Milano, sei vigili ai domiciliari: nelle chat i dubbi sul fermo di un sedicenne
Un controllo su un sedicenne in bicicletta è tra gli episodi esaminati nell'inchiesta sui vigili di Milano. I messaggi acquisiti dagli investigatori riportano i dubbi di una collega sulla regolarità del fermo e sulla droga contestata al ragazzo.
Sei appartenenti alla Polizia Locale di Milano sono stati posti agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta della Procura su una serie di interventi antidroga ritenuti irregolari. Tra gli elementi raccolti dagli investigatori figurano intercettazioni e conversazioni WhatsApp che, secondo l'accusa, documenterebbero modalità operative illecite, presunte alterazioni dei verbali e dubbi sulla legittimità di alcuni arresti.
Uno degli episodi esaminati riguarda un ragazzo di 16 anni fermato a gennaio mentre si trovava in bicicletta. Una collega non coinvolta nell'indagine aveva contestato l'operato degli agenti, manifestando perplessità anche sull'effettiva appartenenza della sostanza stupefacente al minorenne. In un messaggio aveva scritto: «Sono questi gli arresti che volete fare? Prendere dei 16enni in bici. Non ha fatto un c...o, gli abbiamo rovinato la vita».
La risposta ricevuta da uno degli agenti oggi indagati era stata un invito a non divulgare quanto accaduto: «Tu non devi raccontare le cose del nucleo in giro». Lo scambio è confluito nel materiale acquisito dagli inquirenti, insieme ad altre conversazioni considerate rilevanti per ricostruire il comportamento del gruppo.
Particolare attenzione è stata riservata a una chat WhatsApp denominata «siamo stupefacenti». In uno dei messaggi si legge: «Lo fermiamo e lo mettiamo subito in macchina, così nessuno vede». In un'altra comunicazione, l'ex responsabile del nucleo avrebbe suggerito la possibilità di intervenire sul contenuto degli atti con l'indicazione «Modificatelo se c'è bisogno».
Sulla base degli elementi raccolti, la Procura contesta agli indagati, a vario titolo, reati che comprendono falso in atto pubblico, peculato e calunnia. L'indagine, coordinata dal pubblico ministero Giovanni Tarzia, punta ad accertare se alcuni arresti siano stati eseguiti senza i necessari presupposti e se la documentazione ufficiale sia stata modificata per giustificare gli interventi.
Il giudice per le indagini preliminari Elio Sparacino, dopo gli interrogatori preventivi, ha confermato la permanenza ai domiciliari dei cinque appartenenti al corpo già sottoposti alla misura cautelare, estendendola anche alle nuove imputazioni formulate nell'inchiesta. Lo stesso provvedimento ha riguardato un sesto agente.
La richiesta iniziale della Procura prevedeva la custodia cautelare in carcere per tutti e sei. Il giudice ha invece disposto gli arresti domiciliari, respingendo una delle contestazioni formulate nei confronti di quattro indagati. Le responsabilità penali restano da accertare nel successivo percorso giudiziario.
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