Legge elettorale, Schlein sfida Meloni: 'Vinceremo comunque, accuse su firme e parità di genere
Alla Camera, Elly Schlein contesta la nuova legge elettorale e accusa il governo Meloni di aver modificato le regole per favorire la maggioranza. La segretaria del Pd rivendica la forza dell'alleanza progressista e critica le nuove norme.
Il via libera definitivo alla nuova legge elettorale, arrivato giovedì 8 ottobre alla Camera con 227 voti favorevoli e 164 contrari, apre un nuovo confronto politico tra maggioranza e opposizioni. Durante le dichiarazioni di voto, la segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha contestato le modifiche introdotte dal governo di Giorgia Meloni, assicurando che il centrosinistra sarà competitivo indipendentemente dal sistema utilizzato alle prossime elezioni.
La leader dem ha rivendicato la capacità dell'alleanza progressista di presentarsi come alternativa all'attuale maggioranza. «Noi saremo in grado di vincere con qualunque legge elettorale», ha dichiarato, sostenendo che le regole democratiche non debbano essere adattate agli interessi delle forze politiche temporaneamente al governo.
Tra gli aspetti più contestati da Schlein figura l'aumento delle sottoscrizioni necessarie per presentare nuove liste elettorali. Secondo i numeri richiamati nel suo intervento, il requisito complessivo passerebbe da 40.000 a 372.000 firme. La segretaria del Pd ha criticato anche l'esclusione della raccolta digitale, ritenendo che queste disposizioni rendano più difficile l'ingresso nella competizione politica delle formazioni non già rappresentate in Parlamento.
Un'altra obiezione riguarda il meccanismo di scelta dei candidati. Schlein ha ricordato che le opposizioni avevano presentato emendamenti condivisi per consentire agli elettori di esprimere preferenze senza le limitazioni previste dal nuovo impianto. La maggioranza, invece, ha mantenuto i capilista bloccati, una soluzione che secondo la leader democratica restringe la possibilità dei cittadini di incidere direttamente sulla composizione delle assemblee parlamentari.
Particolarmente dura la critica rivolta alla presidente del Consiglio sulla rappresentanza femminile. Schlein ha accusato Meloni di aver cancellato le garanzie per la parità di genere, giudicando contraddittoria questa scelta da parte della prima donna alla guida del governo italiano. Per la segretaria del Pd, il raggiungimento di una posizione istituzionale da parte di una donna non può prescindere dall'impegno per assicurare opportunità di rappresentanza anche alle altre.
Nel suo intervento a Montecitorio, Schlein ha poi contestato il procedimento seguito per approvare la riforma. Il governo ha posto tre questioni di fiducia durante l'esame del provvedimento, nonostante Meloni avesse precedentemente definito la legge elettorale una materia di competenza propriamente parlamentare. La segretaria democratica ha richiamato quella dichiarazione per accusare la premier di incoerenza.
Non sono mancati riferimenti alle tensioni interne alla maggioranza. Schlein ha ironizzato sulla presenza di parlamentari incaricati, a suo giudizio, di controllare il comportamento dei colleghi durante le votazioni. Ha inoltre paragonato la scelta di modificare le regole elettorali a pochi mesi dal prossimo appuntamento con le urne a un intervento sulle condizioni della competizione quando la partita politica è già iniziata.
La segretaria del Pd ha chiamato in causa anche Donald Trump, accusando il centrodestra di seguire modelli politici che, attraverso modifiche delle regole elettorali, mirano a favorire determinati candidati. Un paragone utilizzato per rafforzare la sua critica a una riforma che, secondo Schlein, rischia di privilegiare gli interessi di chi esercita il potere rispetto alla rappresentanza degli elettori.
Nella parte conclusiva del discorso, la leader democratica ha contrapposto il tempo dedicato dal governo alla revisione della normativa elettorale alle difficoltà quotidiane dei cittadini. A suo giudizio, la maggioranza avrebbe concentrato le proprie energie sulla conservazione del consenso e degli incarichi politici anziché sui problemi economici e sociali del Paese.
Da qui l'affondo finale contro il centrodestra, invitato provocatoriamente a presentarsi alla prossima campagna elettorale con lo slogan «prima le poltrone». Schlein ha ribadito che una legge elettorale dovrebbe garantire la rappresentanza dei cittadini, non tutelare la posizione di chi è già stato eletto. Una critica accompagnata dalla convinzione che l'alleanza progressista possa conquistare la maggioranza anche con le nuove regole appena approvate.
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