Scontri a Milano, oltre 200 giovani fermati e vertice di Meloni dopo i saccheggi
Due giornate di disordini nel centro di Milano si chiudono con oltre 200 giovani fermati, in larga maggioranza minorenni. Dopo i danni a negozi e auto, il governo prepara un vertice sulla sicurezza mentre Sala e Piantedosi si scontrano.
Oltre l'80% dei giovani fermati dopo le violenze che hanno interessato Milano nel fine settimana è minorenne. Il bilancio delle due giornate supera le 200 persone, mentre il governo si prepara ad affrontare la questione dell'ordine pubblico in una riunione convocata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.
La premier ha annunciato l'iniziativa attraverso i social, spiegando di voler esaminare quanto accaduto e valutare nuovi strumenti per contrastare chi ricorre alla violenza durante manifestazioni legittime. Nel messaggio ha pubblicato anche una fotografia di Angelo De Simone, il dirigente della polizia ferito sabato 17 ottobre dal lancio di una pietra.
La situazione nel capoluogo lombardo è tornata critica domenica 18 ottobre, quando nel primo pomeriggio diversi gruppi di giovani incappucciati si sono ritrovati nella zona di San Babila. Da lì sono partiti nuovi episodi di vandalismo, con lanci di oggetti contro gli agenti e rapidi spostamenti verso altre strade del centro.
Le azioni hanno interessato soprattutto via Torino, piazza Duomo e corso Vittorio Emanuele. I gruppi si sono mossi tra le vie commerciali, danneggiando vetrine, automobili e pensiline, utilizzando pietre, sedie e petardi. Sono stati segnalati anche negozi saccheggiati. Dopo ogni episodio, i responsabili si sono allontanati rapidamente per riunirsi in altri punti della città.
La Questura di Milano ha descritto una presenza consistente di giovanissimi, italiani e stranieri, molti dei quali con il volto coperto. L'abbigliamento prevalentemente nero ha rappresentato uno degli elementi ricorrenti tra le persone coinvolte negli scontri.
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha già riunito il capo della Polizia e i principali dirigenti del Viminale per una prima valutazione degli eventi. All'incontro ha partecipato in collegamento anche il questore milanese Bruno Megale. Il ministro ha inoltre espresso riconoscenza agli agenti impegnati nelle operazioni di contenimento dei disordini.
Accanto agli interventi per ripristinare la sicurezza, le violenze hanno provocato un duro confronto politico tra Piantedosi e il sindaco Giuseppe Sala. La polemica riguarda soprattutto il numero di operatori delle forze dell'ordine impiegati durante la prima giornata di scontri e la capacità di prevenire le successive incursioni dei gruppi violenti.
Secondo il primo cittadino, sabato sarebbe stata sottovalutata la situazione. Sala ha parlato di uno schieramento di circa 200 poliziotti, giudicato insufficiente rispetto al numero delle persone coinvolte nei disordini. Il sindaco ha precisato di aver condannato fin dall'inizio le violenze, ribadendo però la necessità di interrogarsi sull'adeguatezza del dispositivo di sicurezza.
Le sue osservazioni hanno provocato la reazione del titolare del Viminale, che in un intervento pubblicato su X ha accusato Sala di spostare la discussione dalle responsabilità degli autori delle devastazioni all'operato della polizia. Piantedosi ha utilizzato anche l'espressione "sinistra radical chic", contestando al sindaco un atteggiamento che, a suo giudizio, finirebbe per introdurre distinguo nella condanna delle aggressioni.
Il ministro ha sostenuto che le verifiche sull'organizzazione dei servizi di ordine pubblico vengono regolarmente effettuate anche dopo gli eventi, per individuare possibili miglioramenti. Ha tuttavia respinto l'idea che le difficoltà incontrate dagli agenti possano essere ricondotte semplicemente alla consistenza numerica dello schieramento.
Piantedosi ha ricordato che gli operatori devono rispettare precise regole nell'utilizzo della forza e intervenire cercando di contenere i rischi per le persone presenti. A suo avviso, questa responsabilità distingue l'azione della polizia dal comportamento di chi partecipa agli scontri con l'intenzione di provocare danni e colpire gli agenti.
La replica di Sala non si è fatta attendere. Il sindaco ha respinto l'etichetta politica utilizzata nei suoi confronti, richiamando i propri 45 anni di lavoro e chiedendo al ministro di evitare attacchi personali. Ha inoltre ribadito che la condanna dei responsabili delle violenze non esclude una valutazione sulle modalità con cui è stata gestita la sicurezza cittadina.
Il primo cittadino ha infine confermato la disponibilità a collaborare con il Viminale, invitando Piantedosi a superare la polemica. Il confronto istituzionale resta così aperto mentre Palazzo Chigi affronta le conseguenze dei disordini e valuta eventuali ulteriori misure per la gestione delle manifestazioni e la tutela dell'ordine pubblico.
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