Clima in Campania, Napoli sfiora +5°C nelle massime e crescono le notti tropicali

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In Campania il caldo ha cambiato volto in cinquant’anni. Napoli segna quasi 5 gradi in più nelle massime estive, mentre Salerno e Caserta contano 62 notti tropicali aggiuntive rispetto al 1975, secondo i dati analizzati fino al 2025.

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Le estati campane sono diventate sensibilmente più calde rispetto a mezzo secolo fa. L’analisi delle temperature registrate tra il 1975 e il 2025 in 108 città italiane mostra un aumento della temperatura media annua di circa 2°C in tutti e cinque i capoluoghi della regione.

Il cambiamento risulta particolarmente netto a Napoli. Confrontando i dati estivi con quelli del 1975, la temperatura massima rilevata tra giugno e settembre è cresciuta di 4,9°C. Nello stesso periodo dell’anno, la temperatura media del capoluogo campano registra invece un incremento di 3,5°C.

In alcune città dell’entroterra l’aumento della media estiva è ancora più elevato. Avellino arriva a +3,9°C, Benevento a +3,8°C e Caserta a +3,6°C. La crescita delle temperature si accompagna anche a un numero maggiore di giornate caratterizzate da caldo intenso.

Rispetto al 1975, Salerno conta 54 giorni in più con una temperatura percepita di almeno 32°C. L’aumento è di 50 giorni a Caserta, 46 a Benevento e 44 a Napoli. Cambia anche la frequenza delle giornate nelle quali la massima raggiunge o supera i 34°C: l’incremento è di 30 giorni a Benevento e di 27 ad Avellino e Caserta.

Uno degli effetti più evidenti riguarda le ore notturne. Nel 2025 Salerno e Caserta hanno registrato 62 notti tropicali in più rispetto al 1975, cioè notti nelle quali la temperatura minima resta sopra i 20°C. A Napoli l’aumento è stato di 61 notti.

Nel capoluogo regionale cresce inoltre la presenza delle cosiddette notti supertropicali, caratterizzate da temperature che non scendono sotto i 25°C. Il confronto con cinquant’anni fa indica 13 episodi aggiuntivi, un dato che mostra come il riscaldamento non riguardi soltanto le ore centrali della giornata.

Il meteorologo Mattia Gussoni osserva che fenomeni considerati eccezionali alcuni decenni fa si presentano ormai con maggiore continuità. Secondo la sua analisi, eventi che in passato potevano verificarsi una volta ogni 15 o 20 anni tendono oggi a ripetersi con frequenza molto più elevata.

Alle temperature dell’aria si aggiunge il riscaldamento del Mediterraneo. Acque più calde possono modificare gli equilibri degli ecosistemi marini, favorendo la diffusione di specie provenienti da altre aree e producendo conseguenze sulle attività economiche legate al mare. Le temperature marine incidono inoltre sugli scambi di energia e umidità con l’atmosfera.

Per Gussoni gli interventi devono riguardare sia la riduzione delle emissioni sia l’adattamento delle città alle nuove condizioni climatiche. Tra le misure indicate rientrano una maggiore presenza di aree verdi e un minore ricorso alla cementificazione, soprattutto nei centri urbani dove l’accumulo di calore può aggravare le temperature estive.

Il cambiamento riguarda anche l’organizzazione della vita quotidiana. Periodi di caldo prolungato fino a settembre possono avere effetti sulle attività scolastiche e rendono più delicata la tutela di chi lavora all’aperto durante le giornate con le temperature più elevate.

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