Garlasco, i dubbi sui test dei pedali di Stasi e le nuove verifiche sul Dna
Un appunto del 2007 riporta un esito negativo per l'Obti test sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, ma gli accertamenti non furono completati per la scarsità delle tracce. A Pavia si approfondisce anche il Dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi.
Un documento manoscritto del 20 settembre 2007, recuperato tra gli atti del Ris di Parma trasmessi alla Procura di Pavia, riporta un'indicazione che riapre gli interrogativi sulle analisi effettuate sulla bicicletta di Alberto Stasi. Accanto al riferimento all'Obti test compare infatti un segno negativo, nonostante le successive relazioni investigative abbiano sostenuto l'ipotesi della presenza di sangue sui pedali. La documentazione riguarda gli accertamenti svolti nelle prime settimane dopo l'omicidio di Chiara Poggi, per il quale Stasi è stato condannato in via definitiva.
La questione riguarda soprattutto la differenza tra gli esiti degli esami preliminari e la mancata esecuzione di una verifica più specifica. Il consulente Alberto Marino, all'epoca in servizio presso il Ris di Parma, aveva rilevato un risultato positivo attraverso il Combur test, utilizzato per individuare possibili tracce ematiche. L'accertamento non era stato però seguito da un'analisi immunologica capace di fornire ulteriori elementi sulla natura del materiale biologico.
Nella relazione inviata alla pubblico ministero Rosa Muscio, Marino spiegava che la quantità di materiale disponibile sui pedali era troppo ridotta per procedere con altri esami. Secondo il consulente, neppure strumenti come l'Hexagon Obti test, normalmente impiegato dal reparto, garantivano una sensibilità adeguata rispetto alle tracce raccolte. Per questo motivo si era scelto di conservare il materiale residuo e destinarlo alle analisi genetiche, evitando di consumarlo con ulteriori verifiche.
Resta quindi da chiarire il significato dell'annotazione negativa contenuta nel foglio del 20 settembre, soprattutto alla luce della spiegazione fornita nella relazione ufficiale sulla mancata esecuzione del test specifico. Il 26 settembre 2007 Marino confermò alla Procura di Vigevano la positività del Combur test, sostenendo che fosse ragionevole attribuire a sangue il materiale biologico dal quale era stato ricavato il profilo genetico.
Quella valutazione venne contestata dalla difesa di Stasi. Durante l'udienza del 27 settembre 2007, gli avvocati Angelo Giarda e Giuseppe Colli richiamarono proprio il margine di incertezza riconosciuto dal consulente. Marino aveva infatti parlato di un'elevata probabilità che il Dna della vittima individuato sul pedale provenisse da sangue, senza indicare una certezza scientifica assoluta. Per i legali, quella formulazione lasciava spazio anche a spiegazioni alternative, compatibili con le quantità di materiale genetico rinvenute.
Le osservazioni furono presentate alla giudice per le indagini preliminari Giulia Pravon, che non convalidò il fermo di Stasi. La controversia sulle analisi dei pedali risale dunque alle prime fasi dell'inchiesta, quando gli investigatori stavano ancora valutando il significato delle tracce biologiche raccolte sulla bicicletta.
Gli approfondimenti della Procura di Pavia riguardano anche un altro gruppo di reperti, i frammenti delle unghie di Chiara Poggi. Dopo la perizia di Denise Albani, gli inquirenti continuano a esaminare i profili genetici individuati su quel materiale. Tra questi figura un profilo riconducibile, per linea maschile, ad Andrea Sempio, mentre ulteriori verifiche interessano la traccia mista indicata come Ignoto 2, la cui origine non è stata chiarita.
Per approfondire quest'ultimo aspetto, i pubblici ministeri hanno chiesto al Ris di Parma informazioni sulle persone che avevano materialmente trattato i reperti durante gli accertamenti originari. La richiesta mirava a valutare anche la possibilità che il materiale genetico fosse stato introdotto accidentalmente nelle operazioni di laboratorio.
Il comandante del Ris di Parma, Matteo Donghi, ha riferito che Alberto Marino aveva confermato di aver lavorato personalmente sui frammenti di unghie, senza l'assistenza di altri operatori. Il contatto con i reperti, secondo quanto comunicato, si era limitato al tempo necessario per prelevare i campioni destinati alla ricerca del Dna.
Un successivo documento, datato 13 agosto, contiene il risultato dei confronti genetici effettuati per verificare un'eventuale contaminazione. L'esame tra tre profili aplotipici trasmessi agli investigatori e gli alleli del cromosoma Y di Marino ha dato esito negativo. Il risultato esclude quindi la corrispondenza tra il profilo del consulente e quelli sottoposti a confronto, senza fornire un'identificazione alternativa di Ignoto 2.
Le verifiche sui pedali della bicicletta e quelle sulle unghie di Chiara Poggi riguardano reperti differenti, ma entrambe riportano l'attenzione sulle modalità con cui furono raccolte, analizzate e interpretate le tracce biologiche nel 2007. Per la Procura di Pavia resta da approfondire il significato degli elementi documentali e genetici ancora oggetto di accertamento.
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