Addio a Margaret Hamilton, il suo software evitò l'interruzione dell'allunaggio di Apollo 11
Margaret Hamilton è morta a 90 anni. Il software sviluppato sotto la sua guida permise ad Apollo 11 di completare l'allunaggio del 1969 nonostante gli allarmi del computer di bordo, dando priorità alle operazioni indispensabili.
Il 20 luglio 1969, mentre il modulo lunare Eagle si avvicinava alla superficie della Luna, una serie di allarmi mise in difficoltà il centro di controllo della NASA. Il computer di bordo stava ricevendo più richieste di quante potesse elaborare contemporaneamente. A consentire la prosecuzione della discesa fu un sistema progettato dal gruppo di programmatori guidato da Margaret Hamilton, una delle figure decisive nella storia dell'informatica e dell'esplorazione spaziale.
La scienziata americana è morta il 30 settembre 2026, all'età di 90 anni. La notizia è stata comunicata dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), dove aveva lavorato per oltre quindici anni contribuendo allo sviluppo dei programmi informatici utilizzati nelle missioni Apollo. Hamilton è ricordata anche per aver introdotto l'espressione «software engineering», contribuendo al riconoscimento della programmazione come disciplina ingegneristica.
Il contributo più conosciuto della ricercatrice riguarda proprio gli ultimi istanti della discesa di Apollo 11. Dopo che Buzz Aldrin aveva richiesto al computer alcune informazioni di navigazione, il sistema iniziò a segnalare un sovraccarico. Gli operatori a Houston dovettero valutare se interrompere l'operazione, ma il software era stato concepito per assegnare la precedenza alle attività fondamentali, sospendendo quelle meno urgenti.
Questa soluzione permise al computer di continuare a gestire le funzioni necessarie all'allunaggio. Neil Armstrong e Buzz Aldrin raggiunsero così il Mare della Tranquillità, portando a termine una delle imprese più importanti del programma spaziale americano. Gli allarmi, anziché indicare un cedimento definitivo, segnalavano che il sistema stava applicando le procedure previste per affrontare una situazione di sovraccarico.
La capacità di anticipare gli errori era diventata una delle principali preoccupazioni professionali di Hamilton già prima del progetto Apollo. Nata nel 1936 a Paoli, nell'Indiana, aveva conseguito nel 1958 una laurea in matematica all'Earlham College, affiancando agli studi scientifici un percorso in filosofia. Trasferitasi a Boston con il marito James Cox Hamilton, aveva inizialmente previsto di lavorare per qualche anno prima di intraprendere un dottorato.
La sua carriera prese invece una direzione diversa quando entrò al MIT e cominciò a collaborare con il meteorologo Edward Lorenz. Il ricercatore stava sviluppando modelli matematici per descrivere l'evoluzione delle condizioni atmosferiche, utilizzando un computer LGP-30. Hamilton si occupò della programmazione della macchina, in un periodo in cui gli strumenti informatici erano ancora poco diffusi e le tecniche di sviluppo dovevano essere apprese direttamente attraverso l'esperienza.
Come raccontato in un articolo pubblicato da Quanta nel 2019, Hamilton adottava metodi particolarmente pratici per individuare e correggere gli errori. In alcune occasioni interveniva direttamente sui nastri di carta perforata, modificando manualmente le istruzioni binarie con nuovi fori o coprendo quelli esistenti con del nastro adesivo. Prima di lasciare il progetto nel 1961, contribuì inoltre alla formazione di Ellen Fetter, che avrebbe proseguito il lavoro con Lorenz.
Successivamente partecipò al programma SAGE, un sistema di difesa aerea sviluppato negli Stati Uniti per individuare possibili velivoli ostili. In quell'ambito affrontò anche il recupero di un programma che nessuno era riuscito a far funzionare, nonostante le difficoltà aggiuntive rappresentate da annotazioni scritte in greco e latino. L'esperienza rafforzò il suo interesse per l'affidabilità dei sistemi informatici.
Nel 1965 arrivò l'occasione che avrebbe segnato la sua carriera. Un annuncio pubblicato su un giornale segnalava che l'Instrumentation Laboratory del MIT cercava programmatori per realizzare il software di navigazione delle missioni lunari della NASA. Hamilton presentò la candidatura e divenne la prima programmatrice assunta per il progetto Apollo, nonché la prima donna a ricoprire quell'incarico.
Nel giro di pochi anni assunse responsabilità sempre maggiori, fino a dirigere lo sviluppo del software per i moduli di comando e servizio. I programmi venivano memorizzati attraverso una tecnologia particolare, basata su fili di rame intrecciati intorno a piccoli nuclei magnetici. La disposizione dei fili rappresentava i valori binari e la realizzazione materiale delle memorie coinvolgeva anche lavoratrici del settore tessile del New England.
Un episodio familiare contribuì a dimostrare quanto fosse necessario prevenire gli errori umani. Hamilton portava talvolta in laboratorio la figlia Lauren, che a quattro anni si divertiva a utilizzare i simulatori delle navicelle. Durante una di queste visite, la bambina attivò accidentalmente la sequenza P01, prevista prima del lancio, mentre una simulazione era già in corso. Il sistema andò in blocco.
La programmatrice propose di introdurre una protezione che impedisse di ripetere quell'operazione durante una missione reale. Inizialmente la modifica non venne accolta, perché si riteneva improbabile che astronauti adeguatamente addestrati commettessero un errore simile. Durante Apollo 8, tuttavia, Jim Lovell attivò proprio quella sequenza, provocando la perdita dei dati di navigazione. Hamilton e il suo gruppo intervennero per recuperarli e l'episodio contribuì all'adozione di ulteriori misure di sicurezza.
Il lavoro svolto per Apollo trasformò Hamilton in un riferimento per l'ingegneria del software. Olivier de Weck, responsabile ad interim del Dipartimento di Aeronautica e Astronautica del MIT, ha ricordato come fosse riuscita non soltanto a sviluppare programmi avanzati, ma anche a guidare una squadra impegnata in uno dei sistemi tecnologici più complessi realizzati fino ad allora.
Terminata l'esperienza con le missioni lunari, Hamilton proseguì la propria attività al Draper Laboratory fino al 1976, quando fondò Higher Order Software, un'azienda dedicata ai metodi per prevenire gli errori e rendere più affidabili i programmi informatici. Nel 1985 avviò una seconda società, Hamilton Technologies, sviluppando strumenti e linguaggi per la progettazione di sistemi software complessi, tra cui Universal Systems Language.
Nel 2016 il presidente Barack Obama le conferì la Presidential Medal of Freedom, una delle massime onorificenze civili degli Stati Uniti. L'anno successivo LEGO le dedicò una minifigure nella collezione Women of NASA, insieme ad altre protagoniste della storia dell'esplorazione spaziale, tra cui Mae Jemison e Sally Ride.
La sua eredità tecnologica è rimasta accessibile anche alle nuove generazioni di sviluppatori. Nel 2015 il software delle missioni Apollo al quale aveva contribuito venne pubblicato su GitHub. Nel 2019 Google celebrò il cinquantesimo anniversario dell'allunaggio utilizzando oltre 100.000 specchi di un impianto solare nel deserto del Mojave per riprodurre un gigantesco ritratto della scienziata attraverso la luce riflessa della Luna.
La figura di Hamilton, ripercorsa anche da Ars Technica, è legata a una celebre fotografia del 1969 nella quale appare accanto a una pila di documenti contenenti il codice sviluppato per Apollo, alta quasi quanto lei. Un'immagine diventata simbolo del ruolo svolto dalle donne nella nascita dell'informatica moderna.
Margaret Hamilton lascia la figlia Lauren, il genero Richard Selesnick, due nipoti, quattro pronipoti e i fratelli John, David e Kathryn. Il suo lavoro continua a rappresentare un riferimento per i sistemi informatici nei quali la prevenzione degli errori e la capacità di reagire agli imprevisti sono requisiti fondamentali.
Margaret Hamilton, the NASA computer scientist, has died at age 90.

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