Nobel per la Pace a Navi Pillay, gli Usa sanzionano l'intera Corte penale internazionale
Il Nobel per la Pace assegnato a Navi Pillay coincide con una nuova stretta degli Stati Uniti contro la Corte penale internazionale. Washington annuncia sanzioni estese all'istituzione, mentre Trump e Netanyahu contestano il premio.
Gli Stati Uniti hanno deciso di estendere le sanzioni alla Corte penale internazionale (Cpi), intervenendo direttamente contro l'istituzione con sede all'Aia e non più soltanto contro alcuni suoi magistrati. La decisione dell'amministrazione Trump è arrivata venerdì 9 ottobre, a poche ore dall'assegnazione del Nobel per la Pace 2026 a Navi Pillay, giurista sudafricana ed ex giudice della stessa Corte.
Le nuove restrizioni potrebbero coinvolgere anche le imprese che forniscono servizi all'organismo giudiziario, con conseguenze sulla gestione delle attività e sui rapporti economici della Corte. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha annunciato l'iniziativa in una dichiarazione visionata da Reuters e ripresa dai media statunitensi.
Rubio ha spiegato che Washington intende impedire alla Cpi di esercitare la propria giurisdizione sui cittadini americani. Il segretario di Stato ha definito l'organismo una «Corte canaglia», annunciando il divieto di effettuare transazioni con l'istituzione e misure destinate a limitarne le risorse finanziarie e la capacità operativa.
La posizione statunitense nasce da contrasti precedenti all'assegnazione del Nobel. Washington contesta soprattutto i mandati d'arresto emessi dalla Corte nei confronti di rappresentanti israeliani, tra cui il primo ministro Benjamin Netanyahu. Un altro motivo di tensione riguarda l'indagine sulle attività dei militari americani in Afghanistan, successivamente archiviata.
Intanto, il riconoscimento attribuito a Pillay ha provocato una dura reazione politica negli Stati Uniti e in Israele. Donald Trump ha ricondiviso sul proprio profilo Truth Social un messaggio pubblicato dall'account Schoenlaw, nel quale viene contestata apertamente la scelta del Comitato norvegese per il Nobel.
Nel testo condiviso dal presidente americano, l'assegnazione del premio viene descritta come un grave danno alla reputazione del riconoscimento. Pillay è accusata di ostilità verso Stati Uniti e Israele, mentre vengono messi in discussione il suo operato alle Nazioni Unite e le conclusioni dell'inchiesta da lei guidata sulle operazioni israeliane nella Striscia di Gaza.
La giurista sudafricana aveva infatti presieduto una commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite che aveva concluso che Israele aveva commesso un genocidio a Gaza. Una valutazione respinta dalle autorità israeliane e richiamata nel messaggio rilanciato da Trump per contestare la credibilità della nuova vincitrice del Nobel.
Il post richiama inoltre la decisione del Comitato Nobel di premiare in passato Yasser Arafat, utilizzandola come ulteriore argomento contro l'assegnazione del riconoscimento a Pillay. La condivisione del messaggio rappresenta la prima presa di posizione, seppure indiretta, di Trump dopo l'annuncio del premio.
Alle critiche si è aggiunto Benjamin Netanyahu, che attraverso il proprio account X ha accusato l'ex Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani di aver contribuito alla diffusione di accuse infondate contro Israele e alla demonizzazione degli ebrei.
Il primo ministro israeliano ha sostenuto che il Comitato Nobel abbia perso la propria «bussola morale», contestando il percorso professionale di Pillay e la scelta di riconoscerne l'attività nel campo della giustizia internazionale.
Il Nobel per la Pace 2026 è stato attribuito alla giurista per il suo impegno a favore della pace e del diritto internazionale. Pillay, che ha ricoperto anche l'incarico di Alta commissaria ONU per i diritti umani, ha lavorato alla Corte penale internazionale dal 2003 al 2008. La coincidenza tra il premio e le nuove sanzioni americane accentua lo scontro politico e diplomatico sul ruolo della giustizia penale internazionale.
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