Tesoro romano a Holzthum, 141 monete d'oro e un indizio che porta fino a Nicomedia
Nel nord del Lussemburgo, 38 monete trovate da due appassionati hanno portato al recupero di 141 solidi romani. Il tesoro, nascosto vicino a una fortificazione, è stato valutato 308.600 euro e presenta un'insolita pista orientale.
Diciassette monete coniate nell'antica Nicomedia, nell'attuale Turchia nord-occidentale, costituiscono uno degli aspetti più interessanti del tesoro romano recuperato a Holzthum, in Lussemburgo. La loro presenza, insolitamente elevata rispetto ad altri depositi della stessa area geografica, potrebbe offrire nuove indicazioni sugli spostamenti del denaro e degli eserciti imperiali durante gli ultimi decenni del IV secolo.
Il ritrovamento ha avuto origine grazie a due archeologi dilettanti che, esplorando un terreno agricolo nel nord del Paese, hanno individuato 38 monete d'oro. La tempestiva comunicazione all'Istituto nazionale per la ricerca archeologica (INRA) ha consentito di avviare un'indagine sistematica, proseguita attraverso diverse campagne fino al 2024. Il numero complessivo degli esemplari recuperati è così salito a 141.
La scoperta è stata annunciata nel dicembre 2024 dal Ministero della Cultura lussemburghese e dall'INRA. Le autorità hanno riconosciuto agli aventi diritto un indennizzo di 308.600 euro, equivalente a circa 322mila dollari al momento della valutazione. La somma, prevista dalla legislazione nazionale sui beni culturali, è stata determinata attraverso una perizia numismatica indipendente.
A incidere sulla stima sono stati soprattutto la conservazione delle monete e la rarità di alcune emissioni. Fra queste figurano tre solidi dedicati a Eugenio, l'usurpatore che mantenne il potere imperiale dal 392 al 394. Il suo breve governo rende particolarmente ricercati gli esemplari coniati a suo nome.
Le monete appartengono alla tipologia del solidus, il principale nominale aureo dell'Impero romano tardoantico, caratterizzato da un diametro di circa 2,5 centimetri. Nel complesso sono rappresentati nove imperatori, con emissioni che iniziano nel 364 e arrivano agli ultimi anni del IV secolo o ai primi del V.
I risultati dell'analisi numismatica, pubblicati sulla rivista scientifica Schweizer Münzblätter, permettono di ricostruire una parte della storia di questo patrimonio. Particolarmente significativa è la diversa provenienza geografica delle monete, prodotte in zecche distribuite fra le province occidentali e quelle orientali dell'impero.
Fra i 139 esemplari standard considerati nella classificazione, 38 provengono da Treviri, importante sede imperiale distante circa 45 chilometri dal luogo del ritrovamento. Altri 33 furono prodotti ad Antiochia, mentre 17 recano i segni della zecca di Nicomedia, città situata nei pressi del Mar di Marmara.
Proprio quest'ultimo gruppo ha attirato l'attenzione degli studiosi. Tutte le monete di Nicomedia appartengono al periodo compreso fra il 364 e il 367 e rappresentano il 12,2% dei 139 esemplari classificati, contro una presenza media del 3,4% riscontrata nei depositi regionali comparabili.
Il confronto con il CHRE, l'archivio dei tesori monetari dell'Impero romano conservato a Oxford, che comprende informazioni su circa 19mila ritrovamenti, non ha individuato depositi regionali analoghi con una concentrazione altrettanto significativa di monete di Nicomedia appartenenti a quegli anni.
Una spiegazione possibile riguarda Valentiniano I, proclamato imperatore ad Ancyra, l'odierna Ankara, nel 364. Dopo la sua ascesa al potere, Valentiniano si trasferì verso l'Italia e successivamente in Gallia. Secondo l'ipotesi avanzata dai ricercatori, parte delle monete orientali potrebbe aver raggiunto l'Europa occidentale proprio attraverso gli spostamenti dell'imperatore e del suo esercito.
Si tratta di una ricostruzione ancora da approfondire, ma la composizione del deposito documenta la presenza, in un territorio periferico dell'impero, di denaro prodotto in centri monetari molto distanti fra loro.
Le indagini sul campo hanno restituito anche elementi relativi al luogo in cui il patrimonio era stato nascosto. Sotto il terreno agricolo sono state riconosciute le fondamenta di un burgus, una piccola costruzione fortificata utilizzata nell'organizzazione difensiva romana.
Gli archeologi ritengono che le monete potessero trovarsi inizialmente all'interno di un unico contenitore, forse una borsa realizzata con materiale deperibile. La sua progressiva scomparsa, insieme alle lavorazioni agricole, avrebbe contribuito a modificare la posizione originaria degli oggetti.
A complicare ulteriormente le operazioni è intervenuta la storia militare recente della zona. Holzthum si trova infatti in un territorio interessato dai combattimenti della Battaglia delle Ardenne, avvenuta tra l'inverno del 1944 e quello del 1945. La possibile presenza di residuati bellici ha richiesto la collaborazione del SEDAL, il servizio dell'esercito lussemburghese specializzato nella bonifica degli ordigni esplosivi.
La ricostruzione cronologica del tesoro si basa soprattutto sulle emissioni più recenti. Due solidi di Onorio furono prodotti a Sirmio tra il 394 e il 395, mentre un'altra moneta, proveniente da Milano, appartiene a una tipologia coniata nell'intervallo 394-402.
Questi elementi suggeriscono che la formazione del deposito possa essersi conclusa intorno al 395 o poco dopo. Non consentono, tuttavia, di stabilire quando il suo proprietario abbia effettivamente deciso di nasconderlo. La data delle monete più recenti indica soltanto il limite cronologico prima del quale la sepoltura non può essere avvenuta.
Rimangono sconosciute anche le circostanze che portarono all'abbandono del patrimonio. Gli autori dello studio non hanno individuato un episodio storico preciso al quale attribuire la decisione di occultarlo e il successivo mancato recupero. La relativa stabilità della regione fino all'inizio del V secolo rende ancora più difficile formulare una spiegazione documentabile.
Un altro elemento da chiarire riguarda la composizione materiale di alcuni pezzi. Due monete frammentarie presentano un nucleo di metallo comune ricoperto da un sottile strato d'oro; una delle due viene considerata con elevata probabilità un'imitazione antica.
L'esemplare catalogato con il numero 27 mostra invece una colorazione insolitamente scura, che potrebbe dipendere dalla presenza di quantità significative di argento o stagno. Mancano però analisi specifiche in grado di confermare la composizione della lega.
Per gli studiosi, queste particolarità meritano ulteriori indagini, anche perché la presenza di imitazioni e monete dalle caratteristiche metalliche anomale è già documentata in altri contesti romani. Il loro esame potrebbe contribuire a chiarire le modalità di produzione e circolazione del denaro nell'epoca considerata.
Non è escluso, infine, che il terreno di Holzthum custodisca ancora altri esemplari. Le arature ripetute e le conseguenze dei combattimenti della Seconda guerra mondiale potrebbero aver disperso parte del contenuto originario, impedendone il recupero completo.
Il tesoro rappresenta quindi un'importante testimonianza della circolazione monetaria nella tarda età imperiale, ma conserva interrogativi sulla sua consistenza iniziale, sull'identità del proprietario e sulle ragioni che lo spinsero a nascondere una quantità tanto considerevole di oro senza tornare a recuperarla.
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