Liliana Segre, dalle leggi razziali alle minacce di oggi: 'Scelgo ancora la pace
Liliana Segre torna sul peso dell’indifferenza, dal ricordo della scuola negata dalle leggi razziali alle minacce ricevute ancora oggi. A Milano ha raccontato perché la scorta e l’odio non hanno cambiato la sua scelta di pace.
A 96 anni Liliana Segre continua a ricevere messaggi di odio e minacce. La senatrice a vita ne ha parlato a Milano durante l’incontro “Seppellite il mio cuore a Tel Aviv. Emozioni e pensieri di un viaggio in Israele”, organizzato alla Fondazione Corriere della Sera, tornando anche sui ricordi dell’infanzia segnata dalle leggi razziali.
Segre ha ricordato il momento in cui, a otto anni, seppe dal padre che non avrebbe più potuto frequentare la scuola pubblica perché ebrea. Nella sua memoria è rimasto soprattutto il comportamento della maestra, chiamata a casa dopo l’espulsione, che prese le distanze dalla bambina. Un episodio che la senatrice considera ancora oggi il simbolo dell’indifferenza incontrata fin dai primi anni della persecuzione.
Il tema dell’indifferenza ha accompagnato il suo intervento fino al presente. Segre ha spiegato che, nonostante l’età e una vita trascorsa a testimoniare la Shoah, continua a essere destinataria di minacce. Ha ribadito di essersi sempre considerata una donna di pace e di non aver mai voluto rispondere all’odio assumendo i comportamenti dei suoi persecutori.
La senatrice ha ricordato anche di vivere sotto scorta da anni, misura adottata dopo l’aumento delle minacce rivolte contro di lei. Già nei mesi scorsi aveva denunciato pubblicamente la persistenza di messaggi che arrivano a invocare la sua morte, nonostante siano trascorsi quasi novant’anni dalle persecuzioni subite da bambina.
Nel suo racconto, Segre ha collegato l’esperienza personale alla scelta compiuta dopo la Shoah: non cercare vendetta e continuare a difendere la pace. Una posizione che, ha spiegato, non l’ha sottratta all’odio e alle intimidazioni. Da qui anche il riferimento finale alla paura che persino la sua morte possa essere accolta, un giorno, con quella stessa indifferenza che dice di aver riconosciuto e combattuto per tutta la vita.
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