Francesco Totti ricorda papà Enzo: nel libro Oltre il dolore, i rimorsi e i pensieri più bui
Nel sesto anniversario della scomparsa di Enzo Totti, l'ex capitano della Roma ripercorre nel libro Oltre il dolore per la perdita del padre, i pensieri più difficili di quei giorni e il rimpianto per il tempo trascorso lontano da lui.
Il 12 ottobre 2020 Francesco Totti perdeva suo padre Enzo, morto per le complicanze del Covid-19 dopo un ricovero all'ospedale Spallanzani di Roma. Sei anni dopo, l'ex capitano giallorosso torna su quella giornata nel suo libro Oltre, raccontando anche aspetti particolarmente intimi della sofferenza attraversata nei mesi successivi. Tra i ricordi trovano spazio il senso di colpa per le occasioni mancate, il rapporto con la madre Fiorella e un pensiero suicidario avuto nell'immediatezza della notizia, che lo stesso Totti descrive come un momento di debolezza.
Il dolore più persistente, nelle parole dell'ex numero 10 della Roma, riguarda soprattutto il tempo che avrebbe voluto trascorrere con il padre. Prima del ricovero non lo vedeva da quasi un mese. Enzo abitava a Palocco, Francesco all'Eur, una distanza che sembrava facilmente recuperabile rimandando un incontro al giorno successivo. La malattia e le restrizioni sanitarie impedirono però alla famiglia di stargli vicino durante gli ultimi giorni.
Nel libro Totti ripensa a quella quotidianità interrotta e alle attenzioni che avrebbe desiderato riservare al padre. «Io vivo nel tormento, nel rimorso causato da una domanda che mi pongo in continuazione: Francesco, perché hai aspettato? Scusami, papà», scrive, ricordando gli abbracci mancati, le parole d'affetto mai pronunciate e gli errori dei quali avrebbe voluto chiedere perdono.
La comunicazione del decesso arrivò direttamente dal medico che seguiva Enzo allo Spallanzani. Francesco racconta di aver compreso quanto fosse accaduto non appena sentì pronunciare la parola «purtroppo». Suo padre aveva trascorso l'ultima fase della malattia in terapia intensiva, sostenuto da un macchinario per la respirazione. Le condizioni del ricovero, nel pieno dell'emergenza sanitaria, avevano escluso sia le visite dei familiari sia la possibilità di parlargli telefonicamente.
La notizia provocò nell'ex calciatore uno smarrimento che oggi riesce a descrivere apertamente. «Stavo annegando nella disperazione», confessa nelle pagine di Oltre, rivelando di aver attraversato anche un istante nel quale pensò di togliersi la vita. «E adesso mi ammazzo. Non l'avrei fatto, ma l'ho pensato. Un momento di debolezza», precisa, distinguendo quel pensiero dalla volontà di compiere realmente il gesto.
Un altro passaggio riguarda il momento in cui Francesco dovette informare sua madre Fiorella della morte del marito. I due si erano sposati quando lei aveva appena 16 anni e avevano condiviso quasi mezzo secolo di vita. Totti conserva un ricordo nitido dell'espressione della donna mentre ascoltava le sue parole. Racconta che non svenne e non ebbe un cedimento fisico, ma si ritrovò improvvisamente a fare i conti con una solitudine profonda, dopo un legame durato praticamente tutta la vita adulta.
Accanto alla sofferenza, il libro restituisce anche il ritratto di Enzo Totti, conosciuto da tutti come lo Sceriffo. Una presenza familiare non soltanto per Francesco, ma anche nell'ambiente della Roma e a Trigoria, dove era apprezzato per il carattere generoso e la capacità di portare allegria. Seguiva il figlio allo stadio, partecipava alle trasferte e raggiungeva persino le località dei ritiri estivi insieme agli amici.
Per questi viaggi preferiva spesso organizzarsi con automobili o pulmini a noleggio, evitando l'aereo per consentire anche a chi disponeva di meno risorse economiche di partecipare. Durante il Mondiale del 2006 in Germania arrivò invece in camper. Un modo di vivere la carriera del figlio senza cercare visibilità, rimanendo sempre vicino a lui e alla sua squadra.
Francesco ricorda inoltre quanto il padre avesse risentito della conclusione della sua esperienza da calciatore. Dopo il ritiro del figlio, anche Enzo aveva progressivamente perso le abitudini che per anni avevano scandito le sue giornate, lasciandosi andare e cercando conforto nel cibo. Totti lo descrive come un uomo di 150 chili, affettuoso e discreto, abituato a restare un passo indietro per non disturbare e, allo stesso tempo, essere sempre pronto a proteggerlo.
È proprio questa presenza costante, venuta improvvisamente a mancare, a percorrere le pagine dedicate al padre. Nel ricordare Enzo, l'ex capitano della Roma affida al libro anche le parole che sente di non avergli detto abbastanza quando era ancora in vita, a partire da quel semplice «ti voglio bene» che oggi accompagna il ricordo degli incontri rimandati.
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