Mattarella ad Assisi, il monito sulle guerre nel nome di San Francesco
A 800 anni dalla morte di San Francesco, Sergio Mattarella ad Assisi richiama il valore della pace e del dialogo. Il presidente avverte che invocare Dio per giustificare guerre e violenza tradisce la lezione più profonda del santo.
Nel giorno della Festa nazionale di San Francesco d’Assisi, celebrata nell’ottavo centenario della morte del patrono d’Italia, Sergio Mattarella ha richiamato l’attualità del suo messaggio davanti ai conflitti che attraversano diverse aree del mondo. Il presidente della Repubblica ha indicato nella pace, nel rispetto della persona e nella cura del creato alcuni dei tratti più duraturi dell’eredità francescana.
Il capo dello Stato ha ricordato come, a otto secoli dalla morte, la figura di Francesco continui a esercitare un’influenza che supera i confini italiani e quelli della stessa cristianità. Il suo insegnamento, ha osservato Mattarella, parla anche a chi non è credente e a chi appartiene ad altre religioni, grazie a una visione fondata sulla fraternità e sulla dignità di ogni essere umano.
Nel suo intervento ad Assisi, il presidente ha ripercorso anche alcuni aspetti della vita del santo umbro e il segno lasciato sulla società medievale. La scelta della povertà evangelica, la vicinanza agli ultimi e la presenza delle comunità francescane nelle città contribuirono a introdurre nuove forme di solidarietà e di relazione sociale.
Mattarella ha inoltre richiamato il contributo di Francesco alla cultura italiana. Il Cantico delle Creature, composto in volgare, rappresenta una delle prime grandi espressioni poetiche della letteratura italiana, mentre la rappresentazione della Natività a Greccio contribuì allo sviluppo delle forme teatrali religiose del Medioevo.
Particolare spazio è stato dedicato all’incontro avvenuto nel 1219, durante la quinta crociata, tra Francesco e il sultano al-Malik al-Kamil in Egitto. Il santo attraversò le linee del conflitto e affrontò un interlocutore considerato nemico riconoscendo prima di tutto in lui un uomo e un fratello. Per Mattarella, quel gesto mostrò una concezione del dialogo e del rispetto profondamente innovativa per l’epoca.
Da quell’episodio il presidente ha tratto un richiamo diretto al presente. Di fronte alle guerre contemporanee e al ritorno, in alcuni casi, di simboli religiosi accostati alle armi e agli eserciti, Mattarella ha affermato che non esiste colpa maggiore dell’uccidere altri uomini in nome di Dio.
Il messaggio pronunciato ad Assisi ha quindi legato il ricordo degli 800 anni dalla morte di San Francesco alle questioni del presente. Pace, rispetto del creato, rifiuto dell’idolatria del denaro e tutela della dignità della persona sono stati indicati come elementi di una lezione che, secondo il capo dello Stato, continua a parlare alla società contemporanea.
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