governo.
Il confronto coinvolge anche Massimo Garavaglia, senatore ed ex ministro del Turismo, che propone un cambiamento nella gestione del partito. Lo sfidante individua nel recupero degli elettori e nel rafforzamento dell'identità territoriale le condizioni necessarie per rilanciare la Lega. Secondo Garavaglia, i provvedimenti approvati dal governo non bastano da soli a ricostruire il rapporto con gli elettori, soprattutto dopo una fase nella quale il consenso non è cresciuto.
Nel suo intervento, Garavaglia insiste sulla necessità di una Lega pragmatica, capace di aggiornare la propria proposta senza abbandonare il federalismo. Respinge la definizione di partito di estrema destra e rivendica una tradizione politica attenta ai bisogni sociali. Per spiegare la propria visione economica, indica una preferenza precisa: tra Claudio Borghi e Giancarlo Giorgetti sceglierebbe il secondo.
Lo sfidante distingue inoltre il carattere popolare della Lega dal populismo, sostenendo che il movimento debba mantenere un rapporto diretto con le comunità locali. La sua candidatura, spiega, nasce dalla volontà di invertire l'andamento dei consensi. Garavaglia invita il partito a ritrovare un progetto politico capace di coinvolgere gli elettori, andando oltre i risultati dei singoli interventi contenuti nelle leggi di bilancio.
Un altro punto del confronto riguarda la classe dirigente. Garavaglia assicura che, qualora diventasse segretario, non adotterebbe provvedimenti punitivi verso i sostenitori del suo avversario. Nella squadra che vorrebbe costruire indica Luca Zaia, Claudio Durigon, Giancarlo Giorgetti e lo stesso Matteo Salvini, considerandoli risorse da valorizzare indipendentemente dall'esito del congresso.
Il senatore critica invece la scelta di affidarsi a personalità provenienti dall'esterno del movimento. Attraverso una metafora calcistica, sostiene che un giocatore acquistato possa cambiare squadra più facilmente rispetto a chi è cresciuto nel vivaio. Il riferimento, pur senza nominarlo direttamente, è a Roberto Vannacci. Garavaglia richiama anche l'episodio dei capponi di Renzo nei Promessi Sposi per mettere in guardia il partito dalle divisioni interne.
Salvini risponde alla richiesta di rinnovamento presentando un nuovo simbolo politico. La denominazione scelta è Lega Italia Federale, con l'eliminazione della scritta "Salvini premier" e la conferma della figura di Alberto da Giussano. Il marchio conserva il fondo bianco, presenta il nome Lega in blu e la dicitura Italia Federale in giallo. La scelta richiama l'esperienza politica di Umberto Bossi e una denominazione utilizzata nel 1994.
Secondo Salvini, il nuovo simbolo deve rappresentare un'organizzazione presente in tutta Italia, capace di tenere insieme le diverse componenti territoriali. Il segretario uscente propone inoltre una maggiore partecipazione degli amministratori locali alle decisioni del partito. Tra le iniziative indicate figurano una consulta dei sindaci, una verifica dell'attività di tesseramento e una segreteria politica incaricata di programmare settimanalmente le priorità operative.
Il vicepremier descrive la Lega come una forza che si confronta con poteri economici e politici molto più grandi, utilizzando l'immagine biblica di Davide contro Golia. Nella sua ricostruzione, il movimento deve affrontare multinazionali, grandi istituti bancari, organizzazioni sindacali e mezzi di informazione, evitando contemporaneamente che le tensioni interne ne indeboliscano l'azione.
Il rapporto con la stampa resta uno dei passaggi più polemici del discorso. Salvini smentisce di aver già predisposto le liste dei candidati per le prossime elezioni politiche e attacca i giornalisti per le indiscrezioni diffuse. Rivendica inoltre di aver chiesto agli organizzatori di sistemare i cronisti in un'area separata, al piano inferiore rispetto a militanti e delegati, motivando la decisione con la propria sfiducia nei confronti dell'informazione.
Non mancano le distanze dagli altri protagonisti della politica italiana. Salvini respinge con decisione qualsiasi paragone con Matteo Renzi, criticandone atteggiamenti e posizioni. Rivolge poi un attacco alla sinistra guidata da Elly Schlein, sostenendo che si sia allontanata dalle battaglie sociali associate alla tradizione di Enrico Berlinguer e Antonio Gramsci.
Nei confronti di Roberto Vannacci, il segretario uscente rivendica invece la capacità della Lega di tradurre le proprie posizioni in provvedimenti concreti. Sul versante europeo esclude un avvicinamento al Partito popolare europeo finalizzato a governare insieme ai socialisti. Ricorda inoltre con rammarico la partecipazione della Lega all'esecutivo guidato da Mario Draghi, insieme al Partito Democratico, assumendosene personalmente la responsabilità e dichiarando di non voler ripetere quella scelta.
La questione ucraina rappresenta così una delle differenze più rilevanti che Salvini intende imprimere alla propria linea politica. Il leader vuole ottenere dal congresso una legittimazione esplicita per chiedere al governo italiano di fermare ulteriori finanziamenti a Kiev, inserendo la posizione della Lega tra le priorità da discutere nell'esecutivo.
La votazione per la segreteria dovrà stabilire quale indirizzo guiderà il movimento nei prossimi anni. Salvini punta sulla continuità della leadership, accompagnata da una posizione più netta sulla politica estera e da una riorganizzazione interna. Garavaglia propone invece di rilanciare il federalismo, recuperare consenso e attribuire maggiore peso agli amministratori e ai dirigenti cresciuti nel partito. Due proposte differenti che affidano ai delegati la scelta sul futuro della Lega.
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