Follini su Conte e Vannacci, la frattura decisiva passa dall'Ucraina e dalle alleanze

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Marco Follini individua nella politica estera il punto di rottura tra sistema e forze di protesta. Nel suo intervento accosta le posizioni di Conte e Vannacci sull’Ucraina e avverte che la sfida decisiva riguarda le alleanze internazionali.

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Per Marco Follini il confronto con le forze nate in contrapposizione ai partiti tradizionali non può essere ridotto alla scelta tra isolamento e integrazione. Il nodo, sostiene, riguarda soprattutto gli effetti prodotti quando movimenti e personalità inizialmente esterni agli equilibri consolidati entrano nelle istituzioni senza abbandonare le proprie posizioni di rottura.

L’ex esponente democristiano richiama esperienze diverse in Europa, dalla crescita dell’Afd in Germania alle tensioni che accompagnano la politica francese, per poi concentrarsi sull’Italia. A suo giudizio, negli ultimi anni i partiti tradizionali hanno perso una parte consistente della capacità di rappresentanza che avevano esercitato per decenni, mentre le spinte populiste hanno conquistato nuovi spazi.

Follini legge in questa prospettiva anche il rapporto costruito a sinistra con il Movimento 5 Stelle. Secondo la sua analisi, una parte del centrosinistra avrebbe confidato nella possibilità che il passaggio dalla stagione di Beppe Grillo alla leadership di Giuseppe Conte rendesse il Movimento pienamente compatibile con il quadro politico precedente. Sul versante opposto richiama invece la scelta di Matteo Salvini di candidare Roberto Vannacci alle elezioni europee, trasformandolo in una figura istituzionale.

Il punto più delicato, per Follini, emerge però quando il confronto si sposta sulla guerra in Ucraina e sulla collocazione internazionale dell’Italia. Conte ha ribadito la contrarietà del Movimento 5 Stelle alla prosecuzione dell’invio di armi a Kiev, posizione destinata a pesare nel confronto con le altre forze del centrosinistra. Anche Vannacci ha espresso più volte valutazioni critiche sulle politiche occidentali legate al conflitto e ai rapporti con la Russia.

È su questo terreno che Follini individua una convergenza politica tra figure provenienti da aree molto distanti. Nel suo ragionamento, le differenze ideologiche restano profonde, ma alcune posizioni sulla guerra, sulla Russia e sugli equilibri internazionali finiscono per avvicinare soggetti collocati agli estremi opposti dello scenario politico.

Da qui deriva la tesi centrale del suo intervento. Le forze che hanno contestato il vecchio sistema, sostiene Follini, non metterebbero in discussione soltanto linguaggi, classi dirigenti e assetti interni, ma anche scelte strategiche maturate nel corso dei decenni sul piano internazionale. Per questo, nella sua lettura, il confronto politico dei prossimi anni potrebbe concentrarsi sempre più sull’Ucraina, sulle alleanze occidentali e sul ruolo che l’Italia intende mantenere nello scenario geopolitico.

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