Spesa alimentare, il 29,4% delle famiglie riduce gli acquisti: l'allarme del Codacons per il 2026
Nel 2025 il 29,4% delle famiglie italiane ha ridotto la quantità o la qualità del cibo acquistato. I dati Istat mostrano tagli anche a viaggi, carburanti e sanità, mentre il Codacons teme un ulteriore peggioramento dei consumi nel 2026.
Quasi tre famiglie italiane su dieci hanno dovuto contenere gli acquisti alimentari nel corso del 2025, scegliendo di comprare meno prodotti oppure di modificarne la qualità. È uno dei risultati dell'indagine sui consumi pubblicata dall'Istat l'8 ottobre 2026, sulla quale interviene il Codacons per richiamare l'attenzione sulle difficoltà economiche dei nuclei familiari.
La quota di famiglie che dichiara di aver limitato la spesa per il cibo raggiunge il 29,4%, in lieve diminuzione rispetto al 31,1% registrato nel 2024. Il dato si inserisce in una situazione nella quale la spesa complessiva rimane pressoché invariata, pur in presenza di aumenti dei prezzi che incidono sulle scelte quotidiane dei consumatori.
Nel 2025, infatti, una famiglia italiana ha speso mediamente 2.782 euro al mese, contro i 2.755 euro dell'anno precedente. Una variazione contenuta che, secondo il Codacons, non restituisce pienamente i sacrifici compiuti dalle famiglie per adattare i propri bilanci al costo della vita.
Le rinunce non riguardano soltanto gli alimentari. Il 45,1% dei nuclei ha cambiato le proprie abitudini di acquisto per quanto riguarda i viaggi, mentre una percentuale vicina al 32% ha modificato le spese destinate ai carburanti. Anche la sanità risente delle difficoltà economiche: il 25,4% delle famiglie segnala cambiamenti nei consumi legati a questa voce.
Un altro elemento significativo riguarda le differenze territoriali. Nella provincia autonoma di Bolzano la spesa media mensile familiare arriva a 3.632 euro, mentre in Puglia si attesta intorno a 1.975 euro. Il divario sfiora così i 1.660 euro al mese, con un livello di consumi a Bolzano superiore di circa l'84% rispetto a quello pugliese.
Secondo l'associazione dei consumatori, questi numeri mostrano come le disparità economiche tra le diverse aree del Paese continuino a riflettersi sulle possibilità di spesa delle famiglie. Nel Mezzogiorno, in particolare, i consumi rimangono sensibilmente inferiori rispetto alle zone economicamente più forti del Nord.
Il Codacons collega le modifiche nelle abitudini di acquisto all'aumento dei prezzi al dettaglio e delle tariffe, che spinge molti nuclei a rivedere le proprie priorità per rispettare il bilancio mensile. Il contenimento della spesa alimentare rappresenta, secondo l'associazione, uno degli effetti più concreti di questa pressione economica.
Le preoccupazioni riguardano anche l'anno in corso. Il Codacons ritiene che nel 2026 la situazione possa peggiorare ulteriormente per effetto dei rincari dei carburanti, dell'energia e dell'inflazione. Si tratta di una previsione dell'associazione, mentre le rilevazioni Istat diffuse l'8 ottobre fotografano i comportamenti di consumo registrati nel 2025.
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