Brasile al ballottaggio, Lula e Flavio Bolsonaro divisi da pochi punti nei sondaggi

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In Brasile il ballottaggio tra Lula e Flavio Bolsonaro si gioca su margini ridottissimi. Oltre alla presidenza, il risultato potrebbe cambiare le politiche sulla sicurezza, i rapporti con gli Stati Uniti e la tutela dell'Amazzonia.

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Oltre 158 milioni di elettori sono chiamati alle urne in Brasile domenica 25 ottobre per scegliere il prossimo presidente della Repubblica. Il ballottaggio contrappone Luiz Inácio Lula da Silva, 80 anni, al senatore conservatore Flavio Bolsonaro, 45 anni, figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro. I seggi restano aperti dalle 8 alle 17, secondo l'orario di Brasilia, al termine di una campagna elettorale caratterizzata da forti contrapposizioni politiche e da un risultato che appare ancora incerto.

La distanza tra i due candidati si è progressivamente ridotta dopo il primo turno del 4 ottobre, quando Bolsonaro aveva ottenuto circa il 47% dei consensi contro il 45% del presidente uscente. Le rilevazioni pubblicate alla vigilia del voto confermano un sostanziale equilibrio, pur assegnando al rappresentante della destra un leggero vantaggio. La consultazione determinerà non soltanto la guida del Paese, ma anche il suo orientamento nei rapporti internazionali e nelle politiche ambientali e di sicurezza.

Secondo l'ultima indagine Datafolha, realizzata il 23 e 24 ottobre, Bolsonaro raggiunge il 51% dei voti validi contro il 49% di Lula. Il margine di errore di due punti percentuali rende la competizione tecnicamente aperta. Anche le rilevazioni Nexus/Btg Pactual e AtlasIntel/Bloomberg indicano differenze contenute. La prima attribuisce al candidato conservatore il 47% delle intenzioni di voto complessive, contro il 46% del rivale, mentre la seconda assegna rispettivamente il 49,9% e il 48,4%.

Per comprendere le possibili conseguenze del risultato, l'Adnkronos ha raccolto l'analisi di Tiziano Breda, ricercatore associato dell'Istituto Affari Internazionali (Iai) e analista senior per l'America Latina presso Acled. L'esperto considera ancora possibile una vittoria di entrambi i candidati, pur riconoscendo a Bolsonaro un vantaggio limitato. A suo giudizio, le differenze più significative riguardano tre questioni: la posizione internazionale del Brasile, la strategia contro la criminalità organizzata e la salvaguardia della foresta amazzonica.

Uno degli elementi che potrebbero influenzare il risultato riguarda l'astensione. Al primo turno circa 33 milioni di brasiliani, oltre un quinto degli aventi diritto, non avevano partecipato alla consultazione. La capacità di convincere anche una piccola parte di questi cittadini potrebbe risultare determinante in una competizione così equilibrata. Breda, tuttavia, ritiene improbabile una crescita consistente della partecipazione, considerando che il confronto finale tra Lula e Bolsonaro era già ampiamente prevedibile prima del voto del 4 ottobre.

Il presidente uscente potrebbe recuperare qualche consenso tra gli elettori rimasti indecisi, ma secondo l'analista difficilmente riuscirà a mobilitarne un numero particolarmente elevato. Un altro elemento da considerare è il peso delle forze politiche presenti nelle istituzioni. Il Partito Liberale di Bolsonaro ha rafforzato la propria rappresentanza al Congresso e negli Stati brasiliani, una circostanza che potrebbe favorire il candidato conservatore tra gli elettori interessati soprattutto alla futura governabilità.

Nel tentativo di recuperare terreno, Lula ha puntato anche su provvedimenti economici e sociali destinati a incidere direttamente sulla vita delle famiglie. Breda richiama l'approvazione della riduzione della settimana lavorativa da sei a cinque giorni e l'anticipo di alcuni sussidi rivolti a circa 50 milioni di nuclei familiari. Interventi che, secondo il ricercatore, potrebbero aver contribuito a ridurre la distanza registrata nei sondaggi nelle settimane precedenti.

Le differenze tra i programmi sono state affrontate anche negli ultimi confronti televisivi. Bolsonaro ha ribadito la proposta di realizzare 500mila nuovi posti nelle strutture penitenziarie, accompagnandola a misure per contenere la spesa pubblica e rafforzare la lotta alla criminalità. Lula ha invece difeso i risultati della propria amministrazione, insistendo sulla protezione delle istituzioni democratiche e sul sostegno alle fasce economicamente più vulnerabili.

L'ultimo faccia a faccia si è svolto con toni relativamente più moderati rispetto al primo dibattito, durante il quale erano prevalsi attacchi personali e accuse reciproche. Lula aveva contestato la scarsa esperienza amministrativa dell'avversario, mentre Bolsonaro aveva criticato duramente le condizioni economiche e sociali del Paese dopo il governo del presidente uscente.

Breda non attribuisce ai confronti televisivi un'influenza decisiva sulle intenzioni di voto. L'esperto osserva che entrambi i candidati sono riusciti a rispondere alle contestazioni senza modificare sostanzialmente la percezione degli elettori. Più delle prestazioni televisive, potrebbero quindi pesare le misure economiche adottate nelle ultime settimane e la capacità delle rispettive organizzazioni politiche di portare i sostenitori alle urne.

La campagna ha coinvolto anche numerosi personaggi dello sport e dello spettacolo. Flavio Bolsonaro ha ricevuto il sostegno di Neymar Jr, dell'ex calciatore Romario e del cantante Gustavo Lima. Sul fronte opposto, Lula può contare sull'appoggio di Wagner Moura, Caetano Veloso e Chico Buarque, oltre a diverse personalità internazionali del cinema.

Nelle ultime ore è stato diffuso sui social un video a sostegno del presidente uscente al quale partecipano, tra gli altri, Pedro Almodovar, Guillermo del Toro, Mark Ruffalo, Javier Bardem, Juliette Binoche e Tilda Swinton. Gli artisti invitano a votare Lula formando con le dita la lettera L. Almodovar collega esplicitamente il risultato elettorale alla protezione dell'ambiente, mentre Ruffalo richiama la necessità di difendere la democrazia brasiliana.

Non sono mancate controversie sull'utilizzo delle piattaforme digitali durante la campagna. Entrambi gli schieramenti hanno presentato richieste alla giustizia elettorale per contestare il comportamento dell'avversario. La squadra di Lula ha denunciato presunte manipolazioni degli algoritmi di Meta a favore di Bolsonaro. L'azienda ha respinto le accuse di favoritismo, riconoscendo però che alcuni annunci elettorali del presidente uscente erano stati disattivati erroneamente per problemi tecnici.

La magistratura elettorale ha chiesto chiarimenti a Meta e X sulle modalità di diffusione dei contenuti politici e sull'impiego dell'intelligenza artificiale. Bolsonaro, da parte sua, ha accusato la campagna di Lula di utilizzare risorse pubbliche e strumenti digitali istituzionali per condizionare la competizione. Le contestazioni reciproche si aggiungono alle tensioni che hanno accompagnato le ultime settimane prima del voto.

Un'eventuale affermazione di Bolsonaro potrebbe modificare sensibilmente la posizione del Brasile nello scenario latinoamericano. Secondo Breda, il candidato conservatore favorirebbe un maggiore avvicinamento all'amministrazione statunitense di Donald Trump, rafforzando il gruppo dei governi regionali politicamente vicini alla Casa Bianca.

Il senatore ha già manifestato l'intenzione di aderire allo Scudo delle Americhe, iniziativa sostenuta da Washington e orientata alla cooperazione regionale in materia di sicurezza. Una vittoria della destra potrebbe quindi consolidare strategie particolarmente severe contro le organizzazioni criminali, comprese la loro classificazione come gruppi terroristici e l'espansione del sistema carcerario.

L'approccio di Lula è differente. Il presidente uscente privilegia la collaborazione con i Paesi confinanti e il coordinamento delle operazioni contro la criminalità, mantenendo rapporti anche con governi politicamente distanti. Per Breda, questa impostazione dimostra che la cooperazione internazionale può produrre risultati senza richiedere necessariamente un allineamento ideologico tra gli Stati coinvolti.

Le conseguenze più rilevanti potrebbero però riguardare l'Amazzonia. Dopo l'arretramento delle forze progressiste in Colombia, il Brasile rappresenta, secondo l'analista, uno degli ultimi grandi riferimenti regionali per le politiche di contrasto alla deforestazione e alle attività minerarie illegali. Una presidenza Bolsonaro potrebbe favorire un'impostazione maggiormente aperta all'espansione delle attività economiche nelle aree forestali, ridimensionando le misure di tutela promosse dall'attuale governo.

Il risultato elettorale potrebbe incidere anche sulle relazioni diplomatiche con la Cina. Breda distingue tuttavia gli orientamenti politici dagli interessi commerciali. Un governo Bolsonaro potrebbe ridurre il sostegno alle iniziative internazionali di Pechino e rafforzare la collaborazione con Washington, senza necessariamente interrompere gli scambi economici e gli investimenti cinesi in Brasile.

Il ricercatore richiama il precedente dell'Argentina guidata da Javier Milei, dove il rafforzamento dei rapporti politici con gli Stati Uniti non ha comportato una rottura delle relazioni commerciali con la Cina. Uno scenario analogo potrebbe verificarsi a Brasilia, indipendentemente dalle differenze diplomatiche tra il nuovo governo e Pechino.

La scelta affidata agli elettori brasiliani riguarda dunque due progetti politici profondamente diversi. Da una parte Lula propone la continuità delle politiche sociali, della cooperazione regionale e della tutela ambientale. Dall'altra Bolsonaro punta su sicurezza, contenimento della spesa pubblica e maggiore vicinanza agli Stati Uniti. Con distanze così limitate nei sondaggi, il risultato dipenderà dalla partecipazione e dalla distribuzione dei consensi nelle diverse aree del Paese.

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