Ricina a Pietracatella, per la Procura l'ipotesi accidentale resta la meno probabile
La Procura di Larino considera poco plausibile l’ipotesi di un avvelenamento accidentale da ricina per Antonella Di Ielsi e la figlia Sara. Restano da chiarire modalità dell’esposizione e possibile numero di assunzioni della sostanza.
L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita continua a valutare tutte le possibili modalità dell’avvelenamento da Ricina, ma la Procura di Larino ritiene poco credibile che l’esposizione alla sostanza sia avvenuta per caso.
La procuratrice Elvira Antonelli ha spiegato che gli investigatori stanno raccogliendo elementi su ogni ipotesi e ha definito quella accidentale come la meno probabile. La valutazione nasce dal complesso degli accertamenti svolti finora e non soltanto dai dati medico-scientifici acquisiti attraverso le autopsie e gli esami tossicologici.
Gli specialisti hanno stabilito che madre e figlia morirono per un’intossicazione acuta da ricina, ma gli accertamenti sanitari non consentono da soli di determinare se la sostanza sia stata assunta accidentalmente oppure somministrata da terzi. Proprio questa distinzione resta uno dei punti centrali dell’attività investigativa.
Nel procedimento per la morte delle due donne, avvenuta nel dicembre 2025 a Pietracatella, la Procura procede contro ignoti per duplice omicidio. Al momento non risultano persone individuate come responsabili dell’avvelenamento.
Tra gli aspetti ancora da chiarire c’è anche il numero delle possibili esposizioni alla ricina. Vittorino Facciolla, legale di Gianni e Alice Di Vita, ha osservato che non può essere esclusa l’ipotesi di due o più assunzioni della sostanza, sottolineando le difficoltà nel ricostruire con precisione i tempi tra l’ingestione e la comparsa dei sintomi.
L’attenzione si concentra anche sulla cena del 23 dicembre, indicata nel corso delle indagini come uno dei possibili momenti dell’esposizione. Quella sera nella casa della famiglia erano presenti Gianni Di Vita, Antonella Di Ielsi e Sara, mentre Alice Di Vita si trovava fuori.
I primi malori comparvero la mattina di Natale, intorno alle 9 per Sara e verso mezzogiorno per Antonella. Secondo Facciolla, l’intervallo di circa 36-40 ore rende difficile collegare con certezza i sintomi a una singola esposizione avvenuta durante quella cena, anche perché gli studi disponibili sulla ricina non indicano tempi di manifestazione univoci.
Da questa incertezza nasce anche la possibilità di esposizioni ripetute, che resta però soltanto uno degli scenari presi in considerazione e non un fatto accertato. Gli investigatori devono ancora individuare il veicolo attraverso il quale la ricina è entrata nell’organismo di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita e ricostruire con precisione quando e come sia avvenuta l’intossicazione.
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