Legge elettorale, Conte accusa Meloni: Nostalgia del Ventennio e potere a una sola persona
Alla Camera Giuseppe Conte contesta la nuova legge elettorale e accusa la maggioranza di voler rafforzare il potere del premier. Nel mirino del leader M5S l'indicazione del candidato alla guida del governo e le priorità economiche trascurate.
Un duro confronto sulla concezione della democrazia e sul ruolo del presidente del Consiglio ha accompagnato l'approvazione definitiva della nuova legge elettorale alla Camera. Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha utilizzato le dichiarazioni di voto per contestare le scelte della maggioranza, accusando il governo di Giorgia Meloni di voler concentrare il potere nelle mani di un'unica figura politica.
Il passaggio più netto dell'intervento ha riguardato il modello istituzionale che, secondo l'ex presidente del Consiglio, ispirerebbe l'attuale esecutivo. Conte ha parlato di una «sottile ma persistente nostalgia del Ventennio», collegando questa critica alla volontà attribuita al centrodestra di ridimensionare il ruolo degli organismi rappresentativi a favore di una leadership personale.
Uno dei punti contestati riguarda l'obbligo di indicare il candidato alla presidenza del Consiglio nel programma elettorale della coalizione. Il leader pentastellato ha osservato che il nominativo viene inserito nel programma di governo e non direttamente nelle liste consegnate agli elettori. Una scelta che, nella sua interpretazione, riproporrebbe attraverso la legge elettorale alcuni obiettivi della riforma costituzionale sul premierato.
Conte ha ricordato che Giorgia Meloni aveva individuato proprio nel premierato una delle principali riforme della legislatura. A suo giudizio, le critiche rivolte al progetto da numerosi costituzionalisti avrebbero spinto la maggioranza ad accantonarlo, cercando successivamente una strada diversa per rafforzare la figura del capo dell'esecutivo.
Da qui l'accusa di perseguire una forma di «capocrazia», fondata sull'idea dell'uomo o della donna sola al comando. Conte ha descritto quella che considera la visione politica degli avversari come un sistema nel quale gli elettori scelgono un leader destinato poi a governare senza adeguati contrappesi per l'intera legislatura. Una prospettiva che ha definito incompatibile con la propria concezione della democrazia parlamentare.
Il presidente del M5S ha quindi rivendicato l'opposizione del movimento a qualsiasi tendenza autoritaria o illiberale. Come strumenti di contrasto ha indicato una maggiore partecipazione dei cittadini, trasparenza nell'attività delle istituzioni e obblighi più stringenti di rendicontazione per chi ricopre incarichi pubblici.
Nel suo discorso è comparso anche un riferimento al 2019, quando il Movimento 5 Stelle si oppose alla richiesta di pieni poteri avanzata da Matteo Salvini. Conte ha richiamato quell'esperienza per rivolgersi direttamente a Meloni, sostenendo che anche questa volta l'opposizione sarebbe pronta a contrastare un progetto politico fondato sull'accentramento del comando.
La contestazione si è poi spostata sulle condizioni economiche e sociali del Paese. Secondo i dati richiamati da Conte, negli ultimi anni il costo del carrello della spesa sarebbe aumentato del 30%, mentre le entrate fiscali avrebbero raggiunto livelli che il leader pentastellato ha definito record nell'ultimo decennio, dai tempi del governo Monti.
Tra gli altri problemi citati figurano il rincaro dei carburanti, un aumento del 22% dei costi energetici per famiglie e imprese e le difficoltà di accesso all'assistenza sanitaria. Conte ha parlato di sei milioni di cittadini costretti a rinunciare alle cure a causa delle lunghe liste d'attesa, contrapponendo queste cifre all'attenzione dedicata dal governo ai meccanismi della rappresentanza parlamentare.
Secondo l'ex premier, mentre i cittadini affrontano difficoltà legate al reddito, ai consumi e alla sanità, la maggioranza concentrerebbe le proprie energie su soglie di sbarramento, composizione delle liste e distribuzione dei seggi. Il sospetto espresso dal leader M5S è che la riforma sia stata costruita soprattutto per migliorare le possibilità del centrodestra di conservare il governo dopo le prossime elezioni.
Conte ha inoltre accusato la coalizione di modificare le regole in funzione degli ultimi sondaggi e degli equilibri politici interni. In particolare, ha citato Roberto Vannacci, sostenendo che il peso elettorale della sua formazione condizionerebbe ormai le valutazioni strategiche della maggioranza.
La parte conclusiva dell'intervento è stata affidata a una provocazione rivolta alla presidente del Consiglio. Conte ha ironizzato sull'eventualità di introdurre ulteriori requisiti per assegnare il premio di maggioranza, arrivando a evocare una candidata premier «con gli occhi chiari». Una battuta utilizzata per ribadire l'accusa di voler adattare la normativa agli interessi politici di Meloni.
La riforma ha comunque ottenuto il via libera definitivo della Camera con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Il nuovo sistema prevede, tra le principali novità, un premio di maggioranza per le coalizioni che superano il 42% dei consensi e l'indicazione preventiva del candidato alla presidenza del Consiglio. Per Conte, proprio quest'ultimo elemento rappresenta uno dei principali motivi dello scontro politico con il centrodestra.
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