Mercalli avverte sulle Alpi, ghiacciai in calo del 3% annuo e nuove strategie per l'acqua

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La progressiva scomparsa dei ghiacciai alpini rischia di compromettere una riserva d'acqua essenziale per l'agricoltura italiana. Luca Mercalli avverte che occorre prepararsi ora, puntando sulla raccolta delle piogge e su nuovi invasi.

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I ghiacciai delle Alpi perdono ogni anno circa il 3% della propria massa e, secondo Luca Mercalli, la loro scomparsa è ormai uno scenario al quale l'Italia deve prepararsi. Il climatologo, intervenuto a Che tempo che fa durante un colloquio con Fabio Fazio, ha richiamato l'attenzione sulle conseguenze che il progressivo ritiro dei ghiacci avrà soprattutto sulla disponibilità di acqua nei periodi di siccità.

Per spiegare il problema, Mercalli ha ricordato quanto accaduto durante l'ultima grave crisi idrica nel bacino del Po. Mentre numerosi corsi d'acqua soffrivano per la scarsità delle precipitazioni, la Dora Baltea continuava a ricevere acqua dalla fusione dei ghiacciai della Valle d'Aosta. Una risorsa che ha contribuito ad alimentare anche le attività agricole e le risaie della pianura.

Il ghiaccio montano svolge infatti una funzione di accumulo naturale. Durante l'inverno dovrebbe aumentare grazie alle nevicate, conservando acqua che viene restituita nei mesi più caldi, proprio quando le precipitazioni diminuiscono e la domanda cresce. La riduzione delle masse glaciali mette progressivamente a rischio questo meccanismo.

Mercalli ritiene necessario pianificare fin da oggi un sistema alternativo di gestione delle risorse idriche. Le Alpi, ha osservato, sono destinate ad assumere caratteristiche sempre più simili a quelle degli Appennini, dove il ghiaccio è praticamente assente, fatta eccezione per un piccolo residuo sul Gran Sasso.

Tra le possibili risposte indicate dal climatologo figurano una maggiore raccolta dell'acqua piovana e una riflessione sulla realizzazione di nuovi invasi. Si tratta di opere complesse, ma esistono territori nei quali potrebbero essere costruite. La disponibilità idrica riguarda non soltanto gli acquedotti e i servizi urbani, ma anche la continuità delle produzioni agricole di qualità, una componente rilevante dell'economia italiana.

Nel corso della trasmissione, Mercalli ha ripercorso anche alcune delle estati che hanno segnato l'evoluzione climatica europea. Quella del 2003, allora considerata la più calda mai registrata, portò temperature di 40 gradi a Parigi e Milano e fu associata, nei dati ricordati dal climatologo, a 71mila vittime per il caldo.

Negli anni successivi si sono verificate altre ondate con temperature particolarmente elevate, sebbene di durata inferiore. Il 2022 è stato segnato da una siccità eccezionale, mentre Mercalli ha indicato nell'estate 2026 un ulteriore salto, descrivendola come la più calda registrata in Italia e nell'Europa occidentale. Una successione di eventi che, nella sua analisi, rende sempre più urgente adattare la gestione dell'acqua alle trasformazioni del clima.

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