Carburanti, Meloni tiene pronti 160 milioni per le accise e attende il ripristino del tetto
Il governo dispone di circa 160 milioni di euro per un possibile intervento sulle accise, ma non ha ancora deciso quando utilizzarli. Dal vertice di Spalato, Giorgia Meloni punta sul tetto ai prezzi e rilancia il confronto con l'Ue.
Prima verificare l'efficacia delle misure già adottate contro il caro Carburanti, poi decidere se utilizzare nuove risorse pubbliche. È la linea indicata da Giorgia Meloni il 7 ottobre, durante il vertice Med9 di Spalato, in Croazia. La presidente del Consiglio ha confermato la disponibilità di circa 160 milioni di euro per un eventuale intervento sulle accise mobili, senza annunciare provvedimenti immediati.
Il governo segue con attenzione l'andamento dei prezzi alla pompa, soprattutto quello del gasolio, tornato a crescere. Meloni ha spiegato che l'esecutivo potrebbe ricorrere nuovamente al meccanismo che permette di utilizzare le maggiori entrate Iva generate dai rincari per finanziare una riduzione delle accise. La questione riguarda però il momento più opportuno per impiegare le somme disponibili.
Secondo la premier, i fondi accumulati fino a settembre potrebbero essere utilizzati subito oppure conservati per quando termineranno gli attuali strumenti di contenimento. La decisione dipenderà anche dal possibile ripristino integrale del tetto ai prezzi dei carburanti, che il governo auspica possa arrivare rapidamente. Solo dopo questa verifica sarà valutata la necessità di un ulteriore intervento fiscale.
La presenza della presidente del Consiglio al vertice dei Paesi mediterranei dell'Unione europea ha offerto anche l'occasione per affrontare un'altra questione economica. Nel confronto con Ursula von der Leyen, Meloni ha riproposto la richiesta italiana di maggiore flessibilità nelle regole di bilancio per tenere conto dell'aumento della spesa pubblica provocato dall'inflazione.
La premier ha riferito di aver riscontrato interesse da parte della presidente della Commissione europea. Ha inoltre precisato che la proposta non punta a consentire agli Stati di aumentare liberamente le proprie uscite, ma a riconoscere l'impatto di costi più elevati sui bilanci nazionali, anche quando non derivano da nuove decisioni di spesa.
Il confronto resta aperto e coinvolge diversi governi europei. Per arrivare a una soluzione servirà una convergenza tra Commissione, Consiglio e Stati membri. Il tema sarà discusso anche nella riunione dell'Ecofin a Lussemburgo, senza che siano attese decisioni operative immediate. Da parte delle istituzioni europee rimangono inoltre le riserve su eventuali modifiche alle regole fiscali, considerate delicate per la credibilità del sistema comune.
Accanto ai dossier economici, Meloni ha dovuto rispondere alle domande sulla politica interna. Alla vigilia del voto segreto alla Camera sulla legge elettorale, la presidente del Consiglio ha dichiarato di essere serena, come sempre. La maggioranza aveva già superato tre votazioni di fiducia sul provvedimento, mentre l'ultimo passaggio parlamentare lasciava aperta la possibilità di voti contrari non dichiarati all'interno della coalizione.
Il vertice di Spalato, ospitato dal primo ministro croato Andrej Plenkovic, ha riunito i rappresentanti dei Paesi mediterranei europei per discutere di sicurezza, energia, migrazioni e rapporti con il Medio Oriente. Tra i partecipanti figuravano il presidente francese Emmanuel Macron e il principe ereditario giordano Al Hussein bin Abdullah II. Non era presente il premier spagnolo dimissionario Pedro Sanchez.
Meloni ha ringraziato Plenkovic per aver dedicato particolare attenzione al Mediterraneo in una fase segnata da numerose crisi internazionali. In vista del successivo Consiglio europeo, la premier ha sostenuto la necessità di avvicinare le posizioni dei Paesi dell'Europa meridionale, affinché le questioni legate alla sponda sud trovino maggiore spazio nelle decisioni dell'Unione.
Nel suo intervento, il primo ministro croato ha richiamato le conseguenze della guerra in Ucraina, dell'instabilità mediorientale e delle crescenti minacce alla sicurezza internazionale. Si tratta di fattori che incidono direttamente sulle forniture energetiche, sui collegamenti commerciali, sui movimenti migratori e sulla capacità competitiva delle economie europee.
Per i Paesi del Med9, rafforzare la cooperazione mediterranea significa anche contribuire alla sicurezza complessiva dell'Unione europea. L'obiettivo condiviso è sviluppare risposte coordinate alle crisi e migliorare la tenuta delle infrastrutture e delle economie regionali. Una prospettiva che, secondo i partecipanti, deve trovare spazio nelle prossime scelte strategiche di Bruxelles.
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