Ricchezza in Italia, il 5% delle famiglie concentra metà del patrimonio nazionale
In Italia il 5% delle famiglie concentra il 50,2% della ricchezza netta, mentre alla metà meno abbiente resta il 7,3%. Nel 2025 il patrimonio ha raggiunto 11.333 miliardi, ma la crescita resta più lenta rispetto ai principali Paesi europei.
La distanza tra le famiglie italiane con maggiori disponibilità economiche e quelle meno abbienti si è ampliata negli ultimi quindici anni. Alla fine del 2025 il 10% più ricco deteneva il 60,6% della ricchezza netta complessiva, rispetto al 52% registrato nel 2010. Ancora più marcato l'aumento nella fascia più alta, con il 5% delle famiglie passato dal 39,9% al 50,2% del patrimonio nazionale.
Alla metà meno abbiente delle famiglie italiane resta invece il 7,3% della ricchezza netta. La stessa fascia sostiene il 37,9% dell'indebitamento complessivo, a conferma di una distribuzione molto diversa non soltanto dei patrimoni, ma anche delle passività.
Nel complesso, al 31 dicembre 2025 la ricchezza netta delle famiglie italiane ammontava a 11.333 miliardi di euro. Dieci anni prima era pari a circa 9.226 miliardi, con una crescita del 22,8%. Nello stesso periodo l'aumento è stato dell'87,3% in Germania, del 56,6% in Spagna e del 42% in Francia.
Il divario nella dinamica patrimoniale ha ridotto anche il peso dell'Italia sul totale della ricchezza delle famiglie dell'area euro. La quota è scesa dal 21,7% del 2015 al 16,5% del 2025. Una parte consistente dell'incremento italiano si è concentrata dopo il 2020, quando il patrimonio è cresciuto di circa 1.830 miliardi, contro poco più di 277 miliardi nel quinquennio precedente.
A sostenere l'aumento sono state soprattutto alcune attività finanziarie. Dal 2015 azioni non quotate e altre partecipazioni hanno contribuito per circa 937 miliardi, pari a quasi il 45% della crescita complessiva. Questi strumenti risultano fortemente concentrati nelle mani delle famiglie più ricche.
Il 10% più abbiente possiede infatti il 93,3% delle azioni quotate, il 98,3% delle azioni non quotate e delle altre partecipazioni, l'82,5% delle quote dei fondi comuni, il 76,7% dei titoli di debito e il 76,9% delle assicurazioni del ramo vita. La stessa fascia detiene anche il 43,4% dei depositi.
Più debole è stata la crescita dei redditi. Tra il 2015 e il 2025 il reddito disponibile lordo delle famiglie italiane è passato da 1.132,8 a 1.455 miliardi di euro, con un incremento del 28,4%. Nello stesso arco di tempo l'aumento ha raggiunto il 48,3% in Germania, il 41,1% in Francia e il 53,8% in Spagna.
Anche il risparmio ha mostrato una dinamica più contenuta. Il risparmio lordo delle famiglie italiane è salito da 125,7 miliardi nel 2015 a 161,1 miliardi nel 2025, pari a un aumento del 28,2%. Il tasso di risparmio lordo si è attestato al 10,7%, contro una media del 14,32% nell'area euro.
La crescita più lenta riguarda anche il valore delle abitazioni. Ponendo a 100 l'indice dei prezzi del 2015, nel 2025 l'Italia raggiunge 116,1, contro 153,7 dell'area euro. La Germania si colloca a 152,7, la Francia a 127,3 e la Spagna a 180,6.
Secondo la Cisl, la maggiore concentrazione della ricchezza si accompagna alla perdita di potere d'acquisto del ceto medio e alla debole crescita delle retribuzioni. La segretaria generale Daniela Fumarola ha richiamato la necessità di rafforzare i redditi da lavoro, mentre il segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani ha indicato nella crescita del Pil, degli investimenti e dei salari alcuni degli elementi decisivi per evitare un ulteriore ampliamento delle disuguaglianze.
Tra le proposte avanzate figura anche un fondo nazionale destinato a indirizzare una parte del risparmio privato verso l'economia reale. Il progetto prevede garanzie pubbliche, limiti agli importi e alla durata degli investimenti e una regia affidata a Cassa Depositi e Prestiti con il coinvolgimento degli intermediari finanziari.