Virus Shamonda, i moscerini Culicoides presenti in Italia sotto osservazione dopo il caso francese
Il virus Shamonda, individuato per la prima volta in un paziente in Francia, riporta l'attenzione sui Culicoides, minuscoli insetti presenti anche negli allevamenti italiani. Il loro ruolo nella trasmissione in Europa resta da chiarire.
Sono lunghi appena pochi millimetri, vivono soprattutto nelle aree rurali e possono trasmettere diversi virus agli animali. I Culicoides, piccoli insetti conosciuti in ambito veterinario come moscerini pungenti, sono ora oggetto di particolare attenzione per il possibile ruolo nella diffusione del virus Shamonda. La loro presenza è documentata anche in Italia, dove il patogeno è stato individuato negli allevamenti bovini del Trentino-Alto Adige.
A riaccendere l'interesse per questi insetti è stata la segnalazione del primo caso umano documentato di infezione da Shamonda, comunicata il 22 ottobre dall'Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Il paziente, ricoverato in Francia e affetto da una grave immunodepressione, è deceduto all'inizio di ottobre. Sono ancora in corso gli accertamenti per chiarire le modalità del contagio e il contributo dell'infezione al decesso. Al momento non sono stati identificati rischi sanitari per la popolazione generale.
In un'intervista all'Adnkronos Salute, Sara Epis, professore associato di Parassitologia all'università degli Studi di Milano e componente del direttivo della Società italiana di parassitologia, ha illustrato le caratteristiche dei Culicoides e le questioni ancora aperte sulla loro capacità di veicolare il virus.
Secondo l'esperta, gli elementi raccolti finora indicano un possibile coinvolgimento di questi insetti, ma manca ancora una dimostrazione sperimentale definitiva della trasmissione di Shamonda attraverso la loro puntura. In Africa e in Giappone, territori nei quali il patogeno era già conosciuto, il virus è stato isolato da esemplari di Culicoides e sono disponibili evidenze epidemiologiche che sostengono questa ipotesi. Resta invece da stabilire quali specie siano effettivamente coinvolte nella sua circolazione europea.
Tra quelle considerate meritevoli di approfondimento figura il Culicoides obsoletus, particolarmente diffuso anche sul territorio italiano. Si nutre prevalentemente del sangue dei ruminanti, ma può pungere occasionalmente anche le persone.
I Culicoides appartengono all'ordine dei ditteri, lo stesso gruppo che comprende zanzare e flebotomi. Sono ben conosciuti dai veterinari perché alcune loro specie trasmettono patogeni responsabili di importanti malattie del bestiame, tra cui il virus della febbre catarrale degli ovini, conosciuta come Bluetongue, e quello di Schmallenberg.
Le dimensioni estremamente ridotte costituiscono uno dei loro tratti distintivi. Sono più piccoli delle comuni zanzare e persino dei flebotomi. Le ali presentano particolari disegni, formati da zone chiare e scure, che permettono agli specialisti di distinguere le diverse specie.
A nutrirsi di sangue sono esclusivamente le femmine. Diversamente dalle zanzare, che raggiungono direttamente un vaso sanguigno con il proprio apparato boccale, i Culicoides provocano una piccola lesione superficiale della pelle e raccolgono il sangue che ne fuoriesce. Nonostante le dimensioni, la puntura può risultare dolorosa e causare prurito, arrossamento e gonfiore. Nelle persone particolarmente sensibili sono possibili reazioni locali più accentuate.
La loro distribuzione geografica è molto ampia. Questi insetti vivono in numerose regioni del pianeta, con l'eccezione delle aree caratterizzate da condizioni climatiche particolarmente rigide. In Italia si incontrano al Nord, al Centro e al Sud, soprattutto nei territori con una consistente presenza di allevamenti.
La vicinanza al bestiame dipende dalle condizioni necessarie al loro sviluppo. I Culicoides prediligono ambienti ricchi di sostanza organica e caratterizzati da elevata umidità. Terreni bagnati, letame e deiezioni animali offrono condizioni favorevoli alla crescita delle forme immature. Non hanno necessariamente bisogno di raccolte d'acqua libera, mentre risultano molto meno comuni nei contesti urbani.
Anche le abitudini di attività contribuiscono a distinguerli. Come spiega Epis, questi insetti si muovono prevalentemente al crepuscolo e nelle prime ore notturne. La loro presenza tende inoltre a diminuire con l'abbassamento delle temperature, un elemento che influisce sulla stagionalità della loro diffusione.
Per quanto riguarda Shamonda, l'attenzione degli specialisti non riguarda soltanto il caso umano identificato in Francia. Il virus, già noto nel settore veterinario, è stato rilevato per la prima volta negli allevamenti europei durante l'estate del 2026, mostrando successivamente una diffusione in diversi Paesi.
La circolazione è stata riscontrata anche in Italia, in particolare in aziende con vacche da latte situate nelle province di Trento e Bolzano. La presenza di popolazioni locali di Culicoides potenzialmente capaci di veicolare il patogeno rappresenta una delle ipotesi da approfondire per ricostruire le modalità della sua propagazione.
Epis invita a distinguere il significato sanitario del primo caso umano dalle conseguenze che la circolazione del virus può avere per gli allevamenti. La persona contagiata in Francia presentava condizioni cliniche particolarmente gravi e una marcata compromissione delle difese immunitarie. Le conoscenze sulle eventuali manifestazioni dell'infezione nell'uomo restano ancora limitate.
Sul versante veterinario, invece, la diffusione registrata negli ultimi mesi rende necessario approfondire le caratteristiche dei possibili vettori. Occorre identificare le specie presenti nelle diverse aree, conoscere gli animali sui quali si alimentano e verificare quali agenti patogeni siano effettivamente in grado di trasmettere.
L'Italia dispone già di programmi di monitoraggio dei Culicoides, sviluppati soprattutto per controllare la circolazione della Bluetongue negli allevamenti di ruminanti. Secondo la parassitologa, queste attività potrebbero essere ampliate con controlli specificamente rivolti al virus Shamonda, finora non oggetto della stessa attenzione.
L'indicazione dell'esperta è dunque quella di rafforzare la sorveglianza senza alimentare allarmismi. Il primo caso umano e la diffusione del patogeno negli allevamenti rendono necessario chiarire il ruolo delle diverse specie di Culicoides, insetti poco conosciuti dal pubblico ma già rilevanti per lo studio e il controllo delle malattie virali emergenti.
Shamonda Virus in Humans The Reported Case Explained

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