Totti, il vuoto dopo l'addio al calcio e la paura per Cristian: Non ero pronto
Francesco Totti racconta il vuoto seguito al ritiro dalla Roma e i momenti più difficili vissuti in famiglia, dalla perdita del padre alla paura per la salute di Cristian. Oggi non esclude un ritorno nel club, ma chiede un ruolo concreto.
Il 28 maggio 2017 Francesco Totti salutava per l'ultima volta da calciatore lo stadio Olimpico, chiudendo una carriera interamente trascorsa con la maglia della Roma. Dietro le immagini di quella giornata, rimasta nella memoria dei tifosi giallorossi, si nascondeva però una sofferenza che l'ex capitano avrebbe compreso pienamente soltanto nei mesi successivi.
In un'intervista al Corriere della Sera, Totti ripercorre quel periodo, affrontato anche nel libro Oltre, scritto insieme ad Alessandro Alciato. La fine della carriera sportiva aveva cancellato improvvisamente abitudini costruite fin dall'adolescenza, lasciandolo senza punti di riferimento. «Sì, c'è stato un momento in cui ho rischiato la depressione», confessa, spiegando di non riuscire più a trovare un significato nelle proprie giornate.
Il problema non era soltanto rinunciare alle partite. Allenamenti, ritiri e appuntamenti quotidiani avevano regolato per decenni ogni aspetto della sua esistenza. Una volta interrotta quella routine, Totti si era ritrovato a fare i conti con una solitudine inattesa. Già durante la cerimonia d'addio, nonostante l'affetto dello stadio, aveva avvertito qualcosa che andava oltre la malinconia. «Ero morto dentro», ricorda. La mattina successiva faticava ancora ad accettare che non avrebbe più indossato gli scarpini per giocare.
Alle difficoltà legate al ritiro si è aggiunta la perdita del padre, descritto come una presenza riservata ma fondamentale nella sua vita. Un dolore che ha reso ancora più difficile attraversare quella fase. Poco dopo, la famiglia ha dovuto affrontare anche una delicata vicenda sanitaria riguardante Cristian, il primogenito dell'ex calciatore.
Il ragazzo, che all'epoca praticava calcio, aveva manifestato alcuni problemi respiratori. Durante gli accertamenti, i medici avevano individuato una piccola anomalia in prossimità del cervello. Totti ricorda la telefonata ricevuta dal medico la sera stessa della visita come uno dei momenti più spaventosi della propria vita. «Mi si è fermato il respiro, il cuore, non capivo più nulla».
Dopo ulteriori controlli e diversi consulti specialistici, il problema è stato ricondotto all'Acquedotto di Silvio, il canale cerebrale attraverso il quale circola il liquido cerebrospinale. Il Coni ha quindi revocato l'idoneità sportiva di Cristian. Un intervento chirurgico avrebbe potuto consentirgli di riprendere l'attività agonistica, ma i genitori hanno preferito non percorrere quella strada. Una decisione motivata dalla delicatezza dell'operazione, come sintetizza Totti: «Era il cervello, non un gomito».
Proprio Cristian è però anche il protagonista del ricordo che l'ex numero 10 considera il più felice della propria esistenza. Non la conquista dello scudetto con la Roma e nemmeno il Mondiale vinto con l'Italia nel 2006, ma la nascita del primo figlio. Totti si trovava a Messina per una partita e raggiunse l'ospedale quando il bambino era già nato. Racconta che soltanto prendendolo in braccio comprese davvero il significato della felicità.
Nel bilancio personale trovano spazio anche altre esperienze dolorose. Durante la pandemia, Totti ha contratto il Covid sviluppando una broncopolmonite, con la saturazione dell'ossigeno scesa fino a 87. Successivamente ha attraversato la separazione matrimoniale, una vicenda particolarmente difficile anche per i figli, che hanno vissuto il divorzio dei genitori come un incubo.
L'intervista affronta inoltre il rapporto con il calcio e con la Roma. Totti esprime apprezzamento per il lavoro di Gian Piero Gasperini e chiarisce di non avere contatti con la proprietà Friedkin. Non chiude comunque alla possibilità di tornare nella società giallorossa, precisando che prenderebbe in considerazione soltanto un incarico operativo, con responsabilità effettive, e non una posizione puramente rappresentativa.
Tra gli altri temi affrontati ci sono il chiarimento con Luciano Spalletti, il rimpianto per aver rinunciato al trasferimento al Real Madrid nel 2004 e l'esperienza come procuratore, un'attività nella quale ha riconosciuto di non sentirsi a proprio agio. Oggi Totti racconta di aver ritrovato un equilibrio personale, dedicando il proprio tempo ai figli, alla compagna, ai viaggi e al padel. Una quotidianità diversa da quella vissuta per anni sui campi di calcio, dopo un percorso segnato da cambiamenti che inizialmente aveva faticato ad accettare.
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