Ucraina, l'Isw calcola appena 100 chilometri quadrati di guadagni russi e chiede più aiuti

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Le controffensive ucraine hanno ridotto a circa 100 chilometri quadrati il guadagno netto russo nel 2026, secondo l'Isw. Il centro studi ritiene decisivo il sostegno occidentale, mentre Kiev denuncia nuovi attacchi alle infrastrutture energetiche.

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La possibilità di modificare gli equilibri della guerra tra Ucraina e Russia dipende anche dalle decisioni che Stati Uniti ed Europa prenderanno nei prossimi mesi. È quanto sostiene l'Institute for the Study of War (Isw), il centro studi di Washington che segue quotidianamente il conflitto e che, nella sua ultima analisi, descrive una situazione militare sensibilmente diversa rispetto alla prospettiva di una progressiva avanzata russa.

Secondo le valutazioni del think tank, nel corso del 2026 le forze ucraine hanno recuperato almeno 1.046 chilometri quadrati di territorio, neutralizzando gran parte delle conquiste ottenute dall'esercito di Mosca. Il bilancio territoriale netto della Russia dall'inizio dell'anno si attesterebbe così intorno ai 100 chilometri quadrati, con un ritmo medio di avanzamento inferiore a un chilometro quadrato al giorno.

L'Isw attribuisce questi risultati alla trasformazione delle capacità militari ucraine maturata tra il 2025 e il 2026. Le operazioni condotte da Kiev avrebbero permesso di recuperare l'iniziativa lungo buona parte delle principali direttrici del fronte, mettendo le truppe russe nella condizione di dover reagire alle manovre avversarie.

Un ulteriore elemento riguarda lo sviluppo di un programma missilistico balistico nazionale. Se portato a compimento, potrebbe consentire all'Ucraina di raggiungere con maggiore efficacia infrastrutture strategiche russe, comprese installazioni militari e strutture legate alla produzione di armamenti.

Per gli analisti americani, Mosca conosce bene i rischi derivanti dal rafforzamento operativo ucraino. Proprio questa consapevolezza contribuirebbe a spiegare l'intensificazione degli attacchi condotti attraverso missili balistici e droni, utilizzati anche per costringere Kiev e i suoi alleati a concentrare risorse sulla difesa, sottraendole alle operazioni offensive.

Il sostegno occidentale assume quindi un valore determinante. L'Isw invita i partner dell'Ucraina ad accelerare la disponibilità di sistemi capaci di contrastare i droni russi a reazione e a garantire mezzi, finanziamenti e pianificazione per consentire alle forze ucraine di mantenere la pressione sul campo di battaglia.

La necessità di una maggiore collaborazione è stata richiamata anche da Volodymyr Zelensky dopo il nuovo bombardamento russo sulla capitale ucraina del 13 ottobre. In un messaggio pubblicato in serata, il presidente ha denunciato l'assenza di informazioni preventive da parte dei Paesi alleati sull'arrivo dei missili balistici diretti verso Kiev.

L'attacco ha interessato soprattutto il sistema energetico cittadino, colpendo la centrale CHPP-4, una delle strutture essenziali per l'approvvigionamento della capitale. Anche un edificio residenziale ha riportato danni e i soccorritori sono intervenuti per spegnere un incendio.

Zelensky ha spiegato che i sistemi di rilevamento ucraini hanno individuato i missili soltanto quando erano ormai vicini alla città. Secondo le informazioni raccolte dall'intelligence di Kiev, inoltre, le forze russe starebbero preparando ulteriori lanci balistici.

Il presidente ucraino ha ricordato che il suo Paese aveva espresso disponibilità a una tregua riguardante le infrastrutture energetiche, accusando invece Mosca di continuare a colpire le centrali elettriche. Le sue parole contengono anche una critica alla collaborazione americana sul piano informativo. Donald Trump ha respinto questa ricostruzione, assicurando che Washington non ha interrotto la condivisione delle informazioni di intelligence con l'Ucraina.

Un altro motivo di divergenza riguarda l'intesa tra Trump e Vladimir Putin sulla disponibilità di gasolio russo per i mercati internazionali. Il presidente statunitense ha precisato che non si tratta di una fornitura destinata specificamente agli Stati Uniti, ma di un'iniziativa rivolta al mercato mondiale che, secondo la sua versione, avrebbe contribuito alla riduzione dei prezzi.

L'Institute for the Study of War propone una lettura differente. Gli analisti interpretano l'offerta russa come un'operazione di influenza finalizzata a indebolire gli effetti della campagna ucraina contro il settore energetico di Mosca. L'obiettivo del Cremlino sarebbe quello di ostacolare la pressione economica e militare esercitata da Kiev, evitando che si traduca in un vantaggio strategico duraturo.

Da qui le indicazioni rivolte alle capitali occidentali. Il centro studi ritiene necessario che i finanziamenti europei permettano ai vertici militari ucraini di programmare operazioni coordinate e successive con un orizzonte temporale superiore alla fine del 2026. Allo stesso tempo, chiede a Stati Uniti ed Europa di sostenere le capacità di attacco a lungo raggio di Kiev contro gli apparati industriali della difesa e dell'energia russi, accompagnando tale sostegno con un rafforzamento delle sanzioni sul comparto energetico di Mosca.

La valutazione dell'Isw comprende anche la sicurezza del territorio europeo. Il think tank invita i governi a contrastare con maggiore efficacia le possibili operazioni ibride russe, dalle attività di sabotaggio alle incursioni effettuate con droni. Secondo gli analisti, Mosca sarebbe disposta ad assumersi rischi crescenti perché non considera attualmente la risposta europea e della Nato un deterrente sufficientemente credibile.

Il rischio individuato dal centro studi è che un sostegno occidentale insufficiente disperda i vantaggi conquistati dalle forze ucraine e consenta al Cremlino di recuperare l'iniziativa. Per Washington e le capitali europee, sostiene l'Isw, la scelta riguarda dunque non soltanto la capacità di Kiev di proseguire le proprie operazioni, ma anche la possibilità di contenere un conflitto che potrebbe comportare ulteriori pericoli di escalation.

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