Pensioni 2027, rivalutazione da oltre 10 miliardi: gli aumenti stimati fascia per fascia

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Nel 2027 la rivalutazione legata ai prezzi potrebbe richiedere oltre 10 miliardi di euro. Con un’inflazione media stimata al 2,9%, il minimo salirebbe a circa 629,60 euro mensili e gli aumenti cambierebbero in base alla fascia.

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Pensioni 2027, rivalutazione da oltre 10 miliardi: gli aumenti stimati fascia per fascia
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Il prossimo adeguamento delle Pensioni al costo della vita potrebbe avere un impatto molto più pesante sui conti pubblici rispetto agli ultimi anni. Le prime stime indicano una spesa superiore a 10 miliardi di euro al lordo delle imposte, contro circa 2,6 miliardi sostenuti nel 2025 e 5 miliardi nel 2026.

Il calcolo prende come riferimento, al momento, un’inflazione media per il 2026 stimata al 2,9%. La percentuale definitiva utilizzata per la perequazione sarà comunque determinata sulla base dei dati ufficiali e applicata agli assegni a partire dal 2027.

Se la legge di Bilancio non dovesse modificare il sistema vigente, la rivalutazione continuerebbe a essere riconosciuta per fasce. L’adeguamento sarebbe pieno fino a quattro volte il trattamento minimo, pari nel 2026 a 611,85 euro mensili, e quindi fino a circa 2.447,40 euro.

Sulla parte compresa tra quattro e cinque volte il minimo, cioè fino a circa 3.059,25 euro, verrebbe riconosciuto il 90% dell’inflazione. Per la quota superiore a cinque volte il minimo, invece, la percentuale scenderebbe al 75%. Circa 12,3 milioni di pensionati rientrerebbero nella fascia interessata dalla rivalutazione integrale.

Con un aumento dei prezzi del 2,9%, il trattamento minimo passerebbe dagli attuali 611,85 euro a circa 629,60 euro al mese, con una crescita di poco meno di 18 euro. Un assegno mensile da 1.000 euro arriverebbe a 1.029 euro, mentre una pensione da 1.500 euro salirebbe a 1.543,50 euro.

Per un trattamento da 2.000 euro l’importo stimato sarebbe di 2.058 euro mensili. Sopra la soglia delle quattro volte il minimo entrerebbe invece in gioco la rivalutazione progressiva per scaglioni: una pensione da 3.000 euro raggiungerebbe circa 3.085,40 euro, mentre un assegno da 4.000 euro salirebbe a circa 4.107,41 euro.

L’effetto complessivo assume particolare rilievo considerando le dimensioni della spesa previdenziale italiana. Gli ultimi dati disponibili sulle prestazioni pensionistiche indicano infatti un esborso annuo superiore a 364 miliardi di euro, sul quale anche pochi decimi di inflazione possono produrre variazioni di diversi miliardi.

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