Artico sempre più blu, Brekke chiede più cooperazione scientifica verso il 2032
L’Artico perde sempre più il bianco dei ghiacci e lascia spazio al blu del mare. A Roma Camilla Brekke richiama la comunità a rafforzare la cooperazione verso l’Anno Polare Internazionale 2032-2033 per seguire cambiamenti sempre più rapidi.
Il progressivo arretramento dei ghiacci sta rendendo visibile anno dopo anno la trasformazione dell’Artico. Camilla Brekke, direttrice dell’Istituto Polare Norvegese, ha descritto un paesaggio nel quale il bianco lascia sempre più spazio al blu dell’oceano, mentre lo scioglimento del permafrost e il ritiro dei ghiacciai modificano anche le condizioni in cui lavorano i ricercatori.
Brekke è intervenuta a Roma in occasione della prima Conferenza Nazionale Polare, in programma dal 5 al 7 ottobre nella sede centrale del Cnr. L’incontro riunisce la comunità scientifica impegnata nello studio dell’Artico, dell’Antartide e degli ambienti estremi, con particolare attenzione agli effetti dei cambiamenti climatici e alle trasformazioni ambientali.
Secondo la direttrice dell’istituto norvegese, la velocità con cui cambia il territorio rende necessario rafforzare il coordinamento internazionale. Una maggiore presenza di acque libere dai ghiacci può inoltre rendere alcune aree più accessibili alla navigazione, ai trasporti e al turismo, con conseguenze sugli equilibri della regione.
Il prossimo appuntamento indicato come passaggio decisivo è il quinto Anno Polare Internazionale, previsto per il 2032-2033, circa 25 anni dopo l’edizione 2007-2008. Brekke ha invitato gli istituti di ricerca a prepararsi con largo anticipo, puntando sulla condivisione delle osservazioni e su programmi scientifici coordinati tra più Paesi.
La ricercatrice ha ricordato anche il ruolo delle regioni polari nel sistema climatico terrestre. Comprendere con maggiore precisione la perdita di ghiaccio, il disgelo del permafrost e le altre trasformazioni in corso è considerato essenziale per migliorare le previsioni e valutare le possibili risposte ai cambiamenti che interessano non soltanto l’Artico, ma l’intero pianeta.
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