Casa vacanze non restituita a Vezzano Ligure, il gestore propone una procedura entro 90 giorni
Una prenotazione terminata il 27 giugno si è trasformata in una controversia per un gestore di case vacanze a Vezzano Ligure. Tra utenze ancora a suo carico e mancati guadagni, il danno stimato finora è di almeno 10.000 euro.
Un soggiorno turistico regolarmente prenotato, concluso sulla carta il 27 giugno, ha lasciato Marco Rebecchi senza la disponibilità di uno degli immobili che gestisce a Vezzano Ligure, in provincia della Spezia. L'ospite non ha riconsegnato l'alloggio alla scadenza e la sua permanenza si è protratta per mesi, costringendo il proprietario ad avviare un percorso giudiziario per ottenere il rilascio dell'abitazione.
La vicenda ha assunto anche una dimensione economica. Rebecchi calcola di aver già accumulato un danno non inferiore a 10.000 euro, considerando le prenotazioni perse, le spese per l'assistenza legale e le bollette che continua a pagare nonostante non possa utilizzare la casa. Proprio dalle difficoltà incontrate è partita una proposta di modifica normativa che punta ad abbreviare i tempi necessari per recuperare gli immobili non restituiti.
Il gestore ha sottoposto la questione a Maria Grazia Frijia, parlamentare di Fratelli d'Italia e vicesindaca della Spezia. L'iniziativa ha successivamente coinvolto altri esponenti parlamentari, arrivando alla presentazione di un emendamento finalizzato a rafforzare le garanzie per proprietari e operatori del settore ricettivo. La soluzione prospettata prevede una procedura di rilascio che possa concludersi entro 90 giorni.
Alla base della richiesta c'è una distinzione giuridica che Rebecchi ha sperimentato direttamente. Chi entra in una struttura ricettiva attraverso una prenotazione dispone inizialmente di un titolo legittimo per soggiornarvi. Se però decide di trattenersi oltre il periodo concordato, il recupero dell'immobile può richiedere un'azione civile, con tempi molto diversi da quelli immaginati dal proprietario.
In un'intervista a Primocanale.it, Rebecchi ha spiegato che inizialmente riteneva sufficiente chiedere l'intervento dei carabinieri per riottenere la casa. Gli sarebbe stato invece chiarito che la posizione dell'occupante era soggetta a specifiche tutele giuridiche e che non avrebbe potuto sospendere autonomamente le forniture di acqua, energia elettrica e gas per indurlo ad andarsene.
Il proprietario si è quindi trovato a sostenere le spese di un'abitazione dalla quale non ricava più alcun reddito, senza poter intervenire direttamente per interrompere la situazione. Una condizione che, secondo la sua ricostruzione, mostra i limiti degli strumenti disponibili quando un contratto di soggiorno termina ma l'immobile non viene riconsegnato.
La disciplina penale sulle occupazioni arbitrarie è stata modificata nel 2025 con l'introduzione dell'articolo 634-bis del Codice penale, che contempla sanzioni fino a sette anni di reclusione e particolari strumenti per accelerare il recupero degli immobili in determinate circostanze. Il suo ambito applicativo, tuttavia, è delimitato da precisi requisiti e non comprende automaticamente ogni controversia derivante dalla mancata restituzione di una casa concessa regolarmente in uso.
È proprio su questa differenza che si concentra la proposta sostenuta da Rebecchi. L'obiettivo è individuare un percorso più rapido anche per le situazioni nelle quali l'accesso iniziale all'abitazione è avvenuto legittimamente, ma la persona che vi soggiorna non rispetta successivamente l'obbligo di lasciarla.
La richiesta, nata per rispondere alle esigenze di case vacanze, bed and breakfast e altre strutture ricettive, è stata poi estesa anche agli affitti residenziali di lunga durata. Nel perimetro dell'iniziativa rientrano dunque anche le locazioni a canone libero con contratto quadriennale rinnovabile per altri quattro anni, comunemente indicate come 4+4.
Un altro aspetto contestato dal gestore riguarda lo svolgimento delle procedure giudiziarie. Rebecchi riferisce di aver partecipato a un'udienza in tribunale senza che, secondo il suo racconto, si presentasse la controparte. A incidere sulla durata complessiva della vicenda sarebbero inoltre le notifiche degli atti e gli adempimenti necessari prima che il procedimento possa proseguire.
Il suo non sarebbe neppure un episodio isolato nel territorio spezzino. Il proprietario sostiene di aver ricevuto segnalazioni da sette o otto persone, tra titolari di abitazioni e proprietari di immobili commerciali, alle prese con difficoltà analoghe. Anche per questo ritiene necessario un intervento che non si limiti alla soluzione della propria controversia.
Nel cercare possibili alternative, Rebecchi ha esaminato anche il sistema svizzero. A suo dire, in una situazione paragonabile alla sua sarebbe possibile ottenere l'allontanamento dell'occupante nell'arco di due giorni, con il sequestro dei beni a garanzia del proprietario. Il confronto viene richiamato dal gestore come esempio della maggiore rapidità che vorrebbe fosse assicurata anche attraverso una modifica delle disposizioni italiane.
Resta intanto aperta la questione personale. Rebecchi deve proseguire l'iter legale per tornare nella disponibilità della casa, continuando nel frattempo a sostenere le utenze e gli altri costi collegati all'immobile. La sua aspettativa è che l'emendamento possa tradursi in una legge capace di ridurre le attese e offrire maggiori certezze a chi concede in affitto un'abitazione, sia per pochi giorni sia attraverso contratti di durata pluriennale.
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