Gas russo e intesa Trump-Putin, Meloni contesta i vantaggi e Mosca replica a Roma

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Il confronto sul gas russo divide Roma e Mosca. Meloni contesta i possibili benefici per le bollette italiane e critica l'intesa sul gasolio tra Trump e Putin. La Russia respinge le obiezioni, mentre Zelensky ringrazia la premier.

Giorgia Meloni
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Le critiche di Giorgia Meloni all'accordo sul gasolio tra Stati Uniti e Russia provocano una dura risposta da Mosca, mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky esprime pubblicamente il proprio apprezzamento per la posizione italiana. Il confronto diplomatico si sviluppa il 14 ottobre, durante le comunicazioni parlamentari della presidente del Consiglio in vista del vertice europeo del 15 e 16 ottobre, e coinvolge anche il tema dei possibili effetti economici di un ritorno alle forniture energetiche russe.

A intervenire contro la premier è Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo. Interpellata dall'ANSA sulle perplessità espresse dal governo italiano riguardo all'intesa annunciata da Donald Trump dopo una conversazione telefonica con Vladimir Putin, la rappresentante di Mosca liquida le osservazioni di Roma con poche parole: «Prima di tutto non sono affari suoi. Secondo, tornare alla frase uno».

La replica riguarda l'accordo che prevede la ripresa delle forniture di gasolio russo agli Stati Uniti e ai mercati internazionali. Meloni ha definito l'iniziativa americana una scelta molto rischiosa, sostenendo che potrebbe offrire nuove risorse economiche alla Russia mentre prosegue la guerra in Ucraina. Secondo la presidente del Consiglio, inoltre, un'intesa commerciale di questo tipo rischia di ridurre l'efficacia delle sanzioni utilizzate dai Paesi occidentali per esercitare pressione sul governo di Putin.

Nel corso del dibattito parlamentare, la premier ha affrontato anche un'altra questione legata ai rapporti energetici con Mosca: l'eventualità che riprendere le importazioni di gas russo possa alleggerire rapidamente il costo delle bollette italiane. Una prospettiva che Meloni ha respinto, richiamando le spiegazioni fornite in diverse occasioni dall'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi.

La presidente del Consiglio ha ricordato che il prezzo del gas sul mercato europeo segue le quotazioni del TTF, il principale riferimento di scambio con sede nei Paesi Bassi. La provenienza della materia prima, quindi, non determina automaticamente un prezzo differente per i consumatori italiani. «Il gas russo non costa meno agli italiani, costa meno ai russi, che è una cosa diversa», ha affermato durante la replica alla Camera dei deputati.

A sostegno della propria posizione, Meloni ha citato anche la composizione storica degli approvvigionamenti nazionali. Persino nel periodo di maggiore dipendenza energetica da Mosca, ha osservato, la quota russa è rimasta al di sotto del 40% delle importazioni complessive. Il prezzo pagato dall'Italia risentiva dunque anche delle condizioni applicate dagli altri fornitori. Per questo, secondo la premier, una ripresa degli acquisti dalla Russia non produrrebbe necessariamente un risparmio immediato e potrebbe non tradursi in una riduzione dei prezzi per diversi anni.

Le dichiarazioni si inseriscono nella discussione europea sulle conseguenze della crisi energetica e sulla strategia da mantenere nei confronti di Mosca. Il governo italiano continua a sostenere la necessità di diversificare gli approvvigionamenti e conservare gli strumenti di pressione economica sulla Russia, pur dovendo affrontare le difficoltà provocate dall'aumento dei costi dell'energia per famiglie e imprese.

Alla risposta negativa del ministero degli Esteri russo si contrappone quella del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha scelto X per rivolgere un ringraziamento diretto a Giorgia Meloni. Nel messaggio pubblicato il 14 ottobre, il leader di Kiev ha espresso gratitudine per il sostegno ricevuto e per quella che ha descritto come una posizione chiara, inequivocabile e fondata su principi precisi.

Zelensky ha inoltre ringraziato la presidente del Consiglio per il riconoscimento delle responsabilità nell'aggressione all'Ucraina e per la condivisione dell'obiettivo di raggiungere una pace dignitosa e duratura. Un risultato che, secondo il presidente ucraino, richiede fermezza e un impegno comune nella tutela della sicurezza.

Il confronto lascia così sul tavolo due questioni strettamente collegate: gli effetti economici di un eventuale riavvicinamento energetico alla Russia e le conseguenze politiche dell'accordo tra Washington e Mosca. Per il governo italiano, la ricerca di soluzioni al caro energia non deve compromettere la pressione internazionale esercitata sul Cremlino per arrivare a una conclusione negoziata della guerra in Ucraina.

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