Meloni contro Provenzano alla Camera: Con un uomo non userebbe quel tono, poi l'accusa al Pd

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Alla Camera, Giorgia Meloni contesta a Peppe Provenzano un riferimento al rapporto con Donald Trump e accusa la sinistra di usare un metro diverso con le donne. Lo scontro arriva durante il confronto sulla politica estera prima del Consiglio europeo.

Giorgia Meloni
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Il confronto sulla politica estera tra Giorgia Meloni e il Partito democratico si trasforma in uno scontro sul linguaggio utilizzato nei confronti delle donne. Durante la replica alla Camera del 14 ottobre, in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, la presidente del Consiglio contesta al deputato dem Peppe Provenzano un riferimento al suo rapporto con Donald Trump, giudicandolo inappropriato e sostenendo che lo stesso atteggiamento non sarebbe stato riservato a un esponente politico uomo.

A provocare la reazione della premier è un passaggio dell'intervento del responsabile Esteri del Pd, nel quale Provenzano aveva richiamato l'assenza di Meloni da un vertice, collegandola al fatto che il presidente americano non fosse presente a vezzeggiarla. Un'espressione sulla quale la presidente del Consiglio decide di soffermarsi, chiedendo al deputato quale significato intendesse attribuirle.

Meloni ricorda che vezzeggiare significa riservare a qualcuno carezze e moine, quindi rivendica il proprio percorso politico. Afferma di svolgere attività politica da 35 anni e di avere raggiunto la guida del governo attraverso le proprie idee, l'impegno personale, la capacità dimostrata e il consenso degli elettori, non grazie a particolari attenzioni ricevute da altri.

La premier aggiunge che il dissenso sulle scelte politiche è legittimo, ma ritiene che il linguaggio adottato da Provenzano risenta di una differenza di trattamento legata al genere. Rivolgendosi successivamente a Laura Boldrini, invita la sinistra a interrogarsi su quella che definisce una forma di misoginia interna, a suo giudizio responsabile anche di avere ostacolato in passato l'affermazione delle donne nelle posizioni che avrebbero meritato.

Prima della replica di Meloni, Provenzano aveva rivolto al governo una serie di critiche sulla collocazione internazionale dell'Italia, concentrandosi soprattutto sulle scelte dell'amministrazione Trump e sul ruolo dell'Unione europea. Il deputato aveva descritto la situazione dell'Occidente come una crisi morale, politica e giuridica, ricordando che la presidente del Consiglio aveva proposto il leader americano per il Nobel per la Pace pochi mesi prima.

Nel suo intervento, l'esponente democratico aveva ribadito il sostegno del Pd all'Ucraina, sostenendo che il rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite debba valere senza eccezioni. Secondo Provenzano, interrompere gli aiuti militari a Kiev avrebbe significato favorire la resa del Paese aggredito. Allo stesso tempo, aveva chiesto un'iniziativa diplomatica capace di lavorare alla pace anche durante il conflitto, pur riconoscendo il rischio che Vladimir Putin possa ostacolare qualsiasi negoziato.

Le contestazioni avevano riguardato anche il Medio Oriente. Provenzano aveva rimproverato all'esecutivo il mancato riconoscimento dello Stato palestinese e l'assenza di sanzioni italiane contro gli insediamenti israeliani illegali. Aveva inoltre criticato la posizione assunta sul Libano e le conseguenze della guerra contro l'Iran, attribuendo alle decisioni di Trump e Benjamin Netanyahu pesanti ripercussioni anche sull'Italia.

Un ulteriore punto di contrasto aveva riguardato l'invio di una missione militare italiana in Arabia Saudita. Per il responsabile Esteri del Pd, la mancata informazione preventiva al Parlamento rappresenterebbe un problema sul piano democratico, considerati i rischi connessi all'operazione. Provenzano aveva quindi accusato Meloni di privilegiare le polemiche interne, richiamando le iniziative governative sul mondo della scuola e sul burqa, anziché dedicarsi agli appuntamenti delle Nazioni Unite.

Nella parte conclusiva del suo discorso, il deputato aveva contestato anche il rapporto del governo con Bruxelles. Richiamando le recenti dichiarazioni della premier all'assemblea di Assolombarda, dove aveva rivendicato un'Italia non disposta ad approvare automaticamente ogni decisione europea, Provenzano aveva osservato che Meloni guida il Paese da quattro anni e che il suo partito esprime un vicepresidente esecutivo della Commissione europea. Da qui l'invito alla maggioranza ad assumersi la propria parte di responsabilità per le risposte che, a suo giudizio, l'Unione non riesce a fornire.

È dopo questa sequenza di critiche, e nel corso di una replica rivolta anche a Giuseppe Conte, che Meloni sceglie di rispondere direttamente a Provenzano. Il confronto, inizialmente concentrato sulle guerre e sulla posizione internazionale dell'Italia, si allarga così al linguaggio del dibattito parlamentare e alle accuse della presidente del Consiglio nei confronti della sinistra sul trattamento riservato alle donne in politica.

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