Grazia parziale a Guido Gianni, la moglie ricorda la rapina e distingue il caso Roggero
La grazia parziale concessa a Guido Gianni riporta l'attenzione sulla rapina del 2008 a Nicolosi. La moglie Maria Angela Distefano racconta le condizioni di salute del gioielliere, respinge il paragone con Mario Roggero e ringrazia Mattarella.
Una lettera di ringraziamento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il desiderio di chiarire quanto accadde il 18 febbraio 2008 nella gioielleria di Nicolosi, in provincia di Catania. Maria Angela Distefano, moglie di Guido Gianni, racconta a La Repubblica come la famiglia abbia accolto il provvedimento di grazia parziale concesso al marito, condannato a oltre 12 anni di reclusione per la morte di due rapinatori.
La donna considera la decisione del capo dello Stato un gesto di grande valore, anche perché arriva in un momento delicato per la salute del gioielliere. Gianni è reduce da un infarto e, secondo quanto riferisce la moglie, le sue condizioni fisiche hanno contribuito alla concessione del beneficio. Distefano sta preparando una lettera personale per esprimere la propria riconoscenza a Mattarella.
Nell'intervista, la donna prende le distanze dal caso di Mario Roggero, sostenendo che le due vicende non possano essere considerate equivalenti. Per spiegare la propria posizione torna alla ricostruzione della rapina del 2008 e contesta la versione secondo cui il marito avrebbe inseguito i malviventi all'esterno del negozio. A suo sostegno richiama la testimonianza resa durante il processo, affermando che Gianni non sarebbe uscito per rincorrere nessuno.
Distefano respinge anche qualsiasi interpretazione politica della vicenda giudiziaria. Ricorda che la richiesta di clemenza è stata accompagnata da una petizione promossa insieme ai suoi avvocati, capace di raccogliere quasi 84mila adesioni. A suo giudizio, il sostegno è arrivato soprattutto da cittadini colpiti dalle conseguenze che quella giornata ha avuto sulla famiglia.
La moglie descrive Guido Gianni come un artigiano profondamente legato alla propria professione, che trovava nella creazione di gioielli una parte essenziale della sua vita. Dopo la rapina e il successivo percorso giudiziario, racconta, il marito ha perso la possibilità di continuare a dedicarsi al lavoro che amava. Insiste inoltre sul fatto che entrambi subirono un'aggressione durante l'assalto al negozio.
Tra i ricordi più dolorosi della donna c'è il momento in cui venne colpita alla testa con il calcio di una pistola, perdendo conoscenza. Gianni, vedendola a terra, avrebbe temuto che fosse morta. Distefano richiama gli atti processuali per spiegare la situazione vissuta dal marito e il suo stato emotivo in quei momenti.
Per Maria Angela Distefano, il marito resta la persona che le ha salvato la vita. È questa la prospettiva personale con cui interpreta quanto accaduto, pur in presenza di una condanna penale. La grazia parziale firmata da Mattarella rappresenta oggi, nelle sue parole, un dono immenso per una famiglia segnata da una vicenda iniziata quasi diciotto anni fa.
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