Reggio Emilia, bufera su Casella per le parole su Bossi e la Lega chiede le dimissioni
La polemica nata nel Consiglio comunale di Reggio Emilia si allarga oltre l’aula. Le parole del consigliere Pd Antonio Casella su Umberto Bossi hanno provocato richieste di dimissioni e una presa di distanza del partito locale.
Lo scontro è esploso durante la seduta del Consiglio comunale di lunedì 28 settembre, mentre l’aula discuteva un ordine del giorno urgente sul nuovo decreto scuola e sul limite alla presenza di studenti stranieri nelle classi. Nel confronto politico è intervenuto Antonio Casella, consigliere del Partito democratico, con un riferimento alla morte di Umberto Bossi che ha provocato immediate reazioni nel centrodestra.
La discussione era partita da un passaggio del documento presentato dalla consigliera di maggioranza Cinzia Ruozzi, nel quale venivano richiamate anche le migrazioni dal Sud al Nord avvenute negli anni Sessanta e Settanta. Cristian Paglialonga, capogruppo di Fratelli d’Italia, aveva contestato quel riferimento, giudicandolo offensivo nei confronti dei meridionali.
Casella ha replicato ricordando le posizioni espresse per anni dalla Lega nei confronti del Mezzogiorno e il legame politico tra il Carroccio e gli altri partiti del centrodestra. Nel corso dell’intervento ha quindi affermato che, «per fortuna», l’ideatore di quelle posizioni era stato «chiamato dal Signore» pochi mesi prima, con un evidente riferimento a Bossi, fondatore della Lega Nord, morto nel marzo 2026 all’età di 84 anni.
Durante la stessa seduta il consigliere Pd ha pronunciato anche un’altra frase contestata. Parlando di alcuni messaggi razzisti pubblicati sui social, si è rivolto ai banchi dell’opposizione utilizzando l’espressione «quella feccia che vi vota». Anche questo passaggio ha contribuito ad alimentare lo scontro politico.
Casella ha successivamente spiegato che il riferimento a Bossi non voleva rappresentare un’offesa alla persona o alla sua memoria. Secondo il consigliere, il senso dell’intervento era quello di sostenere che determinate idee e impostazioni politiche appartenessero ormai al passato. Ha inoltre ribadito le proprie critiche alla Lega e al rapporto tra il partito e le posizioni espresse negli anni nei confronti del Sud.
La Lega ha reagito chiedendo le dimissioni del consigliere. Il capogruppo comunale Alessandro Rinaldi ha contestato il tono utilizzato in aula, sostenendo che il confronto politico, anche duro, non dovrebbe trasformarsi in compiacimento per la morte di un avversario. Alla richiesta si sono aggiunti esponenti nazionali e regionali del partito, tra cui Matteo Rancan, Paolo Borchia, Lucia Borgonzoni ed Elena Murelli.
Critiche sono arrivate anche da Forza Italia, con il segretario regionale Pietro Vignali, che ha richiamato il dovere di equilibrio e rispetto legato al ruolo istituzionale di un consigliere comunale. Il centrodestra ha inoltre sollecitato una posizione ufficiale del Partito democratico sulla vicenda.
Il segretario provinciale del Pd Massimo Gazza ha preso le distanze dai toni utilizzati da Casella, definendo l’episodio uno scivolone sul piano del rispetto e della postura istituzionale. Gazza ha auspicato che il consigliere riconosca l’errore e torni sui propri passi, indicando nelle scuse la risposta più appropriata dopo quanto accaduto in aula.
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