Baby Gang resta in carcere, il gip richiama il viaggio in Iraq e la rete di contatti
Baby Gang resta in carcere dopo il no del gip di Lecco ai domiciliari in comunità. Nel provvedimento pesano il viaggio in Iraq, i rapporti ritenuti pericolosi e il rischio di condizionare persone vicine al trapper anche fuori dal carcere.
La richiesta di trasferire Zaccaria Mouhib in una comunità terapeutica con braccialetto elettronico è stata respinta. Il gip di Lecco Gianluca Piantadosi ha ritenuto ancora necessaria la custodia cautelare in carcere per il 25enne conosciuto come Baby Gang, richiamando nel provvedimento la sua capacità di influenzare persone a lui vicine e il rischio che misure meno restrittive non siano sufficienti.
Tra gli elementi considerati dal giudice compare il viaggio compiuto in Iraq nel 2025. Secondo l'ordinanza, Mouhib avrebbe potuto raggiungere il Paese grazie a una rete di relazioni di livello internazionale e durante la permanenza avrebbe utilizzato per un video bazooka, mitra e altre armi. Il gip collega questo episodio alla valutazione della pericolosità del trapper e alla disponibilità di persone disposte a sostenerlo e proteggerlo.
La difesa contesta questa ricostruzione. L'avvocato Niccolò Vecchioni sostiene che dagli atti non risulti l'esistenza di una rete criminale internazionale riconducibile al cantante. Secondo il legale, il viaggio era legato esclusivamente alla realizzazione di un videoclip e gli accordi per l'assistenza sul posto erano stati organizzati dalla produzione, anche con persone appartenenti all'esercito locale.
Nel respingere l'istanza, il giudice ha richiamato anche i precedenti di Mouhib, le violazioni delle prescrizioni contestate in passato e il regime di sorveglianza particolare al quale era stato sottoposto durante la detenzione. Secondo la valutazione contenuta nell'ordinanza, il trapper avrebbe inoltre una capacità di condizionamento tale da poter incidere sulla condotta di altri soggetti a lui vicini.
Baby Gang è detenuto nell'ambito dell'inchiesta coordinata dalla Procura di Lecco che nel marzo 2026 aveva portato all'esecuzione di dodici misure cautelari. Nel procedimento vengono contestati, a vario titolo, reati che comprendono detenzione di armi, rapina aggravata, sequestro di persona e presunti maltrattamenti nei confronti della compagna. Le accuse devono essere accertate nel processo e resta ferma la presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.
La decisione sulla custodia cautelare è distinta dal procedimento milanese relativo alla pistola semiautomatica con matricola abrasa trovata l'11 settembre 2025 in una camera d'albergo. Per quel caso, il 10 settembre 2026 la Corte d'appello aveva ridotto la pena da due anni e otto mesi a un anno e sei mesi, riconoscendo le attenuanti generiche.
Il nuovo provvedimento riguarda invece la possibilità di lasciare il carcere per proseguire un percorso terapeutico in comunità. La difesa ritiene che le condizioni personali del 25enne e la documentazione sanitaria giustifichino una misura alternativa e ha deciso di rivolgersi al Tribunale del Riesame di Milano, che dovrà valutare la legittimità e la tenuta delle ragioni indicate dal gip.
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